Con l’invio a Los Angeles di 4.000 soldati della Guardia nazionale e 700 marines il presidente Donald Trump trasforma la seconda più grande città d’America nella frontiera avanzata della lotta contro l’immigrazione illegale, mettendo in difficoltà il partito democratico e forzando i limiti della sua autorità nei confronti della California, lo Stato più ricco dell’Unione.
Los Angeles diventa la Ground Zero della sfida ai clandestini quando, a fine maggio, Trump riunisce i più stretti collaboratori guidati da Stephen Miller — l’architetto delle politiche migratorie — per lamentare il fatto che, nonostante la raffica di arresti, il numero è ancora troppo lontano dall’obiettivo di «undici milioni di espulsi» promesso agli elettori.
Quell’impegno è stato decisivo per battere Kamala Harris, raccogliendo voti anche fra democratici e minoranze: da qui il timore di un boomerang politico ancora più pericoloso di quello sui dazi in vista delle elezioni di Midterm per il rinnovo del Congresso n…
Con l’invio a Los Angeles di 4.000 soldati della Guardia nazionale e 700 marines il presidente Donald Trump trasforma la seconda più grande città d’America nella frontiera avanzata della lotta contro l’immigrazione illegale, mettendo in difficoltà il partito democratico e forzando i limiti della sua autorità nei confronti della California, lo Stato più ricco dell’Unione.
Los Angeles diventa la Ground Zero della sfida ai clandestini quando, a fine maggio, Trump riunisce i più stretti collaboratori guidati da Stephen Miller — l’architetto delle politiche migratorie — per lamentare il fatto che, nonostante la raffica di arresti, il numero è ancora troppo lontano dall’obiettivo di «undici milioni di espulsi» promesso agli elettori.
Quell’impegno è stato decisivo per battere Kamala Harris, raccogliendo voti anche fra democratici e minoranze: da qui il timore di un boomerang politico ancora più pericoloso di quello sui dazi in vista delle elezioni di Midterm per il rinnovo del Congresso nel novembre del 2026.
È la genesi della decisione di accelerare la caccia agli illegali nel Golden State dove il governatore Gavin Newsom ha consentito, durante l’amministrazione Biden, a città come San Francisco e Los Angeles di diventare “santuari” di accoglienza per chi varca illegalmente il confine con il Messico.
Gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) puntano sui quartieri Sud della metropoli, roccaforte ispanica, e arrestano almeno 120 illegali — provenienti da Messico, Filippine, Ecuador, Vietnam e Perù — ed è in questo momento che scattano i disordini. La polizia, guidata dalla sindaca Karen Bass, è bersagliata da molotov e bombe carta lanciate da manifestanti che sventolano bandiere latinoamericane, si coprono il volto con la kefiah palestinese e definiscono gli agenti “occupanti”, espressione di un potere illegittimo.
La risposta di Trump è inviare la Guardia nazionale, senza l’autorizzazione del governatore democratico, e poiché gli scontri aumentano il passo seguente è far uscire i marines dalla base di Camp Pendleton. Newsom accusa la Casa Bianca di «scelta autoritaria» perché la Posse Comitatus Act del 1878 vieta di adoperare i militari a fini di polizia sul territorio nazionale ma Trump risponde invocando l’Insurrection Act del 1807 che legittima le eccezioni per sconfiggere «ribellioni contro l’autorità».
Trump: "Se ci sarà ancora rivolta, sono pronto ad usare i poteri anti-insurrezionali"
Per Hina Shamsi, direttore del Progetto sicurezza dell’Unione americana delle libertà civili, siamo a un passo dall’illegalità: «Chiunque porta armi da fuoco sul territorio deve rispettare la Costituzione» perché le città non sono un campo di battaglia.
Lo scontro è frontale e sovrappone tre livelli di crisi: l’uso dei militari dentro le città contro gli illegali; il conflitto di poteri fra governo federale e Stati; la battaglia sulle libertà civili fra Casa Bianca e democratici come avvenne nel 2020 dopo la morte dell’afroamericano George Floyd a Minneapolis.
L’ultima volta che un presidente ha usato i militari contro le proteste di piazza avvenne proprio a Los Angeles, nel 1992, quando George H. W. Bush si trovò a fronteggiare i disordini seguiti all’assoluzione degli agenti bianchi accusati dell’aggressione all’afroamericano Rodney King. Ma all’epoca il governatore e il sindaco della città erano d’accordo con la Casa Bianca mentre ora è l’opposto.
Da qui l’interrogativo sulle conseguenze dell’arrivo dei militari a Los Angeles. Anche perché Trump si dice pronto a «inviarli ovunque» dovessero esserci disordini simili e aggiunge che novemila illegali verranno incarcerati a Guantanamo, sull’isola di Cuba.
A spingere il presidente verso la prova di forza sono i sondaggi che descrivono il ventre dell’America. Per Cbs News/YouGov il 54 per cento è a favore delle espulsioni di illegali e il 46 contrario, con un significativo 78 per cento che imputa ai democratici di essere stati “inefficaci” durante l’amministrazione Biden. Questo spiega perché Trump ha un indice di approvazione sull’immigrazione del 50 per cento rispetto al 45 generale e a un 42 per cento sull’economia, dovuto all’impatto negativo dei dazi.
Sono numeri che suggeriscono la convinzione di Trump di poter recuperare con la lotta ai clandestini il consenso perduto sull’economia, riuscendo a mettere alle strette gli avversari liberal al Congresso e anche ad aprire la partita per il governatore della California, dove si voterà in coincidenza con Midterm.
E ancora: poiché sono gli Stati e le città d’America che — assieme al sistema della giustizia — sono il più efficace contro-potere rispetto all’esecutivo, su temi dal clima all’immigrazione, la prova di forza a Los Angeles può consentire alla Casa Bianca di ridurre di fatto l’autonomia dei poteri locali nell’Unione federale.
Tanto più che la battaglia su sicurezza e migranti mette in difficoltà i democratici. Scott Peters, eletto a San Diego, accusa gli agenti dell’Ice di «crudeltà» ma si affretta ad aggiungere: «Sulla gestione dei confini abbiamo sbagliato noi». Lo stesso Newsom imputa a Trump «misure infiammatorie e pericolose» per la California ma evita di difendere l’idea del «santuario per migranti» di cui parlava con Biden.
Da qui lo scenario di un’accelerazione della campagna di Trump, per trasformare l’America nella nazione simbolo della lotta senza tregua all’immigrazione illegale che tiene banco in tutte le democrazie industriali, a cominciare dalla nostra Europa.