Caro Merlo, il Pentagono ha censurato (Enola) Gay, cognome della madre di Paul Tibbets, il pilota del B29 che sganciò la prima bomba atomica della storia, perché rimanda all’omosessualità. Sì dà il caso che il presidente dell’unione degli industriali di Torino si chiami Marco Gay. Se dovesse andare nel “New Afghanistan” dovrebbe cambiare cognome?
Claudio Franzino Bosconero, To
È facile per noi deridere e persino spernacchiare la pretesa di Trump di cambiare i nomi e i colori anche del passato. Hanno già eliminato per esempio centomila foto di soldati — uomini e donne — neri, e magari cancelleranno anche Obama dall’elenco dei presidenti americani o tingeranno di bianco la sua faccia “abbronzata”. La verità è che stanno avvelenando i pozzi e c’è davvero poco da ridere. Stanno infatti restaurando, con un’allegria da rivalsa goliardica, la presunta autenticità dell’uomo bianco e maschio e rivendicando la tradizione razzista come la verità dell’America, con le maniere spicce del generale…
Caro Merlo, il Pentagono ha censurato (Enola) Gay, cognome della madre di Paul Tibbets, il pilota del B29 che sganciò la prima bomba atomica della storia, perché rimanda all’omosessualità. Sì dà il caso che il presidente dell’unione degli industriali di Torino si chiami Marco Gay. Se dovesse andare nel “New Afghanistan” dovrebbe cambiare cognome?
Claudio Franzino Bosconero, To
È facile per noi deridere e persino spernacchiare la pretesa di Trump di cambiare i nomi e i colori anche del passato. Hanno già eliminato per esempio centomila foto di soldati — uomini e donne — neri, e magari cancelleranno anche Obama dall’elenco dei presidenti americani o tingeranno di bianco la sua faccia “abbronzata”. La verità è che stanno avvelenando i pozzi e c’è davvero poco da ridere. Stanno infatti restaurando, con un’allegria da rivalsa goliardica, la presunta autenticità dell’uomo bianco e maschio e rivendicando la tradizione razzista come la verità dell’America, con le maniere spicce del generale Custer che, contro la vernice ipocrita dell’accoglienza, oggi dirigerebbe le deportazioni. Riaprono la caccia al nero e all’omosessuale e cominciano a picchiare ridendo i simboli e le foto.
Caro Merlo, Salvini sforna dichiarazioni a tutto spiano, della serie al peggio non c’è mai fine. È ormai diventato un disturbatore seriale. È arrivato il momento di rivolgere ai tre governatori della Lega, Zaia, Fontana e Fedriga, la stessa esortazione che il grande Petrolini rivolse, in teatro, al disturbatore che infastidiva lui e il pubblico: “ Io non ce l’ho con te. Ce l’ho con quello accanto a te che ancora non ti ha buttato di sotto” . Sono in tre dovrebbero farcela.
Pasquale Regano, Andria
La Lega che vuole liberarsi della Lega non esiste. Ho già detto come la penso: la faccia gentile, affidabile e rassicurante di questi leghisti, che si consumano nel tenersi fuori dall’estremismo standoci dentro, a volte riesce a far pensare alla saggezza dello statista, ma più spesso alla prudenza del coniglio. E la mia metafora il vuole “in umido”, con quel profumo squisito che, nel silenzio, fa pensare che i tre conigli, dando la loro ultima prova di gentilezza, si stanno cucinando da soli.
Caro Merlo, sabato scorso nella parrocchia dei SS. Pietro e Paolo di Catania si è tenuta una bellissima festa per il novantesimo compleanno di padre Salvatore Resca. A Catania tutti conoscono don Resca, le sue omelie, l’impegno civile, non solo con Cittàinsieme. E tutti gli hanno fatto gli auguri e il vescovo mons. Renna è andato a rendere omaggio a un prete, che — ha detto — davvero si identifica con la sua comunità.
Zinetta Cicero, Roma
Non auguri ma pizzicotti a don Resca, salesiano di strada. Conoscendo bene il suo carattere di ribelle indomabile, so che preferisce le punture che lo svegliano alle smancerie che lo addormentano. Lo immagino dunque allegramente preoccupato, con la sua chitarra in mano. A Catania si dice: “Quannu ‘u diavulu t’accarizza, voli l’anima”.