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Il caso von der Leyen visto dall’Italia

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A destra Giorgia Meloni evita di assestare il colpo di grazia a una presidenza europea già indebolita. A sinistra invece si chiedono le dimissioni e si considera esaurito il ciclo della baronessa tedesca
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Se si osserva la vicenda dei dazi con gli occhiali della politica interna, alcune conseguenze sono più chiare di altre, eppure tutte indicano un rapporto deteriorato con la presidenza di Ursula von der Leyen, la mediatrice a cui tutti ora hanno qualcosa da rimproverare. Ma con alcune distinzioni.

A destra la confusione è notevole. Salvini ne ricava un’altra lezione su quanto sia inutile l’Ue: lascia intendere che se avessimo trattato da soli, in via bilaterale come il Regno Unito, avremmo spuntato accordi migliori. La controprova di tale convinzione non esiste, ma è un argomento che viene speso per raccogliere — a mo’ di rete a strascico — i consensi degli anti-europeisti. Niente di nuovo.

Più attenta alle complessità del giorno dopo è la posizione della premier, a cui si aggrega il ministro degli Esteri Tajani. A palazzo Chigi si ritiene che l’intesa in Scozia poteva andare peggio e che molto c’è da fare per verificarla in tutti i dettagli. In altre parole, la percentuale del …

Se si osserva la vicenda dei dazi con gli occhiali della politica interna, alcune conseguenze sono più chiare di altre, eppure tutte indicano un rapporto deteriorato con la presidenza di Ursula von der Leyen, la mediatrice a cui tutti ora hanno qualcosa da rimproverare. Ma con alcune distinzioni.

A destra la confusione è notevole. Salvini ne ricava un’altra lezione su quanto sia inutile l’Ue: lascia intendere che se avessimo trattato da soli, in via bilaterale come il Regno Unito, avremmo spuntato accordi migliori. La controprova di tale convinzione non esiste, ma è un argomento che viene speso per raccogliere — a mo’ di rete a strascico — i consensi degli anti-europeisti. Niente di nuovo.

Più attenta alle complessità del giorno dopo è la posizione della premier, a cui si aggrega il ministro degli Esteri Tajani. A palazzo Chigi si ritiene che l’intesa in Scozia poteva andare peggio e che molto c’è da fare per verificarla in tutti i dettagli. In altre parole, la percentuale del 15 per cento deve essere valutata se aggiuntiva o sostitutiva rispetto a precedenti balzelli.

E ancora: nell’infinito catalogo dell’esportazione italiana destinata agli Usa, i dazi potrebbero non colpire allo stesso modo tutti i prodotti. I vari ministri e gli esperti hanno un lungo lavoro da fare, insieme agli imprenditori, per capire dove intervenire per riaffermare un po’ dell’interesse italiano che la veloce trattativa Trump-von der Leyen ha sacrificato.

Questo è un aspetto, peraltro molto rilevante, in cui il giudizio di merito sull’intesa precede la valutazione politica generale. Ma è chiaro che il governo di Roma non ha abbandonato la linea prudente, per cui lo sforzo consiste ancora nel salvare il salvabile, sfruttando i prossimi giorni e le settimane a venire. Più che di ottimismo, si tratta di realismo in una situazione logicamente difficile.

Una linea molto simile a quella tedesca del cancelliere Merz. Il negoziato non poteva essere bilaterale in stile inglese, dati i nostri vincoli con l’Unione da cui invece Londra è esente. Ma d’ora in poi, se le condizioni lo consentiranno, l’Italia potrà negoziare alcune eccezioni a singoli e specifici prodotti.

Chi attacca von der Leyen con toni assai aspri sono i partiti di opposizione: da Calenda a Renzi, ma soprattutto Elly Schlein, Conte e gli altri. Qui il tema è il cedimento europeo di fronte all’arroganza americana. Ed è curioso il paradosso che si è creato.

A destra, a parte la Lega, Giorgia Meloni, che non fa parte della maggioranza, evita di assestare il colpo di grazia a una presidenza europea già gravemente indebolita. A sinistra invece si chiedono le dimissioni o comunque si considera esaurito il ciclo della baronessa tedesca. Aveva cominciato a suo tempo con la formula della “maggioranza Ursula”, capace di tenere insieme forze diverse e orientate verso il centrosinistra.

Eppure oggi è proprio un segmento non certo secondario della sua coalizione che la delegittima. E di fatto potrebbe innescare fra qualche mese la caduta della commissione: per quanto non sia del tutto chiaro cosa avrebbe potuto fare di meglio von der Leyen nel duello, tanto era evidente l’asimmetria tra il soggetto forte e il soggetto debole.

Certo, il rischio politico della vicenda, forse addirittura la certezza, è una crescente distanza fra le due sponde dell’Atlantico. Con evidenti riflessi sui problemi aperti, a cominciare dalla guerra in Ucraina e dal rapporto con Mosca di quel che resta dell’Unione. Forse nell’Europa in crisi sta cominciando la stagione di Merz, espressione dei nuovi equilibri che mettono radici nelle capitali e a Bruxelles.

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