Caro direttore, le tensioni economiche internazionali sui nuovi e più gravosi dazi sono le più evidenti, ma non sono le uniche. Parallelamente è in atto anche un aspro conflitto monetario fra le principali valute internazionali. Infatti l’egemonia mondiale del dollaro è contestata e contrastata innanzitutto dai Brics, da importanti Stati come India, Cina, Russia, Brasile e Sudafrica che operano con strategie diverse da quelle dell’Occidente: più di recente a questi Paesi si sono aggiunti Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Argentina.
I nuovi dazi promossi dagli Stati Uniti rappresentano anche un tentativo di risposta ai Brics e di rilancio dell’egemonia economica mondiale degli Usa. Nel frattempo la sempre maggiore solidità e autorevolezza dell’euro pone la moneta europea come distintamente concorrenziale anche con il dollaro americano.
In questo contesto si inserisce anche la “criptoscommessa di Trump”, come ben analizzato da Maurizio Molinari su Repubblica…
Caro direttore, le tensioni economiche internazionali sui nuovi e più gravosi dazi sono le più evidenti, ma non sono le uniche. Parallelamente è in atto anche un aspro conflitto monetario fra le principali valute internazionali. Infatti l’egemonia mondiale del dollaro è contestata e contrastata innanzitutto dai Brics, da importanti Stati come India, Cina, Russia, Brasile e Sudafrica che operano con strategie diverse da quelle dell’Occidente: più di recente a questi Paesi si sono aggiunti Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Argentina.
I nuovi dazi promossi dagli Stati Uniti rappresentano anche un tentativo di risposta ai Brics e di rilancio dell’egemonia economica mondiale degli Usa. Nel frattempo la sempre maggiore solidità e autorevolezza dell’euro pone la moneta europea come distintamente concorrenziale anche con il dollaro americano.
In questo contesto si inserisce anche la “criptoscommessa di Trump”, come ben analizzato da Maurizio Molinari su Repubblica il 31 luglio. Il Genius Act è la prima normativa Usa per regolamentare le stabelcoin, le cosiddette valute digitali legate al dollaro, per rilanciare l’egemonia mondiale monetaria del dollaro. Quindi le criptovalute riconosciute dagli Usa competono anch’esse nel mercato monetario internazionale, anche se molti Stati o Unioni di Stati, come l’Unione europea, non le riconoscono giuridicamente.
In effetti sono anni che criptovalute non espressione di istituzioni cercano di competere nelle tecnologie con le monete riconosciute e garantite dalle istituzioni. In particolare la Bce e il Sistema europeo delle banche centrali, di cui autorevolmente fa parte la Banca d’Italia, e altre autorità come Consob, hanno ripetutamente e costantemente indicato i forti rischi economici e di legalità insiti nelle pseudo criptovalute e anche nelle cosiddette stablecoin.
Infatti tali istituzioni hanno la responsabilità di concorrere a salvaguardare la stabilità, l’efficacia e l’efficienza dell’intero sistema finanziario nel quale operano innanzitutto le banche e in generale le famiglie e le imprese, oltre alle istituzioni.
La competizione tra monete espressione di istituzioni e tecnologie finanziarie digitali si intreccia con quella dei debiti sovrani degli Stati e con i conflitti bellici e sulle fonti d’energia. In questo contesto internazionale sono fortemente connesse le decisioni relative ai tassi ufficiali decisi dalle banche centrali del mondo che incidono fortemente nell’economia finanziaria, ma non sempre altrettanto sull’economia produttiva.
Dinanzi ai rischi delle pseudo criptovalute e dei criptoderivati (come le stablecoin), nell’Europa dell’euro sono in elaborazione diversi progetti pubblici (come quello dell’euro digitale) e privati (di creazione di circuiti di pagamenti basati in Europa) che possono rappresentare nuovi processi di competitività in nome della legalità e della sovranità monetaria europea, che debbono essere sviluppati in stretta applicazione delle normative antiriciclaggio e che non debbono penalizzare la indispensabile solidità di liquidità delle banche.
Comunque, in nome della legalità, occorre sempre tener presenti le fondamentali normative degli Stati che sono alla base dei sistemi dei pagamenti. In Italia, infatti, è sempre vigente l’articolo 1277 del Codice civile che disciplina i pagamenti e che dispone che “i debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale”.
Insomma, l’articolo 1277 del Codice civile prescrive la legalità dei pagamenti esclusivamente con monete aventi corso legale, cioè espressioni delle istituzioni e non di altro, e dispone anche che “se la somma dovuta era determinata in una moneta che non ha più corso legale al tempo del pagamento, questo deve farsi in moneta legale ragguagliata per valore alla prima”.
L’autore è presidente dell’Associazione bancaria italiana