Sull’equivoco dell’esser “comunista”, specie se fai il Papa. Si apre il Conclave, tutto il mondo a chiedersi se il prossimo Papa sarà di destra o di sinistra. Se i 135 cardinali elettori sui 252 totali, essendo stati in 108 su 135 nominati da Francesco, sceglieranno in continuità con chi li ha scelti — quindi, secondo il dire comune: a sinistra — oppure no. (Scusate, breve digressione. Mi incanto, su questa regola che i cardinali ultraottantenni non abbiano potere di decidere. La Chiesa, certe volte, no? Pensate se fosse così nel mondo laico: sopra gli ottanta si vigila ma non si prende parte. Verrebbe giù il sistema, le fondamenta della casa. Specie a sinistra, a proposito di categorie e di testacoda del pensiero. A sinistra se hai cinquant’anni, ma anche sessanta, porti pazienza rispetto e attendi il tuo turno. Se sei una donna non ne parliamo, si scala almeno di dieci: a quaranta, una ragazzina. A destra va meglio, quanto all’anagrafe. Poi certo non basta l’età a definire giovinezz…
Sull’equivoco dell’esser “comunista”, specie se fai il Papa. Si apre il Conclave, tutto il mondo a chiedersi se il prossimo Papa sarà di destra o di sinistra. Se i 135 cardinali elettori sui 252 totali, essendo stati in 108 su 135 nominati da Francesco, sceglieranno in continuità con chi li ha scelti — quindi, secondo il dire comune: a sinistra — oppure no. (Scusate, breve digressione. Mi incanto, su questa regola che i cardinali ultraottantenni non abbiano potere di decidere. La Chiesa, certe volte, no? Pensate se fosse così nel mondo laico: sopra gli ottanta si vigila ma non si prende parte. Verrebbe giù il sistema, le fondamenta della casa. Specie a sinistra, a proposito di categorie e di testacoda del pensiero. A sinistra se hai cinquant’anni, ma anche sessanta, porti pazienza rispetto e attendi il tuo turno. Se sei una donna non ne parliamo, si scala almeno di dieci: a quaranta, una ragazzina. A destra va meglio, quanto all’anagrafe. Poi certo non basta l’età a definire giovinezza di pensiero e di postura. Ma è un discorso lungo questo, è per un’altra volta).
Che Francesco fosse un papa di sinistra, nell’accezione politica del termine, è un grande equivoco — dicevo. Lo era per la destra conservatrice, non lo era per la sinistra radicale. È sempre una questione di prospettiva, dipende da dove guardi. Per i fascisti, i populisti, i conservatori, per l’apparato della Curia Bergoglio è stato una specie di Che Guevara. Un grande fastidio. Sono loro ad averlo indicato come un papa “marxista”, ad avergli assegnato l’etichetta. Milei gli urlava addosso. Per la sinistra-sinistra è stato un papa prudente, un gesuita riformista, uno che non ha fatto abbastanza: non ha cancellato il celibato, non ha aperto alle donne, ha detto parole di fuoco contro l’aborto. L’elenco delle sue manchevolezze, come rivoluzionario, è lungo. E poi non è solo questione di prospettiva nel presente: è anche una questione di epoche, di contesto storico, di biografia. Quando il mondo tirava a sinistra, quando Bergoglio era giovane, nella sua Argentina, è stato molto critico e persino ostile verso la Teologia della Liberazione, i preti militanti, molto diplomatico con le dittature: un mediatore. Dunque un conservatore. Ora che il mondo tira a destra se parli in favore dei migranti, dei poveri, se ti fai seppellire con le scarpe rotte, se scegli di chiamarti Francesco come programma: sei un eversore. Ma d’altra parte. Noi siamo noi e le nostre circostanze, scriveva il filosofo Ortega y Gasset. Noi siamo quel che la vita ci ha resi. (Ortega era di destra o di sinistra? Dipende. Di destra per la sinistra e viceversa, un po’ come Francesco). Le circostanze. Bergoglio era nipote di migranti partiti dall’Italia con la nave. Hanno scelto la nave giusta per un caso: quella prima, quella che dovevano prendere e non presero, è affondata al largo del Brasile. Potevano essere morti annegati, i Bergoglio piemontesi. Visto come possono arrivare lontano i figli e i nipoti degli stranieri che arrivano per mare? Possono diventare Papi, occhio.
Javier Cercas, intervistato ieri qui da Annalisa Cuzzocrea, spiega bene nel suo ultimo libro, Il folle di dio alla fine del mondo, la posizione ambigua di Francesco nei suoi anni da giovane prete in Argentina. Scrive, Cercas: “Da un lato, la sua preferenza attiva per i poveri e il suo impegno per la giustizia sociale provocavano la diffidenza della destra; dall’altro irritava profondamente la sinistra il suo consacrarsi, dal proprio posto di comando, ad allontanare i gesuiti dal marxismo e dalla Teologia della Liberazione”. Dispiacere a tutti è sempre una garanzia di libertà, oltre che una condizione sicura di solitudine. Inoltre. Le categorie teologiche e quelle politiche non coincidono. Solo il linguaggio sciatto di questo tempo può parlare di destra e di sinistra a proposito di un gesuita, di un prete, di un Papa. Tra l’altro: in Centro e Sudamerica la destra e la sinistra dagli anni Settanta in avanti hanno mescolato le carte. Pensate al peronismo. C’è un bell’articolo di Francesco Gaeta sul Post, lo raccomando. A proposito di articoli. Lea Melandri, sempre illuminante, ha scritto sul manifesto di Francesco e delle donne. Aver definito “sicari” i medici che esercitano l’interruzione di gravidanza (pochissimi, del resto, nel sistema sanitario pubblico, e assai emarginati) e aver poi reso visita e omaggio a Emma Bonino viene interpretato da certi sedicenti cattolici come un inspiegabile controsenso. Pazienza per il Vangelo, l’accoglienza, la comprensione e la compassione, pazienza per il dialogo: devono essere ai loro occhi categorie di sinistra. Scrive Lea Melandri: “Il valore di una persona va visto nel contesto in cui vive e si forma, nelle contraddizioni e ambiguità di ogni vita, nelle scelte che non ci piacciono come nella possibilità che possano cambiare. Andare incontro a tutti, porsi al di fuori del cerimoniale e delle regole che è tenuta a rispettare una figura sacra come il rappresentante di Dio in terra, cercare il dialogo fra potenze che si combattono per il dominio del mondo (...) Sta in questo la meritata popolarità delle radici cristiane del Papa che, come Francesco d’Assisi, ha rivoluzionato la chiesa e stupito il mondo”. Poi certo. Poteva fare moltissimo di più. Ma anche moltissimo di meno.
È piaciuto ai laici, questo Papa. Più che ai cattolici conservatori. Piaceva a Luciana Castellina, per esempio, che ha 95 anni — sette più di Bergoglio — ed è un faro. (Vedete: ci sono eccezioni alla regola degli 80. Rare, preziose, ci sono). Una ragazza ribelle e magnifica. C’è una foto che la vede il giorno prima dei funerali, il 25 aprile, seduta a terra in un camion, a Milano, a leggere il suo giornale che di lì a poco sarebbe andata a vendere tra la gente. Cercatela. Tempo fa mi ha detto “lo sai, riesco a lavorare bene ormai quasi solo con le suore, coi frati di Assisi. Sono formidabili, fanno un lavoro per strada, con la gente che non ha niente, che nessuno fa più. Anche Francesco, ti dirò: non è per niente male questo Papa”. Luciana Castellina. L’ultima dei comunisti fondatori, femminista, laica: militante in un tempo in cui si conta in denaro e in consenso, il potere. È difficile dire cosa sia la sinistra oggi. Persino un Papa va bene, in assenza di altre passioni. Ma dipende, appunto. Dall’assenza di passioni, per esempio, e dalla forza di una destra più a destra di quanto abbiamo saputo immaginare e arginare. Quindi vediamo, se questi 135 cardinali così “giovani” e così poco europei, troveranno un Francesco secondo o se invece. Dicono che sia lo Spirito Santo a ispirarli: che mormori loro la scelta. Dunque, in assenza di sordità o di difetto di interpretazione della lingua, dovrebbero capire subito. Se lo Spirito Santo parla chiaro dovrebbero far presto.