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Se Trump distrugge la ricerca

Washington (Stati Uniti), 5 febbraio: una protesta contro la chiusura di Usaid (afp)

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I tagli e la situazione di incertezza potrebbero avere conseguenze gravi per il futuro della salute a livello globale
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Sono stato in Mozambico insieme a Medici con l’Africa Cuamm. In un bairo di Beira, nel Nord del Paese, ho incontrato un’associazione di donne: Kuplumussana, Ci si salva insieme. Sanno sulla loro pelle cosa sono Hiv e Aids e si dedicano a far capire alle donne dei bairos che l’Aids si può curare e che se si assumono gli antivirali si può non trasmettere l’Hiv ai nascituri. E chi meglio di loro può farsi ascoltare?

Con don Dante Carraro e Cuamm abbiamo portato risorse e un segno di solidarietà, ma non posso non pensare a quello che sta succedendo in Africa a seguito dell’interruzione decisa dagli Stati Uniti di Usaid (US Agency for international development), il più grande programma di aiuto ai Paesi poveri, promosso da Tony Fauci e Bush senior. La decisione della Corte suprema, che si è espressa contro tale sospensione, non cambia la situazione in quanto si riferisce solo alle attività in rendicontazione.

Si stima che il Mozambico sia il secondo Paese più colpito dalle decisioni Usa …

Sono stato in Mozambico insieme a Medici con l’Africa Cuamm. In un bairo di Beira, nel Nord del Paese, ho incontrato un’associazione di donne: Kuplumussana, Ci si salva insieme. Sanno sulla loro pelle cosa sono Hiv e Aids e si dedicano a far capire alle donne dei bairos che l’Aids si può curare e che se si assumono gli antivirali si può non trasmettere l’Hiv ai nascituri. E chi meglio di loro può farsi ascoltare?

Con don Dante Carraro e Cuamm abbiamo portato risorse e un segno di solidarietà, ma non posso non pensare a quello che sta succedendo in Africa a seguito dell’interruzione decisa dagli Stati Uniti di Usaid (US Agency for international development), il più grande programma di aiuto ai Paesi poveri, promosso da Tony Fauci e Bush senior. La decisione della Corte suprema, che si è espressa contro tale sospensione, non cambia la situazione in quanto si riferisce solo alle attività in rendicontazione.

Si stima che il Mozambico sia il secondo Paese più colpito dalle decisioni Usa con oltre 25.000 persone — di cui più di 1.200 bambini — che perdono l’accesso alla terapia antivirale giornaliera. In Africa si stimano oltre 1.400 neonati con Hiv, di cui 60 in Mozambico, per ogni giorno di interruzione del programma (fonte AmfAr, The Andelson office of public policy).

E l’Hiv è solo uno dei tanti disastri causati dal fermo di Usaid. Nel distretto più povero dell’Uganda, dove Cuamm conduce programmi di assistenza su tubercolosi e salute materno-infantile, il blocco del finanziamento con un preavviso di 24 ore ha lasciato senza supporto operatori locali e assistiti.

La pandemia ci ha insegnato che virus e malattie non rispettano i confini politici: sarebbe quindi da miopi pensare che tale impoverimento in termini di salute non avrà ripercussioni sul resto del mondo. E la mia preoccupazione si allarga dall’assistenza alla ricerca, la cintura di sicurezza dell’umanità, di cui gli Usa sono stati capofila.

Sono numerosi gli appelli di scienziati che trasmettono un forte senso di disorientamento e angoscia per il futuro. Massicci licenziamenti nei National institutes of health (Nih), alla National science foundation (Nsf) e all’Environmental protection agengy (Epa), tagli ai finanziamenti delle università, blocco della comunicazione esterna, degli incontri e dei viaggi per i membri delle agenzie federali, netto taglio dei costi indiretti.

Seppur blocchi temporanei della comunicazione scientifica fossero già avvenuti con l’amministrazione Bush senior e Obama, il complesso delle misure attualmente prese non ha precedenti e rischia di minare dalle fondamenta il più grande sistema di ricerca e innovazione al mondo.

La situazione è motivo di preoccupazione anche al di fuori degli Stati Uniti, come evidenziato nel recente documento elaborato dall’Accademia dei Lincei. Il contenuto dei tagli e, non meno importante, la situazione di incertezza che si percepisce, potrebbero avere conseguenze gravi per il futuro della salute a livello globale.

Indebolire il sistema di ricerca statunitense potrebbe significare un prezzo da pagare nella lotta contro molte malattie. Ad esempio, anticorpi e vaccini da poco approvati contro il virus respiratorio sinciziale, una grave minaccia per i bambini nei primi mesi di vita, sono il risultato della ricerca condotta all’Nih; lo stesso vale per molte delle armi che usiamo, e altre che sono in sviluppo, contro il cancro.

Per il nostro Paese e l’Europa, ora più che mai è tempo di agire: investire per rendere attrattivo il sistema di ricerca, anche in vista di una possibile inversione del flusso di cervelli, tradizionalmente a favore degli Stati Uniti, verso i Paesi europei; alleggerire il sistema di ricerca italiano dal carico di regole e meccanismi burocratici che lo appesantiscono, allungano i tempi, aumentano i costi; essere solidali e intervenire al più presto come società civile e istituzioni per rammendare gli strappi nel sostegno alla salute dei più poveri. Per il bene futuro di tutti.

Alberto Mantovani è presidente di Fondazione Humanitas per la Ricerca

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