Come molti temevano, anche l’Unione Europea ha ricevuto la letterina del Presidente Trump, in cui si chiede la completa apertura dei mercati europei ai beni e servizi americani. In caso contrario, dal primo agosto gli Stati Uniti alzeranno al 30% i dazi generalizzati sulle importazioni dall’Unione Europea, già temporaneamente fissati al 10%. Come rispondere?
Innanzitutto, è bene non esagerare il significato di questo gesto. La lettera fa parte di una tattica negoziale che l’amministrazione americana sta usando anche con molti altri paesi — in questa settimana lettere simili sono state spedite a un’altra ventina di paesi. È una tattica rozza e aggressiva, ma non vuol dire che non ci siano più margini di negoziazione. Ci sono ancora tre settimane di tempo per giungere a un accordo, che pareva non fosse così lontano.
In secondo luogo, e come abbiamo già scritto in passato, dobbiamo accettare che un eventuale accordo sarà vantaggioso per gli Stati Uniti ma non per noi. Come direbbe Tru…
Come molti temevano, anche l’Unione Europea ha ricevuto la letterina del Presidente Trump, in cui si chiede la completa apertura dei mercati europei ai beni e servizi americani. In caso contrario, dal primo agosto gli Stati Uniti alzeranno al 30% i dazi generalizzati sulle importazioni dall’Unione Europea, già temporaneamente fissati al 10%. Come rispondere?
Innanzitutto, è bene non esagerare il significato di questo gesto. La lettera fa parte di una tattica negoziale che l’amministrazione americana sta usando anche con molti altri paesi — in questa settimana lettere simili sono state spedite a un’altra ventina di paesi. È una tattica rozza e aggressiva, ma non vuol dire che non ci siano più margini di negoziazione. Ci sono ancora tre settimane di tempo per giungere a un accordo, che pareva non fosse così lontano.
In secondo luogo, e come abbiamo già scritto in passato, dobbiamo accettare che un eventuale accordo sarà vantaggioso per gli Stati Uniti ma non per noi. Come direbbe Trump, non abbiamo le carte. Le esportazioni europee verso gli Stati Uniti sono prevalentemente in settori industriali ad alta intensità di lavoro, mentre noi importiamo da loro molti servizi difficilmente sostituibili e a bassa intensità di lavoro. Una guerra commerciale sarebbe dannosa per entrambi, ma noi soffriremmo molto di più.
Terzo, tuttavia, è giunto il momento di mostrare i denti. La Commissione Europea ha già identificato un pacchetto di contromisure, che può applicare in ritorsione ai dazi americani attivando il meccanismo anti-coercizione. Questa procedura richiede una maggioranza qualificata per bloccare (ma non per approvare) la proposta della Commissione, che quindi ha ampi poteri discrezionali. È bene segnalare che l’Unione Europea è pronta ad attivare la procedura, pur di evitare un accordo troppo dannoso. Sebbene l’economia europea sia più vulnerabile di quella americana, abbiamo visto che il presidente Trump ha una scarsa tolleranza per la reazione negativa dei mercati finanziari. Una guerra commerciale tra Europa e Stati Uniti sicuramente farebbe male ai listini azionari, che soprattutto in America sono già troppo compiacenti. Forse spaventare un po’ i mercati può essere un modo per scoprire il bluff dell’amministrazione americana.
Quarto, è bene non illudersi. Questa amministrazione americana è assolutamente imprevedibile e inaffidabile. Qualunque impegno preso può essere rinnegato il giorno successivo. Dobbiamo abituarci all’incertezza, sia in campo economico che geopolitico. E non è affatto detto che tutto questo finisca allo scadere del mandato di Trump. Purtroppo, è cambiato un sistema politico, e gli Stati Uniti non sono più il paese che quasi tutto l’occidente ammirava e rispettava. Ciò ha un’implicazione importante: dobbiamo affrettarci a ridurre la nostra dipendenza dagli Stati Uniti, in campo militare, tecnologico e finanziario. E questo può essere fatto solo accelerando l’integrazione europea.
Infine, l’Europa deve coordinarsi con il resto del mondo per ripristinare un ordine commerciale globale. Il presidente Trump ha aperto una guerra economica che nessun altro paese ha cercato. Se riesce a negoziare bilateralmente con i singoli paesi, avrà sempre la meglio. Ma per quanto siano importanti, gli Stati Uniti producono non più di un quarto del reddito mondiale. A tutti gli altri paesi conviene coordinarsi nell’ambito di istituzioni multilaterali, sia per mantenere tra loro un regime di scambi regolati ma comunque aperti, sia per rispondere alle minacce americane. Gli Stati Uniti stanno distruggendo l’ordine economico mondiale che loro stessi avevano creato nel secondo dopoguerra. Ora tocca all’Unione Europea agire da protagonista per ristabilire questo ordine, proteggendo se stessa e il resto del mondo dalle follie americane.