“Superior stabat lupus”, ossia il lupo stava più in alto, così inizia la fabula latina di Fedro, un liberto che faceva parte della famiglia di Ottaviano e che scrisse molte favole memorabili. In questa famosa favola, che veniva raccontata a voce dai cittadini dell’impero romano aggiungendo anche delle variazioni, un lupo ed un agnello si stavano abbeverando all’acqua di un torrente, il lupo più in alto e l’agnello più in basso. Il lupo rivolgendosi in modo provocatorio all’agnello prese ad accusarlo di intorbidire l’acqua, ma quest’ultimo, impaurito e tremante, gli rispose giustificandosi che era impossibile perché si trovava più in basso. A questo punto il lupo irritato lanciò un’altra accusa: sei mesi fa hai parlato male di me e di nuovo l’agnello cercò di discolparsi dicendo che lui non era ancora nato. E il lupo adirato, nonostante le giustificazioni, si mise a gridare “per Ercole allora è stato tuo padre a sparlare di me” e in preda alla rabbia afferrò l’agnello uccidendolo ingiu…
“Superior stabat lupus”, ossia il lupo stava più in alto, così inizia la fabula latina di Fedro, un liberto che faceva parte della famiglia di Ottaviano e che scrisse molte favole memorabili. In questa famosa favola, che veniva raccontata a voce dai cittadini dell’impero romano aggiungendo anche delle variazioni, un lupo ed un agnello si stavano abbeverando all’acqua di un torrente, il lupo più in alto e l’agnello più in basso. Il lupo rivolgendosi in modo provocatorio all’agnello prese ad accusarlo di intorbidire l’acqua, ma quest’ultimo, impaurito e tremante, gli rispose giustificandosi che era impossibile perché si trovava più in basso. A questo punto il lupo irritato lanciò un’altra accusa: sei mesi fa hai parlato male di me e di nuovo l’agnello cercò di discolparsi dicendo che lui non era ancora nato. E il lupo adirato, nonostante le giustificazioni, si mise a gridare “per Ercole allora è stato tuo padre a sparlare di me” e in preda alla rabbia afferrò l’agnello uccidendolo ingiustamente. Come in ogni fabula Fedro concludeva con un principio morale, lui l’aveva scritta “ per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti”.
Le fabule erano molto popolari nel mondo romano, venivano raccontate per educare i cittadini ai costumi e alle regole morali tramandate dal passato per mantenere i valori e la solidarietà all’interno della società attraverso una memoria collettiva. Anche oggi le news circolano su internet come succedeva nel mondo romano con le fabule, ma le finalità sono molto diverse, non si vogliono ribadire i valori della comunità e vengono usate spesso per insultare ed aggredire con odio gli avversari o il potere dello stato anche ricorrendo a falsità, che a furia di essere ripetute assumono il valore di verità indiscutibili.
Sicuramente la morale che si può trarre da questa fabula è che la legge del più forte impone le sue regole ai più deboli, che non sono in grado di difendersi, riconfermando la visione pessimistica del filosofo inglese Hobbes “Homo homini lupus”. In realtà i più forti non solo abusano della loro violenza sugli altri, addirittura giungono a distorcere la realtà
volendo non solo giustificare ma anche legittimare quello che stanno facendo, quasi rispondendo a un ordine divino.
E come ha dimostrato il famoso psicologo americano Paul Ekman le menzogne non solo vengono costruite con false prove e argomentazioni ma anche con le espressioni facciali e le posture corporee in modo da rendere più convincenti i loro raggiri. Nella storia umana si ripetono queste sopraffazioni e questi inganni, basti pensare a quello che successe nel 1938 quando Adolf Hitler, Cancelliere del Reich, incontrò Neville Chamberlain, Primo Ministro della Gran Bretagna, barando senza esplicitare le sue vere intenzioni di invadere la Cecoslovacchia. Addirittura Chamberlain dopo l’incontro con Hitler scrisse alla sorella: “ malgrado la durezza e la crudeltà che mi è sembrata di vedere nel suo viso, ho avuto l’impressione che davanti a me ci fosse un uomo di cui ci si poteva fidare, una volta che avesse dato la parola”. Chamberlain fu raggirato da questo inganno ma forse inconsapevolmente ci voleva credere, come succede ai molti cittadini che sono rimasti e rimangono irretiti dalla spregiudicatezza e dalla convinzione messianica di questi personaggi che bramano al potere assoluto sugli altri.
Anche oggi ci troviamo di nuovo di fronte ad un nuovo inganno dei potenti, Trump e Putin, che vogliono dimostrare che Zelensky è “tossico” perché non ha subito la guerra scatenata dalla Russia. Non solo le frasi sferzanti ribadiscono queste false verità, ma anche il volto e le espressioni implacabili dei due leader dovrebbero confermare in modo inoppugnabile le loro convinzioni. E molti italiani, fra cui qualche politico, cadono in questo tranello identificandosi in modo quasi adesivo con questi potenti attraverso i meccanismi psicologici messi in luce da Sigmund Freud nel suo libro “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” pubblicato nel 1921, quasi una profezia sulla nascita delle dittature che si sarebbe verificata negli anni successivi.