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La sinistra, il riarmo e la pace

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Trump si muove in una verità inventata, ma qui incontra comunque i suoi elettori, perché allo scenario virtuale fa seguire i fatti, con l’ideologia che crea la realtà.
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Cos’è la destra allo stato puro, e cosa sta facendo, non è mai stato chiaro come in queste settimane, quando Trump sembra incidere ogni giorno direttamente nel marmo le tavole della nuova legge: e periscano i nemici, ovunque si annidano. Cosa fa la sinistra, è più difficile da decifrare: eppure decisivo, per comprendere se c’è un’alternativa a questa età del ferro spacciata per oro, qual è oggi il compito e l’obiettivo dell’opposizione democratica, e se è ancora in grado di contendere il futuro alla destra nel mondo capovolto in cui viviamo.

Trump si muove in una verità inventata, ma qui incontra comunque i suoi elettori, perché allo scenario virtuale fa seguire i fatti, con l’ideologia che crea la realtà. Sa di essere stato sbalzato fuori dalla Casa Bianca dal voto popolare: ha preferito mostrarsi vittima piuttosto che sconfitto, e ha violato il suo dovere di fedeltà alla repubblica incoraggiando la ribellione eversiva che assaltava il Campidoglio, fondando il movimento Maga su un…

Cos’è la destra allo stato puro, e cosa sta facendo, non è mai stato chiaro come in queste settimane, quando Trump sembra incidere ogni giorno direttamente nel marmo le tavole della nuova legge: e periscano i nemici, ovunque si annidano. Cosa fa la sinistra, è più difficile da decifrare: eppure decisivo, per comprendere se c’è un’alternativa a questa età del ferro spacciata per oro, qual è oggi il compito e l’obiettivo dell’opposizione democratica, e se è ancora in grado di contendere il futuro alla destra nel mondo capovolto in cui viviamo.

Trump si muove in una verità inventata, ma qui incontra comunque i suoi elettori, perché allo scenario virtuale fa seguire i fatti, con l’ideologia che crea la realtà. Sa di essere stato sbalzato fuori dalla Casa Bianca dal voto popolare: ha preferito mostrarsi vittima piuttosto che sconfitto, e ha violato il suo dovere di fedeltà alla repubblica incoraggiando la ribellione eversiva che assaltava il Campidoglio, fondando il movimento Maga su una genesi insurrezionale. Ha quindi accettato il nuovo responso delle urne perché aveva vinto, ma ha immediatamente avviato la guerra finale contro la liberal-democrazia, in nome di un potere verticale che trasferisce ogni sovranità dal popolo all’eletto, subordinando ogni altro potere.

La sinistra ha faticato a capire che era iniziata un’altra partita. Abituata a confondere il riformismo col moderatismo è rimasta col cerino in mano, spento, e di fronte all’incandescenza della nuova era si è trovata abbagliata, confusa e soprattutto incredula di dover dare un nome estremo ai fenomeni radicali che stavano accadendo. Ha creduto in un primo tempo di poter contenere la sfida nell’orizzonte post-novecentesco: l’immediata discesa in campo dei tycoon del Big Tech a fianco di Trump per sostituire la tecnocrazia alla democrazia, riscrivendo le regole, ha fatto capire a tutti che il vecchio mondo era archiviato, e cominciava l’Anno Zero. Il cambio di governo diventa cambio di regime, la tecnologia è la nuova ideologia, un gigantesco riposizionamento dei poteri è in corso, non più regolato dalle istituzioni ma dalla forza, dal denaro, dalla cancellazione della coscienza del limite, vero fondamento della civiltà democratica.

La prima reazione è cercare riparo nella democrazia come l’abbiamo conosciuta in questi decenni di libertà, nella costituzione come riferimento originario, nell’Europa come cornice: tutti elementi investiti dal ciclone futurista e reazionario che non riconosce alleanze, responsabilità e impegni, quindi è pronto a cancellare la storia e disponibile a riscrivere la geografia. Ma bisogna avere il coraggio di dire che questa opposizione di bandiera non basta, perché è implicita, anche se necessaria. Bisogna prendere atto che la democrazia non mobilita anche quando è sotto attacco. Soprattutto non si può non vedere come la spinta all’innovazione, al cambiamento, all’investimento nel futuro oggi sia tutta a destra, in un accumulo forsennato e feroce — ma tuttavia immaginifico — di promesse e vendette, iperboli e profezie dove si mescolano terre rare e pianeti da conquistare, territori da annettere e Stati da sottomettere, in un catalogo fantasmagorico che ignora la tragedia, trasformando l’inferno di Gaza nel falso paradiso del trumpismo da spiaggia.

Questo incantesimo ipnotico va spezzato, perché la pace non può diventare un ricatto. Trump ci dice: sto già trattando con Putin mentre voi perdete tempo tra sanzioni e maledizioni, ho bisogno di lui, quindi non lo accuso e non lo critico, tengo conto dei suoi interessi, cancello il passato per scrivere il futuro, è uno scambio profittevole, si può fare. Il risultato è quel che conta, fermare i missili, le bombe, la carneficina per costruire un ordine nuovo. ll modo in cui si arriva a quel risultato è irrilevante, preoccupa solo gli schizzinosi pronti a sacrificare la pace per un cavillo. Certo, riconosciamo a Putin il ruolo di imperatore: ma quel ruolo se lo è conquistato sul campo, la debolezza delle vostre democrazie non ha fatto argine, la nuova realtà è disegnata dalla forza e la forza divide ormai il mondo per tre. La tripartizione imperiale è più semplice, più chiara, addirittura più sicura, finisce questa ipocrita pretesa dell’ideale democratico supremo, ormai spento. L’universale è finito. Ognuno dei tre imperi al suo interno avrà gli idoli che vorrà. Questo è quanto. Potete soltanto conformarvi, come sudditi obbedienti: o arrendervi, come avversari sconfitti.

La sinistra è l’unica forza in campo che può opporre una controcultura a questa seduzione mistificatrice. Può farlo in nome della pace, proprio perché ha condannato per prima le ragioni della guerra, ha saputo distinguere tra l’aggredito e l’aggressore e ha deciso gli aiuti all’Ucraina dopo aver preso coscienza degli abusi. Quindi ha agito per tre anni dalla parte del diritto, della giustizia, della libertà contro il sopruso. È da questa scelta che può nascere la pace, non dal suo contrario. Pace, libertà e democrazia semplicemente stanno insieme. Dunque la sinistra ha le carte in regola per pretendere una pace giusta e vera, e ha anche in mano un bandolo della crisi, per costruire una via d’uscita: molto più di chi urlando “pace” ha abbandonato Kiev agli invasori e la democrazia agli imperialisti.

Oggi è evidente cosa bisogna fare: essere coerenti con le scelte compiute e con le nuove necessità. Stanno succedendo due cose, insieme: Trump progetta di chiudere l’ombrello di protezione americano sull’Europa, proprio mentre autorizza Putin a prendersi ciò che considera suo, strappandolo alla storia altrui, che è una storia europea, dunque nostra. Come si risponde a questo doppio squilibrio che espone ai nuovi imperialismi la nostra democrazia, la nostra libertà, la nostra civiltà quotidiana? In questa tenaglia, come vivranno da domani i lituani, i lettoni, gli estoni, i polacchi, i rumeni? E noi, come potremo dormire tranquilli, sapendoli esposti insieme con la nostra stessa cultura, costretti a tenere gli occhi fissi ogni giorno sui confini?È chiaro che l’Europa deve dotarsi di un sistema di difesa, riarmandosi esattamente in nome della democrazia e del suo diritto alla pace. Ed è evidente che deve dotarsi di un’autorità politica finalmente visibile e riconoscibile, in grado di spendere il suo accumulo di storia nelle crisi che ci assediano. Nel rovesciamento del mondo, la sinistra può diventare il sostegno decisivo della democrazia, dell’Europa, dell’Occidente, tutti e tre sotto attacco. È un compito storico enorme, addirittura una missione. Ignorarlo non sarebbe un errore, ma un tradimento.

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