Diamo nomi di donne alle nostre strade
di Concita De GregorioÈ un bel gioco da fare. Anche a tavola nei prossimi giorni di festa che saranno piovosi, come al solito, con i ragazzi e con i bambini, con le nonne e gli zii. A quale donna vorreste che fosse intitolata una strada? Regole: deve essere italiana, deve aver fatto qualcosa di notevole, deve essere morta.
Possibilmente non una santa né una Madonna: di quelle ne abbiamo. Fase preparatoria del gioco, eventualmente. Scrivere su un foglio o dire a voce, all’impronta e a turno, dieci strade intitolate a donne nella vostra città, nel vostro paese. Sono troppe? Cinque. Sono troppe? Tre. Anche qui. Madonne escluse.
Niente Maria né sua madre Sant’Anna. No sante. No martiri. No regine madri di re. Anche di queste ne abbiamo. Donne che non siano morte vergini martoriate, giovanissime vittime santificate, madri sorelle figlie vedove di eroi. Che non siano attributo di un uomo più celebre di loro, muse vestali custodi di memoria offesa. Anche di queste, sia detto con il massimo rispetto, ne abbiamo.…
È un bel gioco da fare. Anche a tavola nei prossimi giorni di festa che saranno piovosi, come al solito, con i ragazzi e con i bambini, con le nonne e gli zii. A quale donna vorreste che fosse intitolata una strada? Regole: deve essere italiana, deve aver fatto qualcosa di notevole, deve essere morta.
Possibilmente non una santa né una Madonna: di quelle ne abbiamo. Fase preparatoria del gioco, eventualmente. Scrivere su un foglio o dire a voce, all’impronta e a turno, dieci strade intitolate a donne nella vostra città, nel vostro paese. Sono troppe? Cinque. Sono troppe? Tre. Anche qui. Madonne escluse.
Niente Maria né sua madre Sant’Anna. No sante. No martiri. No regine madri di re. Anche di queste ne abbiamo. Donne che non siano morte vergini martoriate, giovanissime vittime santificate, madri sorelle figlie vedove di eroi. Che non siano attributo di un uomo più celebre di loro, muse vestali custodi di memoria offesa. Anche di queste, sia detto con il massimo rispetto, ne abbiamo. Donne eccellenti in proprio, ecco: diciamo così. Laiche, se fosse possibile, per cambiare. Eccezionali a fare una cosa, capaci di cambiare il corso delle cose. Avanti. Almeno tre.
Perché sarebbe bello darsi appuntamento anziché in piazza Cavour in piazza Tina Anselmi. Uno magari potrebbe chiedersi chi era, questa tinanselmi. Non tutti, chiaro. Uno su dieci, su venti. Sarebbe già tanto. Ci sono, quelli che ogni tanto alzano lo sguardo dal telefono che ti geolocalizza e leggono la targa. Vanno premiati, incoraggiati.
Tina Anselmi
Le lapidi sono lì per quello, del resto. Portano data di nascita e di morte, una o due parole di biografia. Sono lì perché qualcuno, magari nell’attesa di chi tarda all’appuntamento, si chieda ma chi era questa. Sarebbe interessante dirsi vediamoci in corso Elsa Morante, in largo Anna Maria Ortese. Non al posto di via Luigi Pirandello, per carità: in aggiunta.
È una vecchia storia. Sono anni che la toponomastica è nel radar di associazioni, collettivi, organizzazioni internazionali di data journalism che fanno mappe e mostrano come in Europa (più che mai in Italia) le strade intitolate a donne siano ora il 5, il 7, ora il 9 per cento e quasi tutte, appunto, martiri, sante e sovrane.
Qualche anno fa per l’otto marzo “Non una di meno” (che, vorrei ricordare, prende il nome da un verso di Susana Chávez Castillo. Conoscete la sua opera poetica? L’avete mai sentita nominare, sapete chi sia?) ha affisso cartelli di carta sotto lapidi di pietra: per esempio Foro Tina Modotti sotto Foro Bonaparte. Piazza Isabella Marincola accanto a via Mogadiscio, a Milano.
Mapping diversity ha fatto un lavoro monumentale in tutta Europa, lo ha pubblicato nel 2023. Ha esaminato trenta città in diciassette Paesi. Il 91 per cento delle strade sono intitolate a uomini. Vi sembra normale? Vi sembra che rappresenti la realtà? La più celebrata è Marie Curie, ventiquattro volte, ma sempre insieme al marito anche se la storia è un’altra: la storia dei suoi e dei loro Nobel, intendo. La conoscete?
Guardate: non è solo una rivendicazione ideologica. Cioè sì, c’è anche molto di ideologico, di militante nel mostrare la disarmante disparità di riconoscimento pubblico. Ma giustamente. È un fatto. È un’osservazione tecnica. Come mai non ci incontriamo in viale Ursula Hirschmann ma solo Altiero Spinelli, per esempio?
La geografia dei luoghi costituisce la nostra identità. Il riconoscimento, l’importanza che si assegna a qualcuno che abbia fatto la storia entra nel nostro lessico quotidiano e determina immaginazione, possibilità, identificazione. Se togli le donne, dai nomi delle strade, le togli dalla scena pubblica. Non dai alle bambine la possibilità di pensare che potrebbero esserci loro, un giorno.
Non che sia una fantasia così comune, quella di diventare il nome su una lapide. È vero. Ma costruisce gerarchia. È architetto di fantasia. Stabilisce che è normale che le donne non ci siano.
Diciamo sempre: per combattere la mentalità sessista, padronale, micidiale bisogna cominciare dalla scuola e dai simboli. Ecco, appunto. I simboli, che parlano anche a chi non ha un master. I simboli sono semplici, per tutti evidenti. Sono chiari.
Torno su questo antico tema (antichissimo: ho trovato articoli scritti quarant’anni fa, nei miei file, sull’argomento) perché vedo con piacere che anche a Roma, persino nella pachidermica Roma, qualcosa si muove.
Ho letto che il nuovo assessore alla cultura, Massimiliano Smeriglio, ha messo mano alla toponomastica e che il 23 aprile, alla vigilia del 25, scoprirà una targa intitolata a Marisa Rodano, partigiana antifascista. Segue elenco di prossime lapidi. Leda Colombini, Alfonsina Strada, Giuseppina Cattani. C’è anche la sorella di Alberto Sordi, Aurelia, che mah. Era generosa, ha donato beni del fratello. Comunque non sottilizziamo.
È una bellissima iniziativa. Meglio sarebbe non fossero solo aiuole, rotonde spartitraffico, panchine nei parchi ma capisco che le vie del centro e pure quelle delle periferie sono già intitolate. A pianeti, talvolta, ti può succedere di abitare in via Urano, a fiori e frutta, via Uvaspina, ma è andata così. Sono venuti in mente vegetali e animali e minerali, via Zircone, prima che scienziate e pedagoghe, poete e rivoluzionarie, a coloro che hanno dato i nomi al mondo che abitiamo.
Ma pensiamo al futuro, ora: strade sarebbe meglio di aiuole, tuttavia partiamo pure dalle aiuole. Si può sempre migliorare. Ho letto che c’è un appello, fatto dal Comune di Roma, a indicare nomi. Aderisco e ve lo giro. Inondiamoli di nomi, di proposte.
Facciamo quel gioco, a Pasqua, e poi mandiamo la nostra lista in Campidoglio. Ma ovunque: in ogni città, in ogni borgo si può fare. Una lista per il sindaco. A voi chi viene in mente? Ciascuno ha il suo mondo di riferimento: i medici la medicina, gli astrofisici e gli ingegneri, gli attivisti politici, i maestri.
Ciascuno ha il suo Pantheon. Montessori, Fallaci e Montalcini sono già state da molti nominate. Anche Margherita Hack, anche Anna Magnani. Io ho pensato, di slancio, a Giovanna Marini e Cecilia Mangini, Lisetta Carmi e Lorenza Mazzetti, Chiara Samugheo, Elsa Morante, Anna Maria Ortese, Maria Lai e Piera degli Esposti, Rosa Balistreri e Cini Boeri, Miriam Mafai e Tina Lagostena Bassi, Fernanda Pivano, Monica Vitti, Franca Rame e Franca Nuti, Amelia Rosselli, Alda Merini, Adele Cambria, Letizia Battaglia, Adelina Tattilo, Carol Rama. Per restare al Novecento, dico. Un elenco minore e parziale, un inizio. Sono sterminate, le possibilità. Che bel gioco.
Facciamo questo gioco? Lo facciamo diventare realtà? Una nuova geografia, una casa nuova. Un piccolo grande riparo nel mondo in fiamme. Proviamo, dai.