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Non solo Gaza, la difesa europea è ancora più divisiva

A Gaza durante la distribuzione degli aiuti alimentari

 (reuters)

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Il punto di Folli del 31 maggio 2025
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Gaza divide, ma è un rischio calcolato. Il Pd di Elly Schlein non ritiene di poter lasciare la rappresentanza della piazza pro-Palestina e anti-Israele ai Cinque Stelle e alla galassia dell’estrema sinistra. Un rischio calcolato, appunto, anche se pochi si sentono di affermare che a Roma, il prossimo 7 giugno, non risuoneranno slogan anti-sionisti al limite dell’anti-semitismo. Non saranno i militanti del Pd a gridarli, è logico, ma la piazza è un po’ come la notte di Hegel, dove tutto si mescola nell’indistinto e nell’oscurità. E per evitare il contraccolpo sull’immagine del maggior partito del centrosinistra, forse non basterà che un’ala significativa ma minoritaria, quella cosiddetta “riformista”, vada il giorno prima a Milano a manifestare con toni e argomenti diversi insieme ai centristi. A maggior ragione in questo caso il pericolo è una certa confusione di idee.

Eppure tutto questo è ancora poca cosa rispetto a ciò che ci attende nel prossimo futuro. Il vero tema non è Gaza, …

Gaza divide, ma è un rischio calcolato. Il Pd di Elly Schlein non ritiene di poter lasciare la rappresentanza della piazza pro-Palestina e anti-Israele ai Cinque Stelle e alla galassia dell’estrema sinistra. Un rischio calcolato, appunto, anche se pochi si sentono di affermare che a Roma, il prossimo 7 giugno, non risuoneranno slogan anti-sionisti al limite dell’anti-semitismo. Non saranno i militanti del Pd a gridarli, è logico, ma la piazza è un po’ come la notte di Hegel, dove tutto si mescola nell’indistinto e nell’oscurità. E per evitare il contraccolpo sull’immagine del maggior partito del centrosinistra, forse non basterà che un’ala significativa ma minoritaria, quella cosiddetta “riformista”, vada il giorno prima a Milano a manifestare con toni e argomenti diversi insieme ai centristi. A maggior ragione in questo caso il pericolo è una certa confusione di idee.

Eppure tutto questo è ancora poca cosa rispetto a ciò che ci attende nel prossimo futuro. Il vero tema non è Gaza, dove pure è lampante che Conte si è dato un preciso obiettivo politico: incalzare il Pd, sottoporlo a una costante pressione, scaricando su di esso ogni contraddizione, nel tentativo di erodere la capacità di guida della Schlein. È una partita tutta interna alla sinistra, nella convinzione che la leadership dell’alleanza, a tempo debito, sarà scelta lungo l’orizzonte Pd-5S. Al centro restano solo posizioni di rincalzo. Ma che ne sarà degli elettori, coloro che nel ’27 dovrebbero scegliere da chi essere governati? Non è questione all’ordine del giorno, di tutta evidenza. Peraltro, si è detto, il punto non è solo Gaza. Dietro la questione palestinese, c’è la difesa europea. Vale a dire, il programma di riarmo dell’Unione, destinato a consolidare le forze armate dei maggiori paesi, così da compensare il parziale ritiro americano dagli impegni atlantici e aprire la strada — in tempi e modi non prevedibili — a una futura difesa integrata da contrapporre alle iniziative aggressive di Putin. O dei suoi successori che si annunciano persino più intransigenti e anti-occidentali dell’attuale autocrate.

In un certo senso tutto si tiene: il Medio Oriente, l’Ucraina, la Russia contro l’Alleanza Atlantica… si potrebbero aggiungere le notizie secondo cui Mosca sta rafforzando la sua presenza militare in Libia, per cui le insidie non arriveranno solo da Est, ma anche da Sud. Ora sappiamo che sul terreno politico l’Italia è alquanto fragile di fronte a queste minacce. Elementi di debolezza esistono a destra, dove le posizioni di Salvini sono note e contrarie ai programmi di ammodernamento militare. Tuttavia la maggioranza di governo è articolata intorno a una gerarchia al cui vertice c’è Giorgia Meloni: finora la premier ha tenuto la barra dritta sull’Ucraina e sulla Nato, evitando fratture definitive nel centrodestra. A sinistra la situazione è più complicata perché le divisioni sono più profonde e in apparenza irriducibili. I Cinque Stelle amano aprire nuovi fronti polemici sulla politica estera. Ritengono che il messaggio pseudo pacifista sia il più gradito al loro elettorato e anche a una parte dell’elettorato del Pd. Non solo. Il fatto che una simile linea, qualora domani fosse adottata da un governo di centrosinistra, sia del tutto incompatibile con gli obblighi internazionali dell’Italia, li lascia del tutto indifferenti. Prima i voti, poi si discute.

In altre parole, se la crisi in Europa dovesse aggravarsi anche al di là dell’Ucraina, il centrosinistra non sarebbe pronto ad affrontarla con un progetto strategico convincente. Viceversa a destra il governo Meloni dovrà convincersi a fare dei passi verso l’asse franco-tedesco intorno a cui gira l’equilibrio dell’Unione. Essere isolati non sarà possibile. E la Germania di Merz si presenta come il miglior interlocutore, al di là del rapporto formale ma freddo con la Francia di Macron.

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