Tollerare gli intolleranti
di Luigi ManconiLa citazione è d’obbligo e nonostante se ne rischi l’abuso, decisamente irrinunciabile. Eccola: “se estendiamo la tolleranza illimitata anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo preparati a difendere una società tollerante dall’assalto dell’intollerante, allora il tollerante verrà distrutto e la tolleranza con lui”. L’autore è Karl R. Popper, uno dei più acuti teorici del liberalismo contemporaneo e quelle parole sono tratte da La società aperta e i suoi nemici, pubblicato appena dopo la sconfitta del nazi-fascismo. Trascorsi ottant’anni, la riflessione di Popper costituisce un cruciale punto di partenza per affrontare dilemmi oggi più che mai ineludibili. Come: le democrazie che consentono spazio e legittimità ai propri nemici, fino a che punto possono accettare lo sviluppo di minacce alla propria stessa sopravvivenza?
Preliminarmente ci si deve intendere sul concetto di tolleranza. Dico subito che i saluti romani, per tutto ciò che di orribile evocano, mi fanno francamente…
La citazione è d’obbligo e nonostante se ne rischi l’abuso, decisamente irrinunciabile. Eccola: “se estendiamo la tolleranza illimitata anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo preparati a difendere una società tollerante dall’assalto dell’intollerante, allora il tollerante verrà distrutto e la tolleranza con lui”. L’autore è Karl R. Popper, uno dei più acuti teorici del liberalismo contemporaneo e quelle parole sono tratte da La società aperta e i suoi nemici, pubblicato appena dopo la sconfitta del nazi-fascismo. Trascorsi ottant’anni, la riflessione di Popper costituisce un cruciale punto di partenza per affrontare dilemmi oggi più che mai ineludibili. Come: le democrazie che consentono spazio e legittimità ai propri nemici, fino a che punto possono accettare lo sviluppo di minacce alla propria stessa sopravvivenza?
Preliminarmente ci si deve intendere sul concetto di tolleranza. Dico subito che i saluti romani, per tutto ciò che di orribile evocano, mi fanno francamente schifo. Per me, dunque, non tollerarli significa non ridimensionarli in alcun modo, non ridurli a macchietta o a folklore, e non evocare, per metterli in burletta, l’Ugo Tognazzi di Vogliamo i colonnelli.
D’altra parte, va respinta l’interpretazione — che si vorrebbe liberale, e che è invece solo stracciona — che legge la riesumazione della X Mas o le parole scellerate di un esponente del governo (“lo spirito straordinario di libertà” del fascismo) come altrettante espressioni della forza e della vitalità della democrazia. No: sono segnali, piuttosto, della sua crisi e della sua vulnerabilità. Dopo di che, sul piano normativo, le cose si fanno più complicate: credo che quelle parole e quei gesti vadano stigmatizzati moralmente ma non sanzionati penalmente, se non quando si traducano in apologia del fascismo o quando siano finalizzati alla riorganizzazione del partito fascista. È quanto affermato, per altro, da una sentenza della Cassazione a sezioni unite del gennaio 2024.
Altro esempio: la destra e, in particolare, la Lega, spesso ha ammiccato a Casa Pound, ma l’alternativa a questa relazione indecente non è la messa fuori legge di quei facinorosi, dal momento che l’inevitabile loro clandestinizzazione avrebbe conseguenze potenzialmente pericolose.
Ciò che si è detto fino a ora può aiutare a comprendere quanto avviene in altri paesi europei. In Germania, le componenti filonaziste di Alternative für Deutschland appaiono inequivocabili, ma il dibattito nel merito ha subito una insopportabile semplificazione. Quasi che si dovesse scegliere tra il mettere al bando il 20.8% dell’elettorato tedesco o l’accoglierlo nel governo (tentazione alla quale si è sottratta a stento la Cdu — Csu). Le cose non stanno affatto così. La tolleranza non comporta che si consideri l’Afd “un partito come gli altri”, pienamente democratico solo in quanto premiato dal voto popolare in libere elezioni. Si tratta, in tutta evidenza, di un partito pericoloso che lavora per la normalizzazione dell’ideologia nazista nel senso comune delle giovani generazioni. Mettere a tacere per legge quel partito sarebbe, probabilmente, un errore; ma un errore ancora più grave sarebbe volerlo “costituzionalizzare”: i democratici tedeschi hanno il dovere, morale ancor prima che politico, di tracciare un solco invalicabile tra loro e Afd: nessuna collaborazione, nemmeno nel più piccolo borgo. Ciò potrebbe portare a una radicalizzazione delle posizioni di Afd, ma avrebbe il significativo esito di rafforzare i fondamenti di valore della democrazia. Proprio quando questi sembrano incrinarsi.
Altrettanto rigore va riservato a situazioni non troppo dissimili. Per quanto riguarda la Francia, si sente dire che non è possibile espellere dall’arena pubblica un partito come Rassemblement National. Ma siamo davanti a una nuova manipolazione della realtà. Un organo indipendente dello stato di diritto, la magistratura, in coerenza con il principio della divisione dei poteri, ha condannato una leader politica in base alla legge. Le conseguenze di quella condanna erano già tutte scritte. Quindi democratico è riaffermare quei principi e non lagnarsi del fatto che Marine Le Pen, pur sostenuta da milioni di voti, debba rinunciare alla corsa per l’Eliseo. Infine, la Romania. O si mette in discussione la legittimità dell’Alta Corte, che non ha accettato la candidatura del sovranista filorusso Calin Georgescu, oppure quella decisione va rispettata: e il vastissimo consenso popolare di cui godrebbe Georgescu non è argomento sufficiente a inficiare le decisioni del massimo organismo di garanzia e a ribaltare le regole dell’ordinamento.
Anche in questo caso cruciale è il ruolo della politica. La vittoria in elezioni democratiche — peraltro turbate da interferenze esterne — non sempre dà al vincitore una cristallina certificazione democratica.