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I dossier di Musk sugli americani

Elon Musk (reuters)

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Come ci accorgiamo che nel Paese in cui viviamo la democrazia è in pericolo? Quali sono i segnali che ci avvertono che stiamo scivolando nell’autoritarismo? Nel film Io sono ancora qui, tratto dal libro di memorie di Rubens Paiva, la madre dello scrittore capisce che il regime sta per usare il pugno duro contro i dissidenti solo quando i carrarmati sfilano sul lungomare di Rio de Janeiro, mentre lei e i figli fanno il bagno. Fino a quel momento la famiglia Paiva aveva vissuto una vita felice. Da quando ho visto quel film ho cominciato a pensare che, a volte, la democrazia finisce prima che riusciamo a rendercene conto. Per questo mi sono convinta che, come cittadini, il minimo che possiamo fare è rimanere vigili e non farci cogliere impreparati. Purtroppo, dall’insediamento di Trump, sono molti i segnali che mostrano un vero e proprio cambiamento di regime.

Come ci accorgiamo che nel Paese in cui viviamo la democrazia è in pericolo? Quali sono i segnali che ci avvertono che stiamo scivolando nell’autoritarismo? Nel film Io sono ancora qui, tratto dal libro di memorie di Rubens Paiva, la madre dello scrittore capisce che il regime sta per usare il pugno duro contro i dissidenti solo quando i carrarmati sfilano sul lungomare di Rio de Janeiro, mentre lei e i figli fanno il bagno. Fino a quel momento la famiglia Paiva aveva vissuto una vita felice. Da quando ho visto quel film ho cominciato a pensare che, a volte, la democrazia finisce prima che riusciamo a rendercene conto. Per questo mi sono convinta che, come cittadini, il minimo che possiamo fare è rimanere vigili e non farci cogliere impreparati. Purtroppo, dall’insediamento di Trump, sono molti i segnali che mostrano un vero e proprio cambiamento di regime.

L’aspetto che più mi preoccupa — più degli arresti e delle deportazioni di studenti e professori, più dello smantellamento di ministeri e agenzie statali (che non rientra tra le funzioni dell’esecutivo ma del Congresso) e anche più dell’inottemperanza del governo nei confronti delle decisioni della magistratura — è il fatto che il Doge stia raccogliendo un numero imprecisato di informazioni sensibili sui cittadini americani, proprio come accade nei regimi autoritari. È dunque per questo che il dipartimento gestito da Elon Musk è stato creato? C’è il forte sospetto che l’efficientamento del governo, la riduzione della burocrazia, la lotta alle frodi siano pretesti che il Doge usa per raccogliere dati sulla cittadinanza, con una violazione della privacy che non ha precedenti. Il Doge ha preteso (e in parte già ottenuto) dalle agenzie del fisco, delle pensioni, della sanità e del lavoro informazioni riguardanti i nostri conti correnti, i trattamenti pensionistici, le tasse che paghiamo, le malattie di cui soffriamo, il livello di istruzione che abbiamo e persino gli alimenti che versiamo all’ex-coniuge e le sostanze da cui siamo dipendenti. L’elenco, pubblicato dal New York Times, comprende centinaia di voci. Trump ha firmato un ordine esecutivo per il consolidamento di questi dati in un unico sistema informatico e ha incaricato Musk di implementarlo. Mi chiedo, allora, cosa deve farci il governo con i miei conti bancari, la mia pensione e le mie cartelle cliniche? Di solito, nei regimi autoritari, queste informazioni vengono utilizzate per controllare la cittadinanza e creare dossier contro chi dissente. È questo, dunque, quello che stanno facendo? La raccolta dei dati fa parte della svolta autoritaria di questo Paese, così come il pugno duro sul mondo accademico e la totale inosservanza delle decisioni dei giudici?

Nel secolo scorso il governo americano raccolse informazioni sensibili su cittadini e residenti sospettati di essere simpatizzanti del comunismo. Negli anni Quaranta e Cinquanta la caccia alle streghe del senatore McCarthy passò alla Storia come Red scare, la paura rossa. Le vite di migliaia di persone vennero rovinate. Le epurazioni colpirono, tra gli altri, il mondo accademico, quello dei funzionari pubblici (anche della Cia) e quello dorato di Hollywood. Oggi la situazione è ben più grave. McCarthy era solo un senatore, non un membro del governo, e i dossier allora riguardavano solo una parte della popolazione, non 340 milioni di persone. La democrazia non finisce in un giorno. Non finì per la famiglia Paiva nel momento in cui i carrarmati sfilarono a Rio e non finirà per noi, negli Stati Uniti, il giorno in cui Trump non riconoscerà il risultato delle prossime elezioni. La democrazia finisce molto prima, in modo subdolo e silente, tra l’indifferenza di chi si rifiuta di leggere i segnali dell’autoritarismo che avanza.

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