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Trump vuole il caos in Europa

Karol Nawrocki con Kristi Noem in Polonia (afp)
Il Paese che 80 anni fa aveva ispirato l’ordine mondiale, e che di quell’ordine era stato il maggiore beneficiario, sembra volerlo smantellare. Alleanze, commercio, stato di diritto: tutto barcolla
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In Polonia, al contrario di quanto era avvenuto in Canada e in Romania, il candidato di Donald Trump ha avuto la meglio, contraddicendo i primi exit poll. Il populista polacco Karol Nawrocki era stato ricevuto nello Studio Ovale e pochi giorni fa la “ministra degli Interni” Usa Kristi Noem era venuta a sostenerlo con un comizio nell’aeroporto polacco di Jasionka, da dove partono molti degli aiuti militari all’Ucraina (e dal quale i soldati americani hanno peraltro annunciato di volersi ritirare).

Arriva dunque il primo successo importante dell’offensiva su vasta scala per esportare i valori Maga in Europa. L’obiettivo era chiaramente indicato in quella sorta di manifesto ideologico Maga che è il Progetto 2025: “smantellare l’Unione europea”. Ora l’alleanza mondiale degli ultraconservatori raddoppierà gli sforzi e le ambizioni. Ma non sarà affatto facile esportare in Europa valori e principi che danneggiano gli europei, specie dopo aver scatenato una guerra commerciale..

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In Polonia, al contrario di quanto era avvenuto in Canada e in Romania, il candidato di Donald Trump ha avuto la meglio, contraddicendo i primi exit poll. Il populista polacco Karol Nawrocki era stato ricevuto nello Studio Ovale e pochi giorni fa la “ministra degli Interni” Usa Kristi Noem era venuta a sostenerlo con un comizio nell’aeroporto polacco di Jasionka, da dove partono molti degli aiuti militari all’Ucraina (e dal quale i soldati americani hanno peraltro annunciato di volersi ritirare).

Arriva dunque il primo successo importante dell’offensiva su vasta scala per esportare i valori Maga in Europa. L’obiettivo era chiaramente indicato in quella sorta di manifesto ideologico Maga che è il Progetto 2025: “smantellare l’Unione europea”. Ora l’alleanza mondiale degli ultraconservatori raddoppierà gli sforzi e le ambizioni. Ma non sarà affatto facile esportare in Europa valori e principi che danneggiano gli europei, specie dopo aver scatenato una guerra commerciale..

Questa guerra, definita la più stupida della Storia, continua: ogni giorno nuovi dazi e poi pause, rinvii e rilanci. Siamo tutti sospesi, come del resto lo siamo anche nel grande gioco della geopolitica: l’annuncio di una tregua imminente o di un negoziato risolutivo e poi l’intenzione di lavarsene le mani. In attesa delle prossime breaking news.

Cinquant’anni fa John Galbraith annunciava l’età dell’incertezza, oggi siamo entrati nell’età del caos. E l’origine del caos è proprio negli Stati Uniti. Il Paese che 80 anni fa aveva ispirato l’ordine mondiale, e che di quell’ordine era stato il maggiore beneficiario, sembra volerlo smantellare. Alleanze, commercio, stato di diritto: tutto barcolla.

Non sembra ispirata da grandi principi strategici l’azione della Casa Bianca, al più si presenta con due caratteristiche costanti. La prima è la velocità. Per sorprendere, per governare l’agenda dei media. Ma anche per la consapevolezza di un tempo che potrebbe rivelarsi breve, di un’opportunità unica ma forse effimera di accumulare enormi vantaggi, anche personali.

Seconda costante: il messaggio ai propri elettori. Trump si rivolge ai lavoratori delle acciaierie, alle aree deindustrializzate, agli americani che si considerano vittime dell’immigrazione senza controlli e perfino alle famiglie diffidenti verso le Università aperte al mondo. Parla alle cento versioni contemporanee dei “forgotten men”, la cui mobilitazione è decisiva in un Paese fortemente polarizzato.

Il vortice degli ordini esecutivi e degli annunci non ha finora prodotto gli effetti sperati. Non su Gaza, dove Netanyahu non si ferma, provocando stragi quotidiane tra i civili palestinesi e danni senza precedenti per la credibilità di Israele. Non in Ucraina, dove la luna di miele con Putin non è durata oltre i 100 giorni e Trump appare come deluso, sempre più prigioniero della ragnatela del presidente russo.

Soprattutto l’età del caos sta indebolendo l’economia americana che, dopo una crescita vicina al 3% nel 2023 e nel 2024, ora rallenta. Le grandi banche Usa prevedono addirittura tra il 30 e il 50% di probabilità di recessione. L’inflazione appare molto più persistente che in Europa. E perfino il ruolo del dollaro come riserva sicura si va incrinando. Certo l’aumento dei dazi danneggerà l’economia europea, togliendo tra lo 0,2 e lo 0,7% di crescita (a seconda del loro livello finale) a un’economia che già cresce troppo poco, attorno all’1%. Ma secondo molte stime potrebbe portare un danno doppio alla crescita americana.

Comunque vadano a finire le controversie giudiziarie — e in parte andranno a finire alla Corte suprema — la legalità dei dazi presidenziali è ormai messa in dubbio. Così come sono già svanite due delle idee forza esibite nei primi 100 giorni di Trump.

L’idea che i dazi servissero per ridurre le tasse in America: le tasse sono state ridotte (ai ricchi) ma a debito, non grazie ai ricavi dei dazi. E l’idea di reindustrializzare l’America alzando i dazi: accadrà il contrario, visto che la cancellazione dell’Inflation Reduction Act, se confermata dal Senato, toglierà di mezzo lo strumento che aveva in effetti indotto alcune imprese europee a spostarsi negli Stati Uniti.

In visita ai Paesi del Golfo Trump ha dichiarato: «Non verremo più a darvi lezioni su come dovete organizzare le vostre società». Giorni prima aveva rivendicato il principio napoleonico secondo cui chi difende il proprio Paese è al di sopra della legge.

Ora il mondo non ha certo bisogno di lezioni dall’Occidente, ma ha un disperato bisogno di messaggi chiari in difesa della libertà e dello stato di diritto. Un’America che non crede più ai propri valori, e che addirittura ne promuove di opposti, ha perso la strada. Non sarà più grande, ma più sola.

Il vuoto che l’Europa, abituata da decenni a guardarsi nello specchio dell’America, deve riempire è davvero enorme. E per il governo italiano sarà sempre più difficile districarsi tra l’affinità ideologica con Trump e i nostri interessi nazionali.

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