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Dagospia spiato, “Vogliamo i colonnelli”. Trump, il tempo magico di due settimane

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Posta e risposta del 21 giugno 2025
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Caro Merlo, veramente viviamo in un’Italietta all’olio di ricino? Così Dagospia ci ha annunciato che proprio lui, Roberto D’Agostino, noto come lo spione che ficca il naso nei fatti pubblici e privati, è nel gruppo dei giornalisti spiati nell’inchiesta delle procure di Roma e Napoli sul presunto spionaggio con lo spyware Graphite prodotto dall’israeliana Paragon. I magistrati hanno disposto per lunedì gli accertamenti tecnici. Sapremo (forse) tutto. Quale che sia l’esito, c’è temerarietà negli autori di questa grottesca avventura spionistica, non foss’altro perché ascoltare ore e ore di chiacchiere del logorroico Dago è impresa da far tremare le vene e i polsi. Ma poi, chi glielo ha fatto fare? Dago non ha segreti, spiffera tutto quel che trova… Saremmo in piena farsa se il controllo dei giornalisti non puzzasse di manganello e di camicie nere uscite ammuffite dalla cantina dove si trovavano da tempi lontani.

Mirella Serri

Con il telefono di Roberto D’Agostino, che è il cavallo pa…

Caro Merlo, veramente viviamo in un’Italietta all’olio di ricino? Così Dagospia ci ha annunciato che proprio lui, Roberto D’Agostino, noto come lo spione che ficca il naso nei fatti pubblici e privati, è nel gruppo dei giornalisti spiati nell’inchiesta delle procure di Roma e Napoli sul presunto spionaggio con lo spyware Graphite prodotto dall’israeliana Paragon. I magistrati hanno disposto per lunedì gli accertamenti tecnici. Sapremo (forse) tutto. Quale che sia l’esito, c’è temerarietà negli autori di questa grottesca avventura spionistica, non foss’altro perché ascoltare ore e ore di chiacchiere del logorroico Dago è impresa da far tremare le vene e i polsi. Ma poi, chi glielo ha fatto fare? Dago non ha segreti, spiffera tutto quel che trova… Saremmo in piena farsa se il controllo dei giornalisti non puzzasse di manganello e di camicie nere uscite ammuffite dalla cantina dove si trovavano da tempi lontani.

Mirella Serri

Con il telefono di Roberto D’Agostino, che è il cavallo pazzo del giornalismo d’opposizione, il caso Paragon fa un primo salto di qualità, e ha ragione Renzi a denunciare non uno scandalo, ma un sistema. Più che al Watergate, però, questo spionaggio illegale che, ci ripete il candido Piantedosi, «al Copasir non risulta» (ma va?), sordidamente rimanda ai questurini di una volta, picchiatori e diffamatori. Da un lato il potere lavorava sulla diffusione delle veline, la disinformazione di Stato che oggi Fazzolari sta scimmiottando, e dall’altro sul dosaggio dei veleni — “riservato per il duce” — tangenti, corruzioni, segreti sessuali, con i quali si facevano fuori tra di loro. Nel divertito libro che Antonio Padellaro dedica agli “Antifascisti immaginari” mancano, tra i fascisti immaginari che somigliano agli Ugo Tognazzi di “vogliamo i colonnelli”, questi fabbricatori di dossier. Mussolini archiviava le informative sui nemici e — stiano attenti i colleghi meloniani — soprattutto sugli amici, che tanto più erano fedeli quanto più erano ricattabili.

Caro Merlo, Trump ha preso due settimane per decidere se bombardare i “covi” nucleari dell’Iran. È un ultimatum?

Miriam Zanini, Brescia

Due settimane è il tempo senza cronologia e senza orologio di Trump, come dire: “Ora vediamo”. Il New York Times ha fatto l’elenco delle tante volte in cui Trump è ricorso al “numero magico” delle due settimane, dal convincere Putin a trattare con Zelensky sino alla legge di bilancio. Sui giudici che lo accusano, sui dazi, sull’Europa… Due settimane è l’unità di misura del rinvio, l’imprevedibilità del “prima o poi, forse mai”. Andare dietro al tempo di Trump è tempo perso.

Caro Merlo, sono sull’Intercity 611, da Bolzano a Lecce, e lo considero un “campione” dell’Italia. Il condizionatore non funziona e neppure le connessioni, il treno è pieno e tutti si lamentano ma la metà, che ha votato il governo, non dovrebbe, e il 30 per cento, che non va a votare, non ne ha il diritto. Alla fine dovremmo essere una minoranza a lamentarci.

Ida Anceschi

Al contrario, chi li ha votati ha, due volte, il diritto di lamentarsi, perché è stato tradito. Che ci lamentiamo a fare noi che lo sapevamo?

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