✕

La discriminante europea

Donald Trump

 

Ascolta l'audio

L’ombrello della sicurezza, ossia l’Alleanza Atlantica, si è trasformato in un ombrellino colorato
2 minuti di lettura

Gli ultimi sondaggi sembrano offrire uno spiraglio alle ambizioni del centrosinistra. Di contro, segnano un primo “alt” sul cammino del centrodestra, desideroso di completare senza danni la legislatura nel 2027. Intendiamoci: non si tratta di un’inversione della tendenza, per cui esprimere un giudizio del genere sarebbe molto prematuro. Tuttavia è evidente che l’opinione pubblica vive con disagio l’incertezza della fase attuale. Le mosse di Trump, gli attacchi sconclusionati all’Unione europea, le uscite “a braccio” fatte per spargere dubbi e inquietudini, i crolli in Borsa… tutto concorre a creare un clima sgradevole. Per essere franchi, si diffonde la paura della guerra. O almeno il timore di entrare in un territorio che le generazioni italiane nate dopo il 1945 (ben ottant’anni fa) non hanno mai dovuto esplorare.

Gli ultimi sondaggi sembrano offrire uno spiraglio alle ambizioni del centrosinistra. Di contro, segnano un primo “alt” sul cammino del centrodestra, desideroso di completare senza danni la legislatura nel 2027. Intendiamoci: non si tratta di un’inversione della tendenza, per cui esprimere un giudizio del genere sarebbe molto prematuro. Tuttavia è evidente che l’opinione pubblica vive con disagio l’incertezza della fase attuale. Le mosse di Trump, gli attacchi sconclusionati all’Unione europea, le uscite “a braccio” fatte per spargere dubbi e inquietudini, i crolli in Borsa… tutto concorre a creare un clima sgradevole. Per essere franchi, si diffonde la paura della guerra. O almeno il timore di entrare in un territorio che le generazioni italiane nate dopo il 1945 (ben ottant’anni fa) non hanno mai dovuto esplorare.

Adesso invece qualcosa sta cambiando e quello che è stato a partire dal 1949 l’ombrello della sicurezza, ossia l’Alleanza Atlantica, si è trasformato all’improvviso in un ombrellino colorato e poco affidabile. Prima era un gigantesco parapioggia, ma oggi non si capisce bene cosa stia diventando. Dunque, un certo grado di smarrimento è inevitabile ed esso si riflette sui sentimenti delle persone, comprese quelle appena interpellate per l’analisi di YouTrend-SkyTg24. In questi frangenti chi governa rischia di pagare il prezzo più alto, specie quando la maggioranza, come accade in questi giorni, è spaccata al suo interno in forme che non sono riscontrabili in alcun paese dell’Europa occidentale. Intanto Giorgia Meloni persegue con insistenza, ed è difficile darle torto, una linea atlantica. Nel senso che si sforza di tenere l’America vicina alla Ue e quest’ultima prossima, per quanto è possibile, agli Usa di Trump-Musk.

Tuttavia, un conto sono gli equilibrismi delle cancellerie, tutt’altro conto sono le emozioni della gente. E infatti guadagnano un po’ di voti i partiti che si proclamano “pacifisti”. Di Salvini si è detto, senza sottovalutarlo ma anche senza esagerare con il credito alle parole del ministro dei Trasporti, l’uomo che non vuole certo rinunciare al ponte sullo Stretto di Messina. Il problema del leghista è che si è esposto troppo e oggi passa per un mero “porta ordini” della galassia russa. Magari non è vero, eppure il rischio esiste. Viceversa, Giuseppe Conte con i 5S, dice alcune enormità senza sfumature, ma gode di una certa franchigia. Forse perché non si è mai fatto sbeffeggiare da un sindaco polacco ai confini della Russia; non si è mai fatto sventolare in faccia la maglietta con l’immagine di Putin, come capitò al nostro attuale vice-premier. Conte definisce l’Unione “bellicista” ed è convinto di avere in mano le chiavi della linea politica del centrosinistra.

Di vero c’è che il capo dei 5S è ben preparato per sfruttare a suo vantaggio le contraddizioni del centrosinistra. Sabato a Roma, nella piazza per l’Europa che sta raccogliendo numerose adesioni, si vedrà quanto conta un’onesta rappresentazione della fede europeista, senza vendette e ritorsioni; e quanto invece contano altre istanze. In pratica la linea di demarcazione sarà ben visibile. Da un lato quanti sono favorevoli all’incremento della spesa militare e sono pronti a vivere la nuova stagione dei rapporti internazionali, pur con tutti i suoi rischi (Prodi in difesa di Ursula von der Leyen: “il riarmo è il primo passo necessario”). Dall’altro, quanti — magari in modo inconsapevole — lavorano per il disarmo europeo e quindi per consegnarsi a Putin. I 5S, senza dubbio, ma anche tanti altri: fino al connubio Vannacci-Rizzo. Sono due linee opposte, una mediazione non è possibile e nemmeno auspicabile, soprattutto in vista del 15 a Roma.

Leggi i commenti