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Quanto conta esserci e farsi sentire

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L’Europa siamo noi. Restiamo sulla scena, non nel retroscena. Prendiamo parola, alziamo la mano. Non hanno rimedio, gli altri, alla semplice forza dei corpi degli ingenui
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Siamo talmente poco abituati a fidarci che diffidiamo anche di quello che vediamo con gli occhi e tocchiamo con mano. Eh sì, ma chissà cosa c’è dietro. Quali poteri, che disegno occulto. Siamo talmente poco abituati a vedere in atto le passioni che le confondiamo con gli interessi, i quali sono divenuti del resto l’unica moneta corrente dell’umano agire, della politica, delle imprese culturali, dello show business, di ogni cosa. Si fa quello che conviene, governano il mondo gli uomini d’affari (uomini, maschi anziani, su tutti i palchi) e gli autocrati.

Lo scacchiere mondiale è una borsa valori che chiude alle cinque, vincono i più veloci e la democrazia è lenta. Superata, debole. Vince chi decide da solo e decide per sé, per il suo meglio. Del resto che i Parlamenti fossero una zavorra ce lo siamo sentiti ripetere diverse volte nell’ultimo secolo, ma li abbiamo ciononostante e per fortuna tenuti.

Le regole servono quando arriva il pericolo: sarebbero inutili, se governassero G…

Siamo talmente poco abituati a fidarci che diffidiamo anche di quello che vediamo con gli occhi e tocchiamo con mano. Eh sì, ma chissà cosa c’è dietro. Quali poteri, che disegno occulto. Siamo talmente poco abituati a vedere in atto le passioni che le confondiamo con gli interessi, i quali sono divenuti del resto l’unica moneta corrente dell’umano agire, della politica, delle imprese culturali, dello show business, di ogni cosa. Si fa quello che conviene, governano il mondo gli uomini d’affari (uomini, maschi anziani, su tutti i palchi) e gli autocrati.

Lo scacchiere mondiale è una borsa valori che chiude alle cinque, vincono i più veloci e la democrazia è lenta. Superata, debole. Vince chi decide da solo e decide per sé, per il suo meglio. Del resto che i Parlamenti fossero una zavorra ce lo siamo sentiti ripetere diverse volte nell’ultimo secolo, ma li abbiamo ciononostante e per fortuna tenuti.

Le regole servono quando arriva il pericolo: sarebbero inutili, se governassero Gandhi e Madre Teresa. Sono fondamentali quando arrivano gli altri: le regole servono a difendersi dal peggio. “America first” significa che possono andare a farsi fottere tutti gli altri, che mandare cibo e medicine ai popoli africani è uno spreco, mandare armi e aiuti ai popoli invasi è una regalìa di cui non si vede la ragione se non danno niente in cambio.

Un mercato. Questo è diventata la politica e allora cosa c’è da stupirsi se chi non ha niente da vendere e da comprare se ne va dalla piazza, se ne è andato da tempo. Perché c’è, esiste una parte importante della popolazione che è cresciuta con altri insegnamenti e non è stata contagiata dal virus del profitto-a-ogni costo: cittadini che pensano invece che non dipende, il da farsi, da qual è il costo. Che quello che è giusto, secondo una griglia di valori costruiti nei secoli e nei millenni, vale più di quello che conviene.

Roma, 15 marzo 

Pensano, queste persone, che non è ammirabile quello che rende: lo è quello che costa. Pensano che gli eroi non sono mai solitari, che nessuno si salva da solo e che la cura di sé passa dalla cura di chi ci vive attorno, perché solo curando ci si cura.

Difficile che abbiano fatto molti soldi. Di solito hanno quelli che gli bastano per vivere — li guadagnano lavorando, ogni mese — e già quelli sono considerati un privilegio dalla retorica pauperista della nuova demagogia di chi, miliardario, si fa paladino della povera gente e vince. Insultati dai populisti di destra e di sinistra con un nuovo dispregiativo. Borghesi. Anche radical chic, tipo le professoresse che per 1.500 euro al mese scansano i proiettili a pallini degli studenti e provano a spiegare cos’è un congiuntivo, chi era Pericle.

Gente che in buona parte non va più a votare. Quasi la metà degli elettori non va a votare, in questo Paese. Azzardo, ma credo che coloro che rinunciano siano quelli che non trovano casa in nessuna casa. Stanchi di credere, sfiniti. Quelli che non si riconoscono in nessuna proposta mercantile e tante volte hanno sperato invano.

Non votano, o votano per protesta qualcuno che possa scardinare le cose perché lo ha promesso e regolarmente non lo fa. A sinistra, moltissimo, ma anche al centro e a destra, parecchio. Esiste una destra liberale orfana di rappresentanza, eccome. Anime belle, dicono gli sciacalli sulla cresta dell’onda. Buonisti. Come se essere anime brutte e desiderare il male fosse preferibile.

Roma, 15 marzo 

In tanti, oggi, chiedono. Cos’era la manifestazione di sabato 15 marzo? A cosa serve? Non era forse ingenua, quindi inutile? Quanti danni hanno fatto questi anni di scardinamento della fiducia. Ingenua quindi inutile. Stiamo tutto il tempo a guardare le truffe in tv: economiche, sentimentali, commerciali. Tutti ingannano. Tutti credono agli inganni. Questa, dunque, che truffa è? A chi giova? Ai guerrafondai? Al Pd? Alla Germania, alla Francia?

Dietro a ogni sospetto c’è un’abitudine. Una cattiva intenzione. Dietro ogni sospetto c’è quello che faresti tu al posto di chi fa. Il retroscena, mai la scena. Però a volte la scena invece basta. La scena non serve, la scena comanda. L’etimologia di ingenuo rimanda a “persona libera”.

Michele Serra ha detto una cosa semplice nel momento giusto: ora che Putin e Trump e tanti altri fanno veramente paura, la paura serve a scuotersi. La paura definisce il coraggio, che senza paura è incoscienza. Ha detto: bisognerebbe esserci, farsi sentire.

Nella vita — per esempio in un trasloco, in una malattia, in una separazione, nell’amore — la differenza è tra chi c’è e chi non c’è. Sono due file distinte. Quelli che pensano al loro interesse, e ti lasciano perché stare con te non gli conviene, e quelli che ti tendono la mano anche se qualcosa ci perdono: ci sono.

Io non lo so come si metta a profitto il capitale di cinquantamila persone arrivate in piazza con i bambini in spalla, con madri e padri al braccio. Non ho mai fatto politica, avrei potuto tante volte ma ho sempre risposto grazie, ma no grazie — come in quella bella canzone. A tanti è convenuto fare politica: ci hanno guadagnato più di quello che ci hanno perso, non dimentichiamo mai quando giudichiamo di andare a vedere chi si è garantito l’immunità e la cospicua pensione e chi no.

Ciascuno di noi deve fare la sua parte nella forma in cui sa farla: sia avvitare un bullone, mettere in scena un poco di bellezza, studiare un asteroide, guidare un autobus, svegliarsi alle quattro per arrivare in tempo, scrivere parole. Ci sono gli slanci, e ci sono le risacche. Vivere nella risacca è molto triste. È anche pericoloso, di questi tempi: lascia ad altri il potere di decidere anche per noi.

È vero. La sinistra è stata molto deludente. Lo è tuttora. Le destre vincono, qui e nel mondo, perché nessuno è in grado di essere più convincente. Vincono in assenza e debolezza di avversario. La destra vince perché parla chiaro, la sinistra perde perché si disperde. Dubita, ragiona, questiona.

Armare l’Europa è giusto, ma soprattutto: è utile? Non so, direi di no. Credo che dobbiamo difendere la pace, il logos, la parola, non la forza. Ma serve un posto in cui parlarne. Serve una casa comune, mai come adesso mi sono sentita al mio posto in questa casa.

L’Europa siamo noi, non i governi che la governano. Siamo noi, i cittadini, a definire chi deve decidere per noi. Quindi questo conta: esserci. Farci vedere, farci sentire. Ingenui, nati liberi, in democrazia sovrani. Vogliamo forse rinunciare? Lasciate stare i complottisti.

Restiamo sulla scena, non nel retroscena. Restiamo nella verità dell’evidenza, facciamola tornare quello che è. La semplice forza delle cose cambia le cose. Sembra incredibile ma è così: prendiamo parola, alziamo la mano. Non hanno rimedio, gli altri, alla semplice forza dei corpi degli ingenui. Il corpo, quando c’è. Esserci, con il corpo: vince sempre.

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