«È come se dalla torre di controllo non mi dicessero in che pista atterrare e allora resto lì, giro in tondo a quota sempre più bassa e non so dove fermarmi, non c’è il mio posto», mi ha detto Cesare Cremonini poco prima di salire sul palco del suo ultimo concerto, l’altra sera allo stadio Olimpico di Roma. Ultimo di un giro d’Italia che ha chiamato a raccolta seicentomila persone. Seicentomila s…