E’ bellissima l’immagine di tante persone che si riuniscono sotto le stelle d’oro della bandiera d’Europa, anche pensando alla grande emozione che una manifestazione popolare porta con sé. Per questo ho detto subito sì quando Michele Serra mi ha raggiunto con la sua proposta di una Piazza per l’Europa, mentre io ero all’Università di Pechino. Se c’è una cosa infatti di cui abbiamo davvero bisogno è ridestare l’interesse per la nostra casa comune e rinnovare il desiderio di un’Europa più unita, e quindi più forte.
L’ho predicato per anni e insegnato a tutti gli studenti che ho avuto la fortuna di incontrare: è l’Europa la nostra più grande conquista, l’àncora della democrazia, ma ancora resta da completarne il disegno politico che le consenta di essere un attore autorevole nel mondo. Un’Europa incompiuta e immobile è destinata all’emarginazione e quindi all’ininfluenza. In un mondo che si è fatto bipolare, l’Europa anziché esercitare il suo ruolo di interposizione tra le due super p…
E’ bellissima l’immagine di tante persone che si riuniscono sotto le stelle d’oro della bandiera d’Europa, anche pensando alla grande emozione che una manifestazione popolare porta con sé. Per questo ho detto subito sì quando Michele Serra mi ha raggiunto con la sua proposta di una Piazza per l’Europa, mentre io ero all’Università di Pechino. Se c’è una cosa infatti di cui abbiamo davvero bisogno è ridestare l’interesse per la nostra casa comune e rinnovare il desiderio di un’Europa più unita, e quindi più forte.
L’ho predicato per anni e insegnato a tutti gli studenti che ho avuto la fortuna di incontrare: è l’Europa la nostra più grande conquista, l’àncora della democrazia, ma ancora resta da completarne il disegno politico che le consenta di essere un attore autorevole nel mondo. Un’Europa incompiuta e immobile è destinata all’emarginazione e quindi all’ininfluenza. In un mondo che si è fatto bipolare, l’Europa anziché esercitare il suo ruolo di interposizione tra le due super potenze, rischia di fare la fine della noce nello schiaccianoci. E il pericolo si è fatto oggi più concreto, travolti come siamo dall’attuale crisi internazionale. Una manifestazione popolare, trasversale a tutte le forze politiche, che chiede all’Europa di esserci, di unirsi e finalmente di completare il suo disegno politico, è una grande idea.
Tutto questo accade in un passaggio cruciale della Storia, un vero ribaltamento del mondo. Non un cambiamento, una rivoluzione: la nostra storica alleanza con gli Stati Uniti sembra dissolversi. Trump assume una postura aggressiva nei confronti di paesi membri della Nato, addita l’Europa come un nemico che va combattuto. L’ombrello di protezione americana si chiude, lasciando all’Europa il compito di provvedere da sola alla sua sicurezza e alla sua difesa, a prendere su di sé la responsabilità della salvaguardia dei valori su cui è stata fondata, della pace, dei diritti, del welfare, della libertà, della democrazia che vacilla persino negli Stati Uniti. E come sempre è stato in passato, anche oggi accade: l’Europa reagisce dinnanzi al pericolo e propone un piano per la propria salvaguardia.
Comprendo il sentimento di smarrimento di coloro che vedono in questa necessità di difesa una dissonanza con la parola pace. Non vi è dissonanza. Da 80 anni l’Europa non ha guerre entro i suoi confini. Un tempo così lungo ci ha indotti a pensare che la pace sia scontata e non un bene prezioso da difendere. Ho grande partecipazione per i sentimenti pacifisti che nel nostro paese, come nelle altre nazioni europee, sono espressione di una ricca tradizione culturale e continuo a pensare che la guerra sia la peggiore delle catastrofi per l’umanità.
Dazi, von der Leyen: "Rammaricati per decisione Usa, contromisure per 26 miliardi di euro"
Eppure dobbiamo renderci conto che ottanta anni di pace sono stati garantiti anche dalla nostra adesione alla Nato e dall’ombrello americano che, chiudendosi, ci impone di attrezzare e predisporre un comune sistema di difesa. Il piano approvato dal Parlamento europeo è il primo passo, necessario, per arrivare ad una difesa comune, a tutela dei nostri valori e della nostra democrazia. È un cammino difficile quello che le forze progressiste, europeiste e democratiche, storicamente sensibili al tema della pace, sono chiamate a percorrere. Non deve però prevalere una visione a corto raggio, ma è necessaria una robusta azione politica perché dalle decisioni delle singole nazioni si proceda spediti alla costituzione della comune difesa europea e da questa ad una comune politica estera. Abbiamo bisogno di più Europa e di un’Europa finalmente unita.
Sabato non potrò essere alla manifestazione perché ho assunto un impegno che non mi è stato possibile rimandare, ma sono queste le motivazioni per le quali vi avrei partecipato e, vi assicuro, che avrei voluto esserci.