Qualcuno nei giorni scorsi ha evocato l’abusata immagine della grande montagna che partorisce un minuscolo topino. In effetti, è quello che sembra, al punto cui siamo giunti. Il discorso del sindaco di Milano in Consiglio comunale è stato corretto, dignitoso, ma prevedibile in ogni capoverso. A cominciare dal primo, in cui ha rivendicato di avere le “mani pulite”.
Sì, pulite come il nome dell’inchiesta che oltre trent’anni fa diede il via allo sconquasso giudiziario. Ma oggi questa nuova iniziativa giudiziaria non sembra avere molto in comune con la lontana Tangentopoli. Tutto è possibile, s’intende, ma anche le sorprese hanno bisogno di uno stato d’animo, di un’atmosfera drammatica in cui ogni giorno ci si aspetta qualche novità inquietante. Se si ricorda la Milano di allora, non si può negare che adesso il clima politico sia diverso in modo radicale.
Chi ha provato a dare una spallata alla giunta, lo ha fatto in queste ore senza troppa convinzione: quasi per onore di firma. Così i…
Qualcuno nei giorni scorsi ha evocato l’abusata immagine della grande montagna che partorisce un minuscolo topino. In effetti, è quello che sembra, al punto cui siamo giunti. Il discorso del sindaco di Milano in Consiglio comunale è stato corretto, dignitoso, ma prevedibile in ogni capoverso. A cominciare dal primo, in cui ha rivendicato di avere le “mani pulite”.
Sì, pulite come il nome dell’inchiesta che oltre trent’anni fa diede il via allo sconquasso giudiziario. Ma oggi questa nuova iniziativa giudiziaria non sembra avere molto in comune con la lontana Tangentopoli. Tutto è possibile, s’intende, ma anche le sorprese hanno bisogno di uno stato d’animo, di un’atmosfera drammatica in cui ogni giorno ci si aspetta qualche novità inquietante. Se si ricorda la Milano di allora, non si può negare che adesso il clima politico sia diverso in modo radicale.
Chi ha provato a dare una spallata alla giunta, lo ha fatto in queste ore senza troppa convinzione: quasi per onore di firma. Così i Cinque Stelle, che sono nati nel furore “giustizialista” e non possono rinnegare se stessi. Così la Lega, che nei momenti topici ritrova sempre il filo misterioso che li riavvicina al vecchio partner del governo gialloverde.
Tuttavia sembrano anche loro consapevoli che il sacrificio dell’assessore Tancredi è il massimo che possono ottenere per come si sono messe le cose. Poi sono sempre possibili i colpi di scena, non prevedibili per definizione. Però la cronaca al momento dice altro. Del resto anche la sorte di Tancredi non nasce da un’ammissione di colpa, come è logico, bensì da un gesto dettato dall’opportunità politica. E da un rapporto non così positivo con una parte della maggioranza su cui si regge Sala.
Ciò significa che per un attimo si è sollevato il velo che nasconde la realtà. Vale a dire che il sindaco sembra salvo non tanto per l’entusiasmo del Pd nei suoi confronti, quanto per la necessità di evitare il peggio. La debolezza, almeno così pare, delle accuse rischiava di trascinare la città di Milano in un gorgo di cui nessuno era in grado di intravedere la fine. E come si è visto, la stessa destra ha evitato di farsi travolgere prima del tempo.
Il “garantismo” imposto da Giorgia Meloni, nonostante eccezioni anche significative, è dettato da un calcolo politico abbastanza ovvio. Non è interesse di nessuno accelerare le scadenze della crisi milanese. Forse perché la stessa destra non è pronta per l’anticipo elettorale. Maurizio Lupi, cioè il candidato in pectore di La Russa e altri, deve attendere. A palazzo Chigi non si ha voglia di affrontare un’altra grana che si può quantomeno rinviare.
È vero, la Lega recita la sua parte, ma come abbiamo visto la sua protesta non supera il livello di guardia. E chi ha scelto la strada del “giustizialismo” vecchio stampo di pessimo gusto, come il consigliere Marcora che ha raffigurato il sindaco vestito da ergastolano, è rimasto isolato. Ricordate il giorno in cui qualcuno agitò il cappio in Parlamento? Altri tempi, altri stati d’animo collettivi. Ora tutto si ripete in sedicesimo.
Tanto più che siamo esattamente alla vigilia del voto in Senato sulla riforma della giustizia: con la separazione delle carriere. Provvedimento controverso, come è noto, è tuttavia passaggio significativo della legislatura. Serviranno altre due letture per il testo di revisione costituzionale, ma si capisce che il ministro Nordio e la premier sono convinti di aver segnato un punto importante nel confronto con la sinistra. È qui che si concentra la loro attenzione. Milano stavolta è uno scandalo secondario.