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I successi delle città e i nodi da sciogliere

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Ecco l’intreccio che si manifesta a sinistra. Da un lato la vittoria alle comunali, dall’altro i referendum e il messaggio ambiguo su Gaza
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Il volto simbolo della giornata di ieri (lunedì 26 maggio) è quello sorridente di Silvia Salis, neo sindaca di Genova per il centrosinistra, dopo dieci anni di amministrazioni di destra. Era parecchio tempo che il Pd non celebrava un successo così limpido, grazie a una figura nuova e fresca, con evidenti capacità comunicative e soprattutto non “ideologizzata”.

È presto per aggiungere altro: al momento è un indizio, un segnale che non va sottovalutato ma nemmeno sopravvalutato. Tuttavia qualcosa vuol dire anche perché si unisce alla squillante vittoria di Ravenna, roccaforte storica della sinistra, e ai ballottaggi di Taranto e Matera. In quest’ultima città il candidato Cifarelli è in testa con una coalizione che non comprende i 5S e tanto è bastato per qualificare il suo esperimento come “riformista”.

Gli ottimisti diranno che si sono aperti tanti piccoli laboratori nel centrosinistra, tutti volti a ridefinire il senso e l’immagine dell’alleanza. I pessimisti o i realisti consi…

Il volto simbolo della giornata di ieri (lunedì 26 maggio) è quello sorridente di Silvia Salis, neo sindaca di Genova per il centrosinistra, dopo dieci anni di amministrazioni di destra. Era parecchio tempo che il Pd non celebrava un successo così limpido, grazie a una figura nuova e fresca, con evidenti capacità comunicative e soprattutto non “ideologizzata”.

È presto per aggiungere altro: al momento è un indizio, un segnale che non va sottovalutato ma nemmeno sopravvalutato. Tuttavia qualcosa vuol dire anche perché si unisce alla squillante vittoria di Ravenna, roccaforte storica della sinistra, e ai ballottaggi di Taranto e Matera. In quest’ultima città il candidato Cifarelli è in testa con una coalizione che non comprende i 5S e tanto è bastato per qualificare il suo esperimento come “riformista”.

Gli ottimisti diranno che si sono aperti tanti piccoli laboratori nel centrosinistra, tutti volti a ridefinire il senso e l’immagine dell’alleanza. I pessimisti o i realisti consiglieranno di non volare troppo in alto: il cammino è ancora lungo prima che il Pd con i suoi alleati possa rappresentare un’alternativa concreta al centrodestra meloniano. Prima di allora saranno numerosi i passaggi da gestire.

Il primo, come è ovvio, riguarda i referendum, i cinque quesiti che la sinistra politica condivide con la Cgil. Nonostante le speranze di Elly Schlein, resta da capire se il risultato, anche in mancanza del quorum, saprà costituire la massa critica in grado di orientare l’opinione pubblica. Per questo sarebbe necessaria un’affluenza di almeno il 40-45 per cento, considerando che la stragrande maggioranza di chi si recherà al seggio lo farà per votare “sì”. E tuttavia un’esigua minoranza si esprimerà per il “no”, staccandosi dal fronte astensionista.

Ma c’è dell’altro. L’idea di una grande manifestazione popolare in solidarietà con Gaza e contro la politica militare di Netanyahu è senza dubbio nel solco della tradizione. Ma comporta dei rischi politici che qualcuno farà notare. Finora tutte le volte che i sindacati e la sinistra sono scesi in piazza ne è derivato un attacco a senso unico contro Israele, senza che fossero ricordate le cause dei bombardamenti in corso. Atroci e da condannare senza esitazioni, ma cominciati solo dopo il pogrom del 7 ottobre ’23, la più grande strage di ebrei dalla fine della seconda guerra mondiale.

Hamas ha ricevuto al più parole di riprovazione, ma nessuna condanna definitiva. E si parla di quelle stessa organizzazione anti-semita che tiene sotto ricatto la popolazione della Striscia, trasformando con assoluto cinismo i civili in scudi umani. Pronta a sfruttare quei poveri morti per alimentare gli obiettivi politici dei gruppi più estremisti.

Ci sono tante voci e altrettante sensibilità nell’arco del centrosinistra, ma quasi nessuno alza con chiarezza la voce contro i terroristi, o almeno ben pochi lo fanno con il coraggio di quei segmenti di popolazione palestinese che scendono tra le vie, in mezzo alle macerie, per indicare proprio in Hamas il vero nemico da debellare.

Ecco allora l’intreccio che si manifesta a sinistra. Da un lato, la vittoria nelle città — pur nei suoi limiti — indica la capacità di individuare candidati credibili, in grado di attrarre consensi più vasti. Dall’altro, la campagna sui referendum e anche il messaggio ambiguo relativo alla tragedia di Gaza rischiano di rigettare il Pd nelle contraddizioni del rapporto con i suoi alleati-rivali. A cominciare dai 5S di Conte, sempre insidiosi e tutt’altro che disponibili a lasciare a Schlein la leadership della coalizione.

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