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Putin, l’eccessiva fiducia degli Usa

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Il più grande attacco di droni contro l’Ucraina, l’aumento delle forze russe schierate lungo il fronte, l’imminente arrivo dei rinforzi nordcoreani e la provocazione al limite dei cieli polacchi ci dicono che il leader del Cremlino, Vladimir Putin, ha scelto di umiliare la Casa Bianca perché ritiene di poter sconfiggere Kiev con la forza.

È stata la telefonata di un’ora fra Putin e Trump, avvenuta sei giorni fa, il momento nel quale il rapporto fra i due presidenti è cambiato in peggio. Fino a quel momento Trump era stato fedele alla promessa fatta agli americani di voler siglare la pace in Ucraina a qualsiasi prezzo, anche imponendo i sacrifici più pesanti a Kiev. E la scelta compiuta di bloccare la fornitura di difese antiaeree era stata il passo più avanzato verso il Cremlino. Tanto più che sul tavolo di Putin c’è ancora il piano di JD Vance che consente a Mosca di conservare il controllo di tutti i territori occupati dal 2014 ed anche di annettersi di fatto la Crimea. Ma tali e t…

Il più grande attacco di droni contro l’Ucraina, l’aumento delle forze russe schierate lungo il fronte, l’imminente arrivo dei rinforzi nordcoreani e la provocazione al limite dei cieli polacchi ci dicono che il leader del Cremlino, Vladimir Putin, ha scelto di umiliare la Casa Bianca perché ritiene di poter sconfiggere Kiev con la forza.

È stata la telefonata di un’ora fra Putin e Trump, avvenuta sei giorni fa, il momento nel quale il rapporto fra i due presidenti è cambiato in peggio. Fino a quel momento Trump era stato fedele alla promessa fatta agli americani di voler siglare la pace in Ucraina a qualsiasi prezzo, anche imponendo i sacrifici più pesanti a Kiev. E la scelta compiuta di bloccare la fornitura di difese antiaeree era stata il passo più avanzato verso il Cremlino. Tanto più che sul tavolo di Putin c’è ancora il piano di JD Vance che consente a Mosca di conservare il controllo di tutti i territori occupati dal 2014 ed anche di annettersi di fatto la Crimea. Ma tali e tante aperture e concessioni da parte di Trump hanno avuto l’unico effetto di irrigidire ancor più Putin che continua a dire di voler “disarmare” e “neutralizzare” l’Ucraina.

Perché sente di poter vincere. Per comprendere da dove nasce questa convinzione del leader del Cremlino bisogna tener presente la parabola dei suoi rapporti con la Casa Bianca. Quando l’America viene attaccata da Al Qaeda l’11 settembre 2001, Putin tende la mano a George W. Bush perché teme la forza militare degli Stati Uniti e condivide l’allarme-Jihad ma le difficoltà che gli americani incontrano in Iraq ed Afghanistan lo convincono che l’equilibrio di potere sta mutando. E quando Barack Obama nel 2013 sceglie di non intervenire contro il Raiss siriano Bashar Assad che aveva usato i gas contro la popolazione civile — pur avendo definito questo crimine una “linea rossa” — si convince che l’America oramai esita ad imporsi. Nasce così l’annessione della Crimea, nel 2014, ai danni dell’Ucraina e la conseguente scelta di dare vita ad una serie di interventi militari, dalla Siria al Sahel, che restituisce alla Russia la credibilità di potenza militare. Il passo seguente arriva davanti alla disordinata uscita degli americani da Kabul, nell’agosto del 2021, che restituisce l’Afghanistan ai taliban grazie agli errori commessi dal presidente Joe Biden. È la premessa per il 24 febbraio 2022, l’attacco all’Ucraina al fine di cancellarla dalla carta geografica e far implodere la Nato grazie alle sue lacerazioni interne.

Ora, con Trump alla Casa Bianca, Putin si trova ancora davanti ad un presidente che sembra indebolire l’America: crea crisi a ripetizione con gli alleati europei, asiatici e canadesi, predica l’unilateralismo ed è alle prese con una nazione in ebollizione, come evidenzia la defezione di Elon Musk dal Movimento “Make America Great Again”. Da qui la scelta di Putin di accelerare ancora la sfida strategica per ridisegnare l’ordine di sicurezza internazionale a vantaggio di Mosca e dei suoi alleati, da Pyongyang a Teheran fino a Minsk.

Se Trump pensava che l’aiuto ricevuto da Putin nel porre fine alla guerra Iran-Israele potesse essere il segno di una svolta più ampia, si è dovuto ricredere quando alcuni suoi collaboratori gli hanno fatto sapere che Mosca ha inviato un team di esperti nucleari a Teheran per studiare come riattivare gli impianti atomici colpiti dai raid di Israele e Stati Uniti. Se Trump credeva che il passo indietro sulle armi antiaeree a Kiev potesse sedurre il Cremlino, si è trovato nella notte di martedì davanti al più massiccio assalto di droni russi contro le città ucraina. E se Trump ha immaginato che la minaccia di sanzioni secondarie contro il petrolio russo venduto illegalmente potesse intimorire Putin, ha assistito ad attacchi aerei russi che hanno lambito i cieli polacchi fino al punto da far levare in volo i jet di Varsavia, con le armi innescate.

Da qui il cambiamento di scenario in Ucraina, con il presidente Volodymir Zelensky che improvvisamente ha più carte in mano: concorda con Trump l’arrivo di nuove forniture militari, riceve da Leone XIV l’offerta di ospitare negoziati diretti con la Russia ed oggi a Roma presiede una conferenza sulla ricostruzione che, secondo la Banca Mondiale, può avere un valore complessivo che supera i 500 miliardi di dollari. È l’eccesso di fiducia di Trump nell’inquilino del Cremlino che ha prodotto l’effetto-boomerang che rafforza Zelensky ma viene anche vissuto dai Paesi Ue che confinano con la Russia — a cominciare da Baltici, Polonia e Finlandia — con il palpabile timore di essere alla vigilia di una prova di forza dell’esercito russo, intenzionato a vincere in maniera talmente netta da imporsi a Kiev ed umiliare la Nato.

Forse questo è il motivo per cui il nuovo comandante supremo delle forze alleate in Europa, Alexus Grynkewich, durante l’audizione al Senato di Washington si è spinto a disegnare uno scenario nel quale la Russia “può perdere la guerra”. Il motivo, ha spiegato il generale dell’Air Force, è lo sviluppo dell’uso dei droni per “colpire in maniera devastante le trincee avversarie” grazie ad una tecnica rudimentale, contro la quale Mosca non ha ancora difesa. Ecco di cosa si tratta: munire i droni di un cavo di fibre ottiche lungo fino a 20 km per consentire al pilota di manovrarlo a distanza, evadendo le contromisure elettroniche russe. Questo significa che mentre Putin usa i droni “made in Iran” per attacchi massicci dal cielo alla ricerca del colpo del ko, il Pentagono ritiene che i più sofisticati “droni con il filo” possono in realtà polverizzare le truppe russe. Sono i venti della guerra più brutale che tornano a spazzare le sponde del Dnepr.

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