✕

Milano, la scelta di non vedere

Una veduta di Milano (ansa)

Ascolta l'audio

È difficile questa volta non parlare di responsabilità politiche intrecciate al mondo degli affari
3 minuti di lettura

Ci risiamo. Milano e i suoi palazzi sono di nuovo al centro della cronaca giudiziaria. Ed è difficile questa volta non parlare di responsabilità politiche intrecciate al mondo degli affari. Le richieste di arresto dell’assessore all’urbanistica, Giancarlo Tancredi, e dell’ex presidente della commissione Paesaggio, Giuseppe Marinoni, portano nella stanza del sindaco Giuseppe Sala – anche lui indagato – che difende il suo operato convinto che l’inchiesta non rispecchi la realtà.

Quella di Manfredi Catella porta invece al circolo degli imprenditori del mattone, della Milano che da un rudere riesce a creare un grattacielo moltiplicando il valore immobiliare dei metri quadrati, grazie anche ai nomi di blasonati architetti nazionali e internazionali.

Negli ultimi vent’anni Catella è riuscito a fare affari a Milano passando attraverso tre giunte di colore politico diverso — da Moratti a Sala — , ha riscosso la fiducia delle principali banche del Paese e ha siglato alcuni dei più interessan…

Ci risiamo. Milano e i suoi palazzi sono di nuovo al centro della cronaca giudiziaria. Ed è difficile questa volta non parlare di responsabilità politiche intrecciate al mondo degli affari. Le richieste di arresto dell’assessore all’urbanistica, Giancarlo Tancredi, e dell’ex presidente della commissione Paesaggio, Giuseppe Marinoni, portano nella stanza del sindaco Giuseppe Sala – anche lui indagato – che difende il suo operato convinto che l’inchiesta non rispecchi la realtà.

Quella di Manfredi Catella porta invece al circolo degli imprenditori del mattone, della Milano che da un rudere riesce a creare un grattacielo moltiplicando il valore immobiliare dei metri quadrati, grazie anche ai nomi di blasonati architetti nazionali e internazionali.

Negli ultimi vent’anni Catella è riuscito a fare affari a Milano passando attraverso tre giunte di colore politico diverso — da Moratti a Sala — , ha riscosso la fiducia delle principali banche del Paese e ha siglato alcuni dei più interessanti sviluppi, come il Bosco Verticale, curato dall’architetto Boeri. Simbolo dello skyline milanese è stato l’unico tra gli imprenditori per cui sono stati chiesti i domiciliari, ma con lui sono stati indagati anche i vertici e le società di gestione del risparmio attive nell’immobiliare, Kryalos e Castello Sgr.

Questi nomi insieme ad altri finiti nelle carte danno l’ampiezza dello scenario nel quale si muove l’inchiesta. Perché i magistrati hanno fatto l’elenco di chi in qualche modo ha avuto a che fare o con l’assessore oppure con la commissione presieduta da Marinoni. Sono Atm, Carfin 92, Euromilano, Hines, Lendlease, Redo sgr, Rete ferroviaria italiana e Unipol.

Di fatto è tutta l’imprenditoria immobiliare della città, come a dire che nessun progetto è escluso da verifiche. Che anni di sviluppo urbanistico, diventato anche motivo di orgoglio per Milano, sono forse stati scritti in un modo non troppo pulito. O comunque non sempre.

Perché in questa storia politica e imprenditoria vanno a braccetto, una commistione che corre pericolosamente nelle conversazioni e negli incontri registrati dagli inquirenti. Gli sviluppi dell’inchiesta e l’eventuale processo dimostreranno la colpevolezza o meno degli indagati, ma fin d’ora appare chiara la sottovalutazione politica che troppe volte ha chiuso gli occhi. Così come la voglia di far soldi. E in fretta.

Alla corte della commissione Paesaggio e di Tancredi sono passati tutti i grandi studi di architettura, i migliori tecnici e i principali gruppi del mattone che lavorano nel capoluogo lombardo. Perché era in quelle sedute che si decideva che là dove c’era un edificio di tre piani si poteva costruire una torre di venti con tutti i vantaggi economici del caso. Nessuno in dieci anni, forse anche più, si era però mai sognato di dire che c’era qualcosa di irregolare.

Ora non è pensabile che si possa bloccare lo sviluppo di una città come Milano e nemmeno che la ridefinizione della mappa cittadina debba passare attraverso le strettoie della corruzione. È un prezzo troppo alto da pagare. Se c’è stata va punita, ma non si può lasciare che la proiezione internazionale della città finisca nelle carte bollate che per loro natura hanno tempi che non si conciliano con la volontà di chi vuole correre. E stare al passo dell’Europa. Colpa della politica è non aver capito quello che stava succedendo. Nel caso peggiore, averlo tollerato.

Tancredi forse non doveva diventare assessore. Era stato un alto dirigente del comune di Milano, direttore dell’Area pianificazione tematica e valorizzazione aree. In quel ruolo si occupava di tutti grandi interventi sul territorio, dallo stadio di San Siro al Pirellino fino alla riconversione degli scali ferroviari. Non c’era progetto rilevante che non passasse dalle sue mani.

Proprio per questo la sua nomina era in contrasto con una delibera Anac del 2018, secondo cui un dirigente di un Comune con una popolazione superiore ai 15mila abitanti non può assumere un ruolo politico lì dove aveva lavorato. Il conflitto di interessi era evidente, la questione di incompatibilità fu sollevata ma non ebbe alcun esito. E questo è stato il primo “non vedo” della politica.

Il secondo, la riconferma di Marinoni a presidente della commissione Paesaggio. A ridosso della scadenza del primo mandato, il 7 novembre 2024, aveva già ricevuto un avviso di garanzia dalla procura di Milano relativo al procedimento che ieri ha portato alla richiesta di arresti.

E cosa fa Tancredi? Il 22 dicembre 2024, un mese dopo, lo ripropone a Sala. E il sindaco lo conferma per il quadriennio 2025-2029. La posizione di Marinoni non era difendibile perché fino ad allora non aveva mai dichiarato di aver ricevuto consulenze da quei gruppi a cui in commissione doveva approvare i progetti edilizi. E quelle consulenze oggi per la procura sono diventate i soldi della corruzione.

Leggi i commenti