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Ultime manovre intorno ai referendum

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La decisione di Giorgia Meloni ha creato sconcerto. Ma è soprattutto la sinistra ad avere un problema. Non tanto per la conquista del quorum, ma per la percentuale dei sì che si conteranno in fondo all’urna
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Mancano pochi giorni al referendum di domenica 8 e lunedì 9 giugno e la tensione è evidente. Quanti conoscono la materia, vale a dire gli esperti di sondaggi, escludono che il quorum sia a portata di mano. Non ce n’è uno, fra questi professionisti del ramo, che prevede la vittoria del sì. Tale sarebbe se si raggiungesse il 50 per cento più uno dei votanti, dal momento che chi si reca alle urne e vota, al 90 per cento risponde in modo affermativo agli interrogativi. La vera competizione è tra il sì e l’astensione.

Anche per questo ha creato un po’ di sconcerto la decisione di Giorgia Meloni di andare al seggio, ma senza ritirare le schede. È chiaro che alla premier dà fastidio essere tacciata di “astensionismo”. Ritiene che ciò disturbi la sua immagine di donna delle istituzioni, nonostante che abbia difeso come del tutto legittimo — e previsto dalla Costituzione — il diritto di restarsene a casa quando si tratta di referendum sgraditi.

Eppure il precedente di Bettino Craxi, qu…

Mancano pochi giorni al referendum di domenica 8 e lunedì 9 giugno e la tensione è evidente. Quanti conoscono la materia, vale a dire gli esperti di sondaggi, escludono che il quorum sia a portata di mano. Non ce n’è uno, fra questi professionisti del ramo, che prevede la vittoria del sì. Tale sarebbe se si raggiungesse il 50 per cento più uno dei votanti, dal momento che chi si reca alle urne e vota, al 90 per cento risponde in modo affermativo agli interrogativi. La vera competizione è tra il sì e l’astensione.

Anche per questo ha creato un po’ di sconcerto la decisione di Giorgia Meloni di andare al seggio, ma senza ritirare le schede. È chiaro che alla premier dà fastidio essere tacciata di “astensionismo”. Ritiene che ciò disturbi la sua immagine di donna delle istituzioni, nonostante che abbia difeso come del tutto legittimo — e previsto dalla Costituzione — il diritto di restarsene a casa quando si tratta di referendum sgraditi.

Eppure il precedente di Bettino Craxi, quell’invito ad andare al mare, non portò fortuna. E c’è una parte degli elettori di destra, magari esigua, che non ha mai digerito quel passaggio. È tipico della presidente del Consiglio non trascurare questa o quella porzione di elettorato, non lasciarla alle lusinghe della sinistra.

Quindi Fratelli d’Italia nel suo complesso si dichiara astensionista, ma il minuscolo partito di Maurizio Lupi, Noi moderati, ha reso noto di voler scelto il no. Un no che non farà la differenza decisiva. Eppure in tal modo si coprono tutte le posizioni e Lupi, che senza dubbio ha concordato la linea con la leader della maggioranza, mantiene intatte le sue ambizioni a rappresentare il candidato del centrodestra come prossimo sindaco di Milano. Una prospettiva più volte indicata come plausibile da Ignazio La Russa.

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Questo per quanto riguarda le manovre a destra intorno ai referendum. Ma è soprattutto la sinistra ad avere un problema, e non è un mistero. Non tanto per la conquista del quorum, a cui pochi credono, ma per la percentuale dei sì che al dunque si conteranno in fondo all’urna.

Elly Schlein si sforza di credere nel migliore risultato possibile, ed è logico. Lei è pronta ad annettersi la percentuale dei consensi, qualunque essa sia. Ma perché l’operazione sia significativa sul piano politico occorre che la cifra si avvicini al 40 per cento o meglio ancora lo superi.

In tal caso Schlein e Landini potranno dire di aver vinto questo anomalo congresso del Pd. Non sarà un successo conclusivo, ma la segretaria prenderà l’abbrivio in vista delle regionali d’autunno, ultima tappa prima delle elezioni politiche alla fine della legislatura. Se invece i sì saranno al di sotto di una certa quota, diciamo il 35 per cento, il quadro sarà del tutto diverso, forse con conseguenze oggi imprevedibili.

Nel frattempo tutto si mescola. Renzi, Calenda e una serie, pur sempre minoritaria, di esponenti del Pd si preparano alla manifestazione di Milano, nella quale la solidarietà con gli abitanti di Gaza s’intreccia con la denuncia dell’antisemitismo risorgente un po’ ovunque, in Europa e negli Stati Uniti. Uno scenario odioso che definisce la nuova minaccia gravante sulle società occidentali, nel segno di un odio inestinguibile, di cui Hamas è l’interprete. Quanto alla manifestazione di sabato 7, giusto alla vigilia dei referendum, si capirà presto se Conte, Schlein, Fratoianni e Bonelli avranno tenuto il loro esercito al riparo della violenza e del rischio di giustificare — certo in modo involontario — il terrorismo.

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