✕

Conte tra astuzie e nuove strategie

Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 stelle 

Ascolta l'audio

Le inchieste di Milano e Pesaro minano il sentiero del fatidico campo largo
2 minuti di lettura

Il tema dell’estate, se vogliamo restare nel recinto del cabotaggio politico, riguarda il rapporto fra Conte e Schlein alla luce di Milano e Pesaro. Due scandali minori, forse, ma sufficienti a minare il sentiero del fatidico “campo largo”.

C’è chi vede un Giuseppe Conte pronto a silurare l’alleato, nel segno di un “muoia Sansone con tutti i filistei” di antica memoria, scelta che senza dubbio sarebbe gradita all’ala intransigente dei Cinque Stelle, figlia degli anni ruggenti del movimento, ma ci vorrebbe un Beppe Grillo redivivo, ipotesi del tutto inverosimile. E c’è invece chi vede l’ex premier imborghesito, convertito a un moderatismo simil-democristiano: per cui non morde più, al massimo si ritaglia il ruolo del magistrato che decide i prossimi passi dell’inchiesta.

Lo ha scritto Il Foglio e il richiamo, sia pure ironico, al nuovo conflitto tra politica e giustizia rende l’idea. In fondo i Cinque Stelle, coloro che più di altri hanno fatto da portavoce alle procure in un clima …

Il tema dell’estate, se vogliamo restare nel recinto del cabotaggio politico, riguarda il rapporto fra Conte e Schlein alla luce di Milano e Pesaro. Due scandali minori, forse, ma sufficienti a minare il sentiero del fatidico “campo largo”.

C’è chi vede un Giuseppe Conte pronto a silurare l’alleato, nel segno di un “muoia Sansone con tutti i filistei” di antica memoria, scelta che senza dubbio sarebbe gradita all’ala intransigente dei Cinque Stelle, figlia degli anni ruggenti del movimento, ma ci vorrebbe un Beppe Grillo redivivo, ipotesi del tutto inverosimile. E c’è invece chi vede l’ex premier imborghesito, convertito a un moderatismo simil-democristiano: per cui non morde più, al massimo si ritaglia il ruolo del magistrato che decide i prossimi passi dell’inchiesta.

Lo ha scritto Il Foglio e il richiamo, sia pure ironico, al nuovo conflitto tra politica e giustizia rende l’idea. In fondo i Cinque Stelle, coloro che più di altri hanno fatto da portavoce alle procure in un clima di “giustizialismo” esasperato, adesso provano a darsi un’altra identità. Troppo presto per dire se ci stanno riuscendo, ma una trasformazione è in corso, difficile negarlo.

È una delle scommesse a cui si è dedicato Conte. Non travestirsi da Grillo di serie B e nemmeno guidare un partito minore che vive di gloria passata sforzandosi di rallentare la decadenza, come una vecchia signora che vende l’argenteria di famiglia un pezzo alla volta. L’ambizione è molto più alta e non si esaurisce certo in un incontro con Ricci per dargli qualche speranza come candidato nelle Marche.

Il disegno, ormai chiaro da tempo, è quello di guidare sul piano politico l’intero centrosinistra pur avendo meno voti del Pd, almeno a sentire i sondaggi. I passaggi li abbiamo già visti. In un primo tempo si alternano momenti di rottura e fragili tregue; si lascia che il Pd faccia del “campo largo” la sua ossessione, in una chiave “testardamente unitaria”, senza mai pronunciare un sì o un no definitivi; all’espressione “centrosinistra” si preferisce alleanza dei “progressisti”.

E via di questo passo. Poi, quando si capisce che il vertice del Pd non vuole o non sa esercitare la leadership che dovrebbe essere tipica di una forza intorno al 22-23 per cento, ecco l’astuto avvocato presentarsi sulla scena con un nuovo abito.

Scommessa ardita, si è detto. Perché è evidente che Conte sta tentando un salto acrobatico. Da partito anti-sistema, si sforza di traghettare i 5S verso una cornice che accetta le regole del sistema, pur mantenendo una spinta radicale e massimalista di fondo. Con tutte le asperità e gli aspetti sgradevoli che ciò comporta: vedi in particolare la politica estera dall’Ucraina al Medio Oriente.

In passato operazioni di questo genere non hanno funzionato. L’Uomo Qualunque di Giannini ebbe nell’immediato dopoguerra il successo che gli storici ricordano, ma poi fu assorbito dalla Dc e in parte dal Msi. In sostanza, fu solo una fiammata.

In Francia il movimento di Pierre Poujade, estremista e anti-parlamentare (non privo, va detto, di tratti anti-semiti), tenne la scena negli anni Cinquanta, durante la crisi della Quarta Repubblica, e fu infine cancellato da De Gaulle. A Poujade rimase via via solo il buon rapporto personale con Mitterrand.

I 5S hanno già superato i record di diverse forze anti-sistema. Tuttavia ora è il momento delle scelte. Conte non vuole disperdere l’11-12 per cento di cui è accreditato, ma il tardo “grillismo” non gli serve a nulla.

È un momento interessante: essere diversi senza spezzare le radici. Dimenticare il populismo senza freni senza diventare dei moderati a caccia di poltrone. Il problema è che i 5S non hanno cultura riformatrice, non si riconoscono nelle maggiori correnti politiche nazionali. Peraltro anche il quadro generale è cambiato rispetto a trenta o cinquanta anni fa. Conte avrà le sue carte da giocare.

Leggi i commenti