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Il prezzo (alto) dell’energia

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L’incremento è da ricondursi a quello del prezzo del gas naturale. Il rapporto di causa-effetto appare chiaro, ma un’analisi più attenta rivela che il rincaro è superiore
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Il mercato elettrico italiano, più ancora di quello di altri Paesi europei, sta esprimendo negli ultimi quattro anni prezzi grosso modo doppi a quelli rilevati nel corrispondente periodo precedente, anche escludendo l’anomalia del 2020 dovuta al covid. Questo si riflette direttamente sul costo finale dell’energia elettrica per i consumatori industriali e domestici, con gravi effetti sulla disponibilità economica dei cittadini e sulla competitività dell’intero comparto industriale.

Tale drammatico incremento è da ricondursi a quello del prezzo del gas naturale, principale fonte energetica per la produzione di energia elettrica. Ancorché il rapporto di causa-effetto appaia chiaro e inevitabile, una più attenta analisi rivela che l’incremento del prezzo dell’energia elettrica è superiore a quanto imputabile al rincaro del gas usato per la sua produzione. Questo in ragione del meccanismo di formazione del prezzo nel Mercato del giorno prima che regola gli scambi di energia elettrica tra …

Il mercato elettrico italiano, più ancora di quello di altri Paesi europei, sta esprimendo negli ultimi quattro anni prezzi grosso modo doppi a quelli rilevati nel corrispondente periodo precedente, anche escludendo l’anomalia del 2020 dovuta al covid. Questo si riflette direttamente sul costo finale dell’energia elettrica per i consumatori industriali e domestici, con gravi effetti sulla disponibilità economica dei cittadini e sulla competitività dell’intero comparto industriale.

Tale drammatico incremento è da ricondursi a quello del prezzo del gas naturale, principale fonte energetica per la produzione di energia elettrica. Ancorché il rapporto di causa-effetto appaia chiaro e inevitabile, una più attenta analisi rivela che l’incremento del prezzo dell’energia elettrica è superiore a quanto imputabile al rincaro del gas usato per la sua produzione. Questo in ragione del meccanismo di formazione del prezzo nel Mercato del giorno prima che regola gli scambi di energia elettrica tra produttori e consumatori.

Questo, noto come “a prezzo marginale”, prevede che tutti i produttori vengono remunerati al prezzo dell’offerta di vendita più costosa accettata per soddisfare la richiesta di energia. Tipicamente intorno al 60% delle ore tale offerta è relativa a un’unità che usa il gas come combustibile.

Tali unità forniscono in Italia circa la metà dell’energia elettrica totale prodotta. Pertanto il costo del gas si riflette sul costo di produzione di poco più di metà dell’energia prodotta; per la restante metà i produttori beneficiano di un effetto “di trascinamento” per cui la loro remunerazione cresce con il prezzo del gas mentre i loro costi, che non dipendono da alcun combustibile, rimangono stabili.

In passato questo meccanismo è stato giustificato sulla base della sua capacità di fornire due importanti segnali di prezzo: 1) nel lungo periodo definisce l’adeguata remunerazione dei costi, cruciale per guidare l’investimento in nuova capacità per le diverse tecnologie produttive; 2) nel breve periodo definisce un prezzo orario che varia con il consumo elettrico, permettendo alle unità che hanno una limitata capacità di utilizzarla nei periodi di massimo consumo, evitando il ricorso a unità con costi più alti e quindi riducendo i costi per i consumatori.

Tali benefici hanno controbilanciato, in condizioni “normali” di prezzo, il potenziale effetto distorsivo della rendita delle unità cosiddette inframarginali ma la situazione attuale rende questo effetto non più sostenibile, neanche in prospettiva. Infatti l’argomentazione secondo cui i prezzi alti porterebbero a un incremento delle istallazioni di fonti rinnovabili e, nel tempo, a una riduzione del costo dell’energia, non considera che tale riduzione sarà blanda fintantoché non diminuirà la percentuale di ore in cui le centrali a combustibili fossili determinano il prezzo.

Si rivela quindi necessario provare a disaccoppiare la remunerazione delle unità di produzione il cui costo dipende da quello del combustibile da quelle il cui costo di produzione è indipendente da esso. Poiché entrambi i tipi di unità partecipano alla soddisfazione della stessa domanda, questo è tecnicamente complesso ma non impossibile.

Ciò è stato dimostrato da un mio studio, prodotto in collaborazione con l’ingegnere Lacalandra, che ha proposto una modifica dei problemi di ottimizzazione matematica alla base dei meccanismi di formazione del prezzo che, mettendo in competizione le due classi di unità di produzione per il soddisfacimento della domanda totale, ottiene un disaccoppiamento delle loro remunerazioni.

Tale modifica preserva i fondamentali segnali di prezzo, sia nel lungo che nel breve periodo, dell’originale meccanismo a prezzo marginale. Questo senza necessariamente fissare, ad esempio mediante contratti per differenza, la remunerazione delle fonti rinnovabili per un lungo periodo a livelli che potrebbero rivelarsi eccessivi.

La nostra proposta consente quindi di aprire il dibattito concreto e urgente, sia a livello nazionale che europeo, sulla revisione dell’attuale meccanismo di formazione del prezzo nei mercati elettrici.

L’autore è professore del Dipartimento di informatica dell’università di Pisa

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