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La strategia di Conte da non sottovalutare

(ansa)

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Il punto di Folli del 21 giugno 2025
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Inutile soffermarsi sulla manifestazione anti-riarmo di oggi a Roma. È già stato detto quasi tutto. I Cinque Stelle rispondono con toni assai più irruenti alla piazza pro-Gaza voluta dal Pd in un altro sabato. Dire no al riarmo europeo, quello che per comodità si chiama il piano von der Leyen, vuol dire anche rifiutare l’Alleanza Atlantica. O meglio, la Nato resta, ma con i suoi limiti e le sue debolezze.

Quello che si rigetta è l’ammodernamento della struttura, la volontà di adeguarla alla minaccia costituita dalla Russia di Putin, minaccia non a caso negata totalmente. Si apprezza Trump quando vuole trovare un accordo strategico con Mosca, sacrificando l’Ucraina. Non lo si apprezza affatto quando fa la voce grossa con Teheran nel tentativo, ricco di contraddizioni, di affiancare Israele mentre attacca il regime degli ayatollah.

Quindi oggi a Roma sfila una varia umanità guidata da Giuseppe Conte. A fare da contorno ci sono Fratoianni e Bonelli, nello stesso ruolo di comprimari già…

Inutile soffermarsi sulla manifestazione anti-riarmo di oggi a Roma. È già stato detto quasi tutto. I Cinque Stelle rispondono con toni assai più irruenti alla piazza pro-Gaza voluta dal Pd in un altro sabato. Dire no al riarmo europeo, quello che per comodità si chiama il piano von der Leyen, vuol dire anche rifiutare l’Alleanza Atlantica. O meglio, la Nato resta, ma con i suoi limiti e le sue debolezze.

Quello che si rigetta è l’ammodernamento della struttura, la volontà di adeguarla alla minaccia costituita dalla Russia di Putin, minaccia non a caso negata totalmente. Si apprezza Trump quando vuole trovare un accordo strategico con Mosca, sacrificando l’Ucraina. Non lo si apprezza affatto quando fa la voce grossa con Teheran nel tentativo, ricco di contraddizioni, di affiancare Israele mentre attacca il regime degli ayatollah.

Quindi oggi a Roma sfila una varia umanità guidata da Giuseppe Conte. A fare da contorno ci sono Fratoianni e Bonelli, nello stesso ruolo di comprimari già svolto a San Giovanni rispetto a Elly Schlein. E poi vari personaggi a titolo personale, a cominciare da Marco Tarquinio e Cecilia Strada, l’ala cosiddetta “pacifista” del Pd, peraltro non organizzata come una corrente. E poi vari gruppi e movimenti d’impronta radicale, senza dubbio non nel senso che Pannella dava a tale termine.

Aspettiamoci slogan e striscioni urticanti, almeno per coloro che guardano con sconcerto a questa seconda piazza radicalizzata e anti-occidentale. Eppure, attenzione. Conte merita tutte le critiche di questo mondo, tuttavia non è un personaggio che si muove come uno sbandato della politica. Spregiudicato, sì. Ma non è privo di lucidità e soprattutto persegue un obiettivo.

Egli coglie alla perfezione le fragilità del Pd, la difficoltà del gruppo dirigente di esercitare una “leadership” e fissare delle priorità in politica estera. Vede che le fazioni “atlantiste” - ossia i riformisti di Guerini, Gentiloni, Picierno e altri - sono quasi ridotte al silenzio o comunque in questa fase ininfluenti. E segue una politica volta a riunire tutti coloro che giudicano troppo tiepida o incoerente la linea del Nazareno.

Non è solo una chiamata a raccolta di tutti gli scontenti. In realtà gli ostili a Israele per Gaza, certo, ma in particolare per la guerra in Iran sono numerosi sia a sinistra sia a destra. E nel partito socialista europeo si riproducono, almeno in parte, le stesse increspature che paralizzano il centrosinistra nostrano. Conte non anela a una corsa solitaria. Se riuscisse a raccordarsi anche con una modesta porzione dei progressisti europei, sentirebbe di aver segnato dei punti decisivi nella sua partita.

I socialisti spagnoli di Sanchez cominciano a dargli qualche soddisfazione. Se poi la crisi iraniana dovesse peggiorare - e i segnali vanno in tale direzione - altre crepe potranno aprirsi. Andranno a fondersi con le inquietudini di altri gruppi in varie nazioni. Ad esempio i seguaci di Mélenchon in Francia. Questo vuol dire che Conte si è ormai stabilito in modo definitivo all’estrema sinistra? Non proprio. Il capo dei 5S sa essere multiforme all’occorrenza.

Ora raccoglie il massimo sul fronte pseudo-pacifista e anti-Nato (pur accettando, par di capire, un progressivo aumento delle spese militari al 2 per cento del Pil: ma non oltre). Domani si vedrà. Il suo obiettivo sarebbe di veder nascere una sorta di “contismo” a livello europeo, così da rendere più credibile il suo ruolo in Italia. E su queste basi negoziare con l’incerto Pd. Sappiamo che queste posizioni dei 5S sono invise in modo assoluto a Sergio Mattarella. Ma non sembra che per il momento la strategia “contiana” contempli un momento di confronto politico con il capo dello Stato.

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