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Attacco a Mattarella, quelle parole irricevibili

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È dai tempi dell’Unione Sovietica che una personalità occidentale non veniva insultata con tanta insolenza. E si tratta di un capo di Stato
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È difficile avere ancora dubbi su quale cruciale passaggio della storia europea stiamo vivendo. Ma se qualcuno andava ancora convinto, il brutale attacco al presidente Mattarella dal ministero degli Esteri russo — per bocca della portavoce — ha ottenuto il suo scopo. È dai tempi dell’Unione Sovietica che una personalità occidentale non veniva insultata con tanta insolenza. E si tratta di un capo di Stato, non di un esponente di governo, depositario del potere esecutivo.

Colpendo il presidente della Repubblica si colpisce con fredda determinazione l’intero popolo italiano e le sue istituzioni. Su questo punto la reazione delle forze politiche, almeno nella loro grande maggioranza, è stata pressoché unanime nell’esprimere vicinanza e solidarietà a Mattarella.

Ma perché tanto astio e tanta violenza verbale? Tutto si può credere, tranne che si tratti di un fatto casuale. Il capo dello Stato è stato molto netto nel condannare negli ultimi tre anni l’aggressione all’Ucraina. Lo ha fatt…

È difficile avere ancora dubbi su quale cruciale passaggio della storia europea stiamo vivendo. Ma se qualcuno andava ancora convinto, il brutale attacco al presidente Mattarella dal ministero degli Esteri russo — per bocca della portavoce — ha ottenuto il suo scopo. È dai tempi dell’Unione Sovietica che una personalità occidentale non veniva insultata con tanta insolenza. E si tratta di un capo di Stato, non di un esponente di governo, depositario del potere esecutivo.

Colpendo il presidente della Repubblica si colpisce con fredda determinazione l’intero popolo italiano e le sue istituzioni. Su questo punto la reazione delle forze politiche, almeno nella loro grande maggioranza, è stata pressoché unanime nell’esprimere vicinanza e solidarietà a Mattarella.

Ma perché tanto astio e tanta violenza verbale? Tutto si può credere, tranne che si tratti di un fatto casuale. Il capo dello Stato è stato molto netto nel condannare negli ultimi tre anni l’aggressione all’Ucraina. Lo ha fatto in termini inequivocabili, con un linguaggio inusuale rispetto alle cautele della diplomazia. Forse perché ha visto nell’invasione russa qualcosa che va oltre le caratteristiche di una crisi come altre conosciute in passato.

La condanna è molto dura perché Mattarella ha letto nella determinazione militare di Mosca il connotato di una crisi esistenziale in grado di minare l’Europa nelle sue fondamenta. E non ci si riferisce in questo caso all’Unione con le sue fragilità e incertezze.

Qui è proprio l’Europa con la sua storia e i suoi valori a essere minacciata: l’Ucraina è una nazione che ha resistito in modo eroico, ma si è rivelata anche un simbolo. Quello che le è capitato può investire nel prossimo futuro altri Paesi più o meno limitrofi della Russia. Gli argomenti saranno sempre gli stessi: troppa pressione sui confini, gli intrighi della Nato, le manovre della Cia per destabilizzare questa o quella capitale.

L’unico vero obiettivo che in questo momento si pone Putin consiste nell’ottenere la piena legittimazione dell’Occidente per i comportamenti passati e per quelli futuri. Certo, vuole fare la pace alle sue condizioni territoriali e forse ha trovato in Trump l’interlocutore più accomodante che potesse desiderare. Ma c’è dell’altro: fare in modo che l’America riconosca alla Russia, appunto, il diritto di agire con ogni strumento per garantire i propri criteri di sicurezza.

Questo è il momento in cui si entra nel cuore delle trattative, quelle in cui gli europei sono tenuti ai margini anche per loro responsabilità. Ebbene, le accuse più volte rinnovate da Mattarella, che arrivano a suggerire un parallelo tra le mire di Mosca oggi e quelle di Berlino negli anni Trenta, equivalgono a un cuneo messo di traverso rispetto all’operazione “pace con legittimazione” che sembrerebbe a buon punto.

Si dirà: anche altri governi europei hanno usato espressioni forti contro l’espansionismo russo. I baltici, per esempio, che esprimono il “ministro degli Esteri” dell’Unione. Il cancelliere tedesco ancora in carica, Scholz. In vari momenti, l’esecutivo inglese.

Perché proprio l’Italia nella persona del capo dello Stato? Si può azzardare una risposta. La buona ragione è che il Paese occupa, e non da oggi, una posizione di rilievo. Con Giorgia Meloni ha sempre tenuto una linea atlantica e finora non l’ha smentita nemmeno di fronte ai passi iniziali, certo clamorosi, della presidenza Trump.

Al tempo stesso non mancano le contraddizioni. La stessa Meloni, pur essendo leale a Bruxelles, non nasconde il suo scetticismo verso questa Europa. E uno dei partiti del centrodestra, la Lega, ha un leader riconosciuto come filo-russo, addirittura più trumpiano di Trump sulla via di Mosca. Inoltre le tendenze cosiddette pacifiste, ossia rosso-brune, volte a sostenere in maniera acritica le posizioni putiniane, sono forti nella politica, anche in ambienti della sinistra, e ancor di più sul piano mediatico. Colpire l’Italia vuol dire far emergere queste contraddizioni, esasperarle.

Vedremo quanto sarà profonda l’unità nazionale in difesa del presidente della Repubblica. Oltre alle testimonianze di primo impatto, sarà decisivo capire se l’attacco di Mosca servirà a rendere più solidale la politica estera italiana (ed europea) rispetto al nuovo quadro internazionale. Ovvero ad accentuare le lacerazioni che s’intuiscono.

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