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Conte-Schlein, duello a sinistra

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Il punto di Folli dell’1 agosto 2025
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Chi nelle ultime settimane ha seguito con qualche attenzione il dibattito a sinistra, non si sarà sorpreso degli ultimi sviluppi tra Pesaro e Milano. Nelle Marche Giuseppe Conte ha fatto quello che aveva lasciato intuire. Nonostante gli avvisi di garanzia e le polemiche, ha confermato la fiducia nel candidato alla Regione, Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro. Avrebbe potuto fare rotolare la sua testa nel solito paniere dei ghigliottinati, ma l’epoca grillina del “Vaffa day” è finita, forse per sempre. In ogni caso Conte ha imboccato una strada diversa, a costo di scontentare il settore più intransigente del popolo anti-casta, quello che è sempre pronto a comandare il plotone d’esecuzione.

Tuttavia oggi l’ex premier è diventato l’uomo che distingue e soppesa a seconda delle circostanze, confermando quanto poco sia stato in passato un “grillino” autentico. Lo è stato per convenienza quando non era abbastanza forte per opporsi al vecchio padre-padrone. Ora è tutta un’altra storia: Conte …

Chi nelle ultime settimane ha seguito con qualche attenzione il dibattito a sinistra, non si sarà sorpreso degli ultimi sviluppi tra Pesaro e Milano. Nelle Marche Giuseppe Conte ha fatto quello che aveva lasciato intuire. Nonostante gli avvisi di garanzia e le polemiche, ha confermato la fiducia nel candidato alla Regione, Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro. Avrebbe potuto fare rotolare la sua testa nel solito paniere dei ghigliottinati, ma l’epoca grillina del “Vaffa day” è finita, forse per sempre. In ogni caso Conte ha imboccato una strada diversa, a costo di scontentare il settore più intransigente del popolo anti-casta, quello che è sempre pronto a comandare il plotone d’esecuzione.

Tuttavia oggi l’ex premier è diventato l’uomo che distingue e soppesa a seconda delle circostanze, confermando quanto poco sia stato in passato un “grillino” autentico. Lo è stato per convenienza quando non era abbastanza forte per opporsi al vecchio padre-padrone. Ora è tutta un’altra storia: Conte resta un maestro di opportunismo, ma in una prospettiva diversa. Riassumibile così: nelle Marche salva il candidato Ricci; a Milano, dove sono scattati gli arresti domiciliari per lo scandalo edilizio, lascia il sindaco Sala al suo destino; a Firenze non garantisce nulla al presidente uscente Giani in cerca di conferma; a Napoli assiste alla resa dei conti interna al Pd sulla successione a De Luca.

Qual è il comune denominatore di queste situazioni? Tutti i personaggi in prima linea appartengono al Pd, il partito di Elly Schlein: vale a dire che è soprattutto la segretaria di quel partito ad avere qualcosa da perdere. Quindi ad aver bisogno di alleati solidi e se possibile leali, è ancora lei. Fratoianni e Bonelli sono leali ma non abbastanza solidi. Calenda e Renzi vorrebbero uno spazio e un ruolo, ma sono ancora in cerca d’identità — rispetto al centrosinistra, s’intende. Conte potrebbe essere la spalla ideale per il Pd, ma non ha alcuna intenzione di recitare quella parte. Al tempo stesso non intende essere lui quello che affosserà il famoso “campo largo”. Il campo che qualcuno ieri ha salutato come in via di consolidamento grazie all’appoggio confermato a Ricci. Si tratta probabilmente di un abbaglio. Non perché Conte voglia tornare al passato remoto, punto che si può escludere. Ma per la buona ragione che si aspetta molto, forse troppo, da Elly Schlein.

La vera ambizione di Conte, non lo scopriamo oggi, è ritrovare la “leadership” dell’intero centrosinistra ed esercitarla con un adeguato consenso. Il sacrificio di deludere un po’ di Cinque Stelle oltranzisti può essere compensato solo così: strappando al Pd la guida sostanziale della coalizione “progressista”. Il che significa ricevere l’investitura per il ritorno a Palazzo Chigi, una volta vinte le elezioni politiche. Prospettiva, bisogna ammetterlo, al momento piuttosto nebulosa all’orizzonte. Ma un politico sa essere tenace, quando ha un traguardo da raggiungere. La vera domanda a questo punto è quasi obbligata: perché Elly Schlein dà l’impressione di essere inerte? Quasi sempre la segretaria si fa battere sul tempo (si tratti di Gaza, dell’Ucraina, del rapporto con Trump) dal suo furbo concorrente. Quasi sempre agli elettori arriva l’immagine di un capo dei 5S che sa agire e soprattutto parlare — un’orgia di parole — in modo tempestivo, a nome di tutta l’alleanza.

Vuol dire molto. Alle regionali, se la sinistra vince, si dovrà dire che il merito principale è del M5S. Se perde, si vorrà dimostrare che è dipeso dalla debolezza del partito egemone. Incapace peraltro di esercitarla, questa egemonia. La vicenda di Pesaro, e in parallelo quella di Milano, segna uno spartiacque. Vedremo nelle prossime settimane. In fondo nelle Marche si vota fra meno di due mesi e sarà un voto molto politico.

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