Un’amica che vive negli Stati Uniti mi ha riferito una conversazione con sua figlia, ventenne, che mi ha molto turbato. Per il solito principio per cui quanto avviene in America sta per avvenire in Europa. Non avremmo tempo per diventare io una madre e tu una nonna, le ha detto la figlia, perché io e te moriremo insieme. Domani, dopodomani, presto. Il mondo sta per finire, e finirà per tutti.
Mi è tornata in mente questa conversazione a proposito degli omicidi di Ilaria Sula e Sara Campanella. Le ragioni per cui gli uomini uccidono le donne, quelle che cerchiamo di comprendere da anni, sono soprattutto culturali. Non le ripeterò, anche su queste pagine avete letto argomenti ineccepibili. Ma a queste si aggiunge un’ulteriore angosciosa aggravante: gli assassini sono giovanissimi.
Un uomo che affronta una separazione o un divorzio durante la mezza età, un uomo che ha già figli, può pensare di non avere un’altra possibilità. Non lo sto giustificando, e so bene che non è l’unica spiega…
Un’amica che vive negli Stati Uniti mi ha riferito una conversazione con sua figlia, ventenne, che mi ha molto turbato. Per il solito principio per cui quanto avviene in America sta per avvenire in Europa. Non avremmo tempo per diventare io una madre e tu una nonna, le ha detto la figlia, perché io e te moriremo insieme. Domani, dopodomani, presto. Il mondo sta per finire, e finirà per tutti.
Mi è tornata in mente questa conversazione a proposito degli omicidi di Ilaria Sula e Sara Campanella. Le ragioni per cui gli uomini uccidono le donne, quelle che cerchiamo di comprendere da anni, sono soprattutto culturali. Non le ripeterò, anche su queste pagine avete letto argomenti ineccepibili. Ma a queste si aggiunge un’ulteriore angosciosa aggravante: gli assassini sono giovanissimi.
Un uomo che affronta una separazione o un divorzio durante la mezza età, un uomo che ha già figli, può pensare di non avere un’altra possibilità. Non lo sto giustificando, e so bene che non è l’unica spiegazione. Sto solo provando a immaginare che quel fallimento lo porti a pensare che tutti devono andare a fondo con lui. Non avrò un’altra possibilità, non più denaro né forza per riprovarci, è tutto finito.
Ma come è possibile che a vent’anni, quanto tutto deve ancora cominciare, un ragazzo non pensi che un desiderio frustrato è solo il modo in cui la vita si manifesta, facendoti crescere, cambiare, cercare quello che sei? Forse che quel ragazzo pensa a quella ragazza come l’unica possibile? Che la ragazza da cui è ossessionato sia l’unica che potrai mai desiderare, il suo doppio perfetto, la metà con cui congiungersi per diventare l’intero di cui parla Platone del Simposio.
No di certo. Perché, e dobbiamo tenerlo sempre in mente a proposito dei femminicidi, l’amore non c’entra niente. Mai. Nessuno uomo uccide per amore o per passione. Uccide, immagino, quando davanti a lui non c’è più nessuna porta che possa essere aperta. Quando sparisce l’orizzonte, e non c’è più nessun tempo possibile nel quale diventare quello che si desidera, perché il tempo è finito. Non ci sono né madri né nonne, come pensa la figlia della mia amica, perché il futuro non esiste.
Com’è possibile che i ragazzi a vent’anni pensino, e lo pensano, che niente di quello che possono fare ha senso perché un’onda, un incendio, un terremoto spazzerà via tutto in un istante, e questo istante sta per arrivare? Lo pensano perché è quello che diciamo tutti, da un po’.
Lo facciamo per una nobile causa, perché chi può prende decisioni sensate le prenda, faccia scelte ecologiche, fermi le politiche che scaldano la terra e fanno sciogliere i ghiacciai. Funziona? Non tantissimo, direi. Ma funziona sull’immaginario di chi in questo modo dovrebbe crescere.
Come si possono avere progetti, figli, come si può avere la lucidità di pensare che la vita è un posto dove le cose accadono, ci si innamora, ci si lascia, ci si innamora di nuovo, se l’unico pensiero che abbiamo è “il domani non esiste”? Quale regola morale può mai reggere in un tempo che si esaurisce nel presente?
Chiediamoci che cosa possiamo fare per mantenere l’allarme sul clima ma liberare i ragazzi e le ragazze da questa angoscia della fine. Perché se non lo facciamo la loro esistenza futura sarà governata dal fatalismo, l’accidia e anche la violenza. Gli esseri umani scompariranno dal pianeta? È possibile. Accadrà presto? Anche questo è possibile. Ma ogni esistenza è governata dalla morte. Sta lì, ci aspetta, qualunque antidoto proveremo a usare non smetterà di aspettarci.
C’è un momento in Adolescence, la serie tv inglese di cui tutti parlano e sulla quale si sono espressi con intelligenza in molti anche su questo giornale, in cui la psicologa chiede al ragazzino se ha capito che la ragazza è morta. Morta significa che non tornerà più alla sua vita, alla sua casa, ai suoi genitori. E Jamie, il ragazzino, la guarda come se per la prima volta si rendesse conto di che cos’è la morte. Non di cosa ha fatto: ma di che cos’è la morte. Una cosa irreversibile.
Tra le tante questioni di questi anni c’è anche questa: forse non sappiamo più cos’è la morte. E non perché guardiamo le serie televisive o stiamo sui social ma perché la morte e il futuro sono diventati la stessa cosa.