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Cosa resta delle piccole schermaglie domestiche

Il ministro Antonio Tajani all'inaugurazione della Funivia di Malcesine sul Garda (ansa)

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Il punto dell’8 luglio 2025
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L’estate è di solito la stagione delle crisi internazionali. Quest’anno non ha fatto eccezione, tra l’Iran, Gaza e l’incrudirsi della guerra russa in Ucraina. Viceversa sul piano interno non c’è da attendersi grandi eventi. S’intende, di eccezioni ne abbiamo viste e sofferte nel corso dei decenni, tuttavia tra luglio e agosto è meglio tenere gli occhi aperti sul mondo piuttosto che sulle crisi domestiche. A esempio, nessuno ha creduto sul serio che il favore di Tajani e Forza Italia per lo “ius scholae”, una misura volta ad accelerare l’integrazione dei ragazzi stranieri nel nostro sistema, preludesse a un vero e proprio ricatto del genere “prendere o lasciare”. Dove lasciare coincideva con il messaggio/ultimatum del ministro degli Esteri alla presidente del Consiglio.

Non esageriamo, soprattutto quando ci sono 40 gradi e tutti, più o meno, sognano le vacanze. La questione della scuola per gli immigrati, che è un tema serio, costituisce anche il modo per recuperare a destra la coda di…

L’estate è di solito la stagione delle crisi internazionali. Quest’anno non ha fatto eccezione, tra l’Iran, Gaza e l’incrudirsi della guerra russa in Ucraina. Viceversa sul piano interno non c’è da attendersi grandi eventi. S’intende, di eccezioni ne abbiamo viste e sofferte nel corso dei decenni, tuttavia tra luglio e agosto è meglio tenere gli occhi aperti sul mondo piuttosto che sulle crisi domestiche. A esempio, nessuno ha creduto sul serio che il favore di Tajani e Forza Italia per lo “ius scholae”, una misura volta ad accelerare l’integrazione dei ragazzi stranieri nel nostro sistema, preludesse a un vero e proprio ricatto del genere “prendere o lasciare”. Dove lasciare coincideva con il messaggio/ultimatum del ministro degli Esteri alla presidente del Consiglio.

Non esageriamo, soprattutto quando ci sono 40 gradi e tutti, più o meno, sognano le vacanze. La questione della scuola per gli immigrati, che è un tema serio, costituisce anche il modo per recuperare a destra la coda di un’iniziativa che nasce a sinistra. Non è mai stato interesse di Forza Italia, partito moderato per definizione, schiacciarsi sulle posizioni della Lega, specie ora che Salvini è incalzato da Vannacci. E in definitiva non conviene nemmeno alla premier abbracciare una linea in stile Trump sull’immigrazione. Una volta fissati i criteri generali, messi in opera i controversi centri in Albania, stabilite le distanze tra una destra “intransigente” e una sinistra “lassista”, è superfluo combattere ogni giorno la stessa battaglia. Siamo pur sempre un paese in cui la Chiesa cattolica ha ancora un peso notevole nel costume e nella morale. Quindi il fatto che Forza Italia s’intesti una linea più comprensiva delle esigenze dei minori è persino positivo per l’immagine di una maggioranza di centro-destra.

A patto che non si superi la soglia di guardia. Ecco il punto. Il margine di Tajani trova un limite nella solidità della coalizione. Si può fare quasi tutto ma non scivolare oltre la soglia dell’instabilità. Vale per Tajani come per Salvini. E anche per qualche irrequieto tra i Fratelli. Non è una novità, anzi è una regola base per tutte le coalizioni. Specie d’estate, quando la gente tende a essere distratta; per cui delle imprese di qualche politico le cui prospettive dipendono comunque dagli umori di Giorgia Meloni ci si occupa il minimo indispensabile. Lo “ius scholae” è un tema centrale per Forza Italia, ma adesso non è il momento. Tutti lo hanno capito. Se ne parlerà più avanti, forse molto più avanti, a tempo debito. Quando l’argomento entrerà in qualche trattativa più generale all’interno del centrodestra. È molto chiaro.

Poi c’è un’altra categoria, classificabile come “pasticci”. È un pasticcio di medie dimensioni l’aver immaginato un aumento delle tariffe autostradali proprio nel pieno del cosiddetto esodo estivo. Nella vecchia Prima Repubblica le tariffe si ritoccavano, non c’è dubbio, ma si aveva cura di farlo senza darsi la zappa sui piedi. Ora invece si direbbe che le regole sono cambiate all’insegna dell’autolesionismo. Risultato, un frettoloso ritorno sui propri passi. C’è di peggio, naturalmente, con il mondo in subbuglio. Ma è una scivolata che lascia il segno in una certa parte dell’elettorato. Offre quantomeno un’idea di approssimazione e mancanza di serietà. Un pasticcio, appunto.

Infine ci sono le questioni importanti. I dazi di Trump lo sono. Ma qui l’Italia da sola può fare poco, al di là delle polemiche, se non difendere una linea di saggezza nel quadro dell’Unione europea. Sarebbe un compito da affrontare comunque con impegno perché contribuisce a mettere a fuoco l’immagine dell’Italia in vista delle prossime scadenze.

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