Ieri sera, al teatro Parenti di Milano e fuori di esso, si sono riuniti coloro che non negano solidarietà ai palestinesi, immersi nella loro immensa tragedia, ma sono preoccupati per le ondate di antisemitismo che solcano le società occidentali, frastornate e inquiete. Lo stesso teatro era appena reduce da un episodio di vandalismo, imbrattato di scritte contro Israele. Renzi e Calenda, gli organizzatori principali dell’incontro, hanno calibrato i toni e le parole. “Due popoli, due Stati, un comune destino” era lo slogan, a marcare un’immediata presa di distanza dalla manifestazione Schlein-Conte-Fratoianni-Bonelli che si svolge questo pomeriggio a Roma e che non tiene in alcun conto la posizione e il punto di vista di Israele.
Medio Oriente, Renzi: "Contento della collaborazione con Azione, il governo faccia di più"
Oggi si leva da Roma la denuncia di Netanyahu come cr…
Ieri sera, al teatro Parenti di Milano e fuori di esso, si sono riuniti coloro che non negano solidarietà ai palestinesi, immersi nella loro immensa tragedia, ma sono preoccupati per le ondate di antisemitismo che solcano le società occidentali, frastornate e inquiete. Lo stesso teatro era appena reduce da un episodio di vandalismo, imbrattato di scritte contro Israele. Renzi e Calenda, gli organizzatori principali dell’incontro, hanno calibrato i toni e le parole. “Due popoli, due Stati, un comune destino” era lo slogan, a marcare un’immediata presa di distanza dalla manifestazione Schlein-Conte-Fratoianni-Bonelli che si svolge questo pomeriggio a Roma e che non tiene in alcun conto la posizione e il punto di vista di Israele.
Medio Oriente, Renzi: "Contento della collaborazione con Azione, il governo faccia di più"
Oggi si leva da Roma la denuncia di Netanyahu come criminale di guerra, il che porta con sé la fotografia di Israele quale Stato terrorista e genocida destinato a replicare all’infinito i suoi atti barbarici. Fino a quando? Un noto intellettuale, a suo tempo studioso dell’azionismo, spesso invitato in televisione, ha parlato con molta tranquillità dell’ipotesi di “dissolvere” Israele, cioè cancellarlo dalle carte geografiche. Se questo obiettivo non è stato ancora raggiunto, ha spiegato con noncuranza, dipende dal fatto che lo Stato ebraico gode di possenti protezioni internazionali. Se così non fosse, è il sottinteso, sarebbe facile passare all’ultima fase del piano e appunto “dissolvere” i colonizzatori occidentali. “Free Palestine from the river to the see”: è il progetto che punta a ributtare in mare gli ebrei e a costituire uno Stato palestinese allargato sulle macerie di Israele, un territorio che si presume sarebbe governato da Hamas per conto dell’Iran. Il che, a parte ogni altra considerazione di ordine morale e politico, avrebbe conseguenze devastanti sul rapporto tra questo nuovo insediamento e il resto del mondo arabo circostante. Dal quale, sia detto per inciso, non è mai venuta in questi mesi una sola parola di sostegno, un solo gesto di aiuto alla popolazione palestinese.
Il nodo delle due manifestazioni a Milano e a Roma è tutto qui. Investe la politica estera italiana, il suo orizzonte, il senso della storia. A una domanda della Stampa su questo punto, Elly Schlein ha risposto ieri: “una manifestazione unitaria per chiedere la fine del massacro a Gaza, non è politica estera?”. In realtà, non lo è. È una testimonianza, un momento d’indignazione collettiva, ma la politica estera riguarda un’altra dimensione. Non solo per la buona ragione che un pezzo minoritario ma importante del centrosinistra era a Milano (molti prendono parte a entrambi gli incontri), ma per il diverso orizzonte milanese. La denuncia dell’antisemitismo — come più volte il presidente della Repubblica ha sottolineato — non è un dettaglio irrilevante. È un passaggio decisivo per definire una politica internazionale degna di un paese che voglia definirsi liberal-democratico. Quindi si può dire che a Milano sono emerse le linee generali di un programma di politica estera del centrosinistra. A Roma, oggi, vedremo.
C’è da augurarsi che tutti sappiano controllarsi e controllare le frange dei provocatori che in certi momenti non mancano mai. Dalla testimonianza alla politica: è un salto che la sinistra radicale deve ancora fare. Il passo successivo riguarderà il tema dei “due Stati”. È la linea ufficiale dell’Europa e ovviamente dell’Italia. Ma nessuno crede che sia possibile la convivenza tra un Israele post-Netanyahu e una Palestina governata da Hamas, come se nulla fosse successo. Ecco dove il centrosinistra potrebbe individuare un modo innovativo per affrontare la guerra in Medio Oriente. In fondo molti cittadini di Gaza, eroicamente, già oggi cercano di liberarsi dalla cappa mortale di Hamas.
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