Puntuale come il ripetersi delle stagioni, torna il tema del centro politico; o meglio, degli innumerevoli “centrini” che si affollano nella discussione pubblica, ciascuno con la sua minuscola sigla o magari ancora privo di un marchio, eppure ansioso di partecipare alla corsa. Ma di cosa si tratta esattamente? Sappiamo che è esistito in passato — nella cosiddetta Prima Repubblica — un vero, decisivo centro ed era la Democrazia Cristiana. In realtà consisteva in un agglomerato di correnti che agivano con una propria logica, spesso in conflitto tra loro. E tuttavia nei momenti cruciali la Dc sapeva quasi sempre essere unita, almeno quando era in gioco la stabilità del sistema.
Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. Ora si torna a parlare di alcuni correttivi al modello elettorale, in vista di accentuarne l’aspetto proporzionale. Vedremo. Sta di fatto che la sola ipotesi è sufficiente per alimentare varie ambizioni. Quasi mai si tratta di riscrivere le regole e dar vita al nuovo…
Puntuale come il ripetersi delle stagioni, torna il tema del centro politico; o meglio, degli innumerevoli “centrini” che si affollano nella discussione pubblica, ciascuno con la sua minuscola sigla o magari ancora privo di un marchio, eppure ansioso di partecipare alla corsa. Ma di cosa si tratta esattamente? Sappiamo che è esistito in passato — nella cosiddetta Prima Repubblica — un vero, decisivo centro ed era la Democrazia Cristiana. In realtà consisteva in un agglomerato di correnti che agivano con una propria logica, spesso in conflitto tra loro. E tuttavia nei momenti cruciali la Dc sapeva quasi sempre essere unita, almeno quando era in gioco la stabilità del sistema.
Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. Ora si torna a parlare di alcuni correttivi al modello elettorale, in vista di accentuarne l’aspetto proporzionale. Vedremo. Sta di fatto che la sola ipotesi è sufficiente per alimentare varie ambizioni. Quasi mai si tratta di riscrivere le regole e dar vita al nuovo baricentro di un assetto generale. Un tentativo del genere fu fatto, oltre dieci anni fa, da Matteo Renzi presidente del Consiglio e leader del Pd. Non era la nascita di un nuovo soggetto politico, bensì la trasformazione progressiva del Pd in una formazione rappresentativa del ceto medio, capace di esercitare un ruolo simile a quello svolto un tempo dalla Dc, ma in un contesto molto diverso. Ora i vari “centrini” non hanno la stessa speranza. Certo, c’è chi pensa di dar voce a un mondo cattolico non abbastanza ascoltato ovvero di chiamare sulla scena gli amministratori locali. E chi invece si pone il problema di ottenere uno o più seggi in Parlamento alle prossime elezioni.
È una carica che riguarda in prevalenza il settore, diciamo così, moderato del centrosinistra, visto che le correnti più radicali sono ben rappresentate da Conte, Schlein, Fratoianni, Bonelli. Quanto alla destra, esistono già Forza Italia di Tajani e i moderati di Lupi. Non c’è gran spazio per altre siglette, considerando che anche il partito egemone, Fratelli d’Italia, tende ormai a spostarsi su posizioni meno estremiste, in Europa come in Italia.
In definitiva il problema del centrosinistra è il solito, già visto in altre occasioni: il cosiddetto “campo largo” si è esteso a sinistra, ma non si capisce bene chi rappresenti l’elettorato meno radicale. Ossia il ceto che non vuol farsi sedurre da Giorgia Meloni, ma non si fida dei due rivali Schlein e Conte. Un osservatore attento come Mario Lavia su Linkiesta ha sottolineato che il centrosinistra avrebbe bisogno di una figura d’equilibrio in grado di svolgere nella coalizione d’oggi lo stesso ruolo svolto da Romano Prodi ai tempi dell’Ulivo. Se esistesse, darebbe legittimità ai movimenti minori, ma non sacrificabili, e renderebbe meno decisivo il peso dei gruppi radicali. Tuttavia un simile personaggio avrebbe senso solo se fosse il candidato premier di tutto il “campo largo”. Il che è quantomeno inverosimile. Per quale motivo Schlein e Conte dovrebbero darsi da fare per due o tre anni e poi cedere il passo a una figura “terza” che arriva da qualche remoto pianeta e impone la sua legge in nome di un “maggiore equilibrio”? È vero, ha funzionato con Prodi, ma anche in quel caso con limiti temporali piuttosto evidenti.
In ogni caso è prematuro parlarne. Ruffini, Gentiloni, il sindaco di Napoli Manfredi: nomi di esperienza, con una solida reputazione. Ma, come insegna Machiavelli, per mediare o per dare equilibrio a una compagine che non ne ha, occorre essere più forti, non più deboli dei litiganti. Altrimenti è solo un’operazione di corto respiro. Inutile persino per organizzare un cartello elettorale con probabilità di vittoria. Finora i tentativi di dar vita a una voce “moderata” — il famoso Terzo Polo — si sono rivelati illusori. E questo non fa che rendere più complicata la soluzione del rebus.