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Gli errori dell’America liberal

Chicago, Illinois, 31 luglio: l'ex presidente americano Joe Biden (reuters)
I Democratici hanno spianato la strada a Donald Trump. E ora devono imparare la lezione
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Non c’è nulla di più irritante del “te l’avevo detto”, quindi perdonatemi se vi irrito. Il 29 settembre 2023, dopo un paio di mesi trascorsi negli Stati Uniti, pubblicai un articolo sul Guardian dal titolo: “Se Biden non si fa da parte il mondo deve prepararsi alla presidenza Trump 2.0”. Come sappiamo Joe Biden si fece da parte solo dieci mesi dopo, lasciando a Kamala Harris 107 giorni appena per rilanciare la campagna presidenziale contro Donald Trump.

Non sapremo mai “cosa sarebbe successo se”, ma è probabile che se Biden avesse lasciato spazio ad altri alle primarie democratiche il candidato più forte avrebbe sconfitto Trump. E il mondo si sarebbe risparmiato il disastro in corso. “Inutile piangere sul latte versato” direte. Sì, ma vale la pena fare tesoro dell’esperienza per il futuro. Sono tornato negli Usa e un sondaggio del Wall Street Journal ha rilevato che il 63% degli elettori ha un’opinione negativa del Partito democratico. I democratici hanno molta strada da fare.

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Non c’è nulla di più irritante del “te l’avevo detto”, quindi perdonatemi se vi irrito. Il 29 settembre 2023, dopo un paio di mesi trascorsi negli Stati Uniti, pubblicai un articolo sul Guardian dal titolo: “Se Biden non si fa da parte il mondo deve prepararsi alla presidenza Trump 2.0”. Come sappiamo Joe Biden si fece da parte solo dieci mesi dopo, lasciando a Kamala Harris 107 giorni appena per rilanciare la campagna presidenziale contro Donald Trump.

Non sapremo mai “cosa sarebbe successo se”, ma è probabile che se Biden avesse lasciato spazio ad altri alle primarie democratiche il candidato più forte avrebbe sconfitto Trump. E il mondo si sarebbe risparmiato il disastro in corso. “Inutile piangere sul latte versato” direte. Sì, ma vale la pena fare tesoro dell’esperienza per il futuro. Sono tornato negli Usa e un sondaggio del Wall Street Journal ha rilevato che il 63% degli elettori ha un’opinione negativa del Partito democratico. I democratici hanno molta strada da fare.

Cosa c’è da imparare da questa vicenda? Non cito il mio articolo di allora per vantarmi. Semplicemente era una follia proporre un candidato anziano e fragile, che alla fine di un eventuale secondo mandato avrebbe avuto 86 anni. Non serviva una scienza particolare per rendersene conto, e la maggior parte degli americani lo aveva capito.

Un sondaggio aveva rilevato che il 77% degli americani reputava Biden troppo anziano. Solo gli interni al sistema politico, gli opinionisti liberal e l’establishment democratico continuavano a concordare con il presidente e quello che (incredibile ma vero) era chiamato informalmente il Politburo dei suoi consiglieri più fidati, sul fatto che fosse lui l’unico adatto all’incarico.

In Original Sin (Peccato originale), un libro che ha fatto molto parlare di sé, due noti giornalisti di Washington — Jake Tapper della Cnn e Alex Thompson di Axios — sostengono che ci sia stata una vera e propria operazione di copertura. La famiglia di Biden e il Politburo cercarono di nascondere il rapido declino cognitivo del presidente, limitando i suoi incontri tra le 10 e le 16. Perfino i membri del governo non lo videro da vicino per mesi, e le interviste erano rare quanto un pride in Vaticano.

Gli autori distribuiscono le colpe tra il presidente, sua moglie, altri membri della famiglia e i suoi consiglieri, risparmiando, guarda un po’, se stessi e i colleghi giornalisti ben introdotti a Washington. Ora, non sono andato a rivedere tutti i servizi su Cnn e Axios, e sicuramente ne esistono alcuni che meritano di essere citati a difesa del buon operato giornalistico, ma non c’è dubbio che i giornalisti politici americani in generale, e i commentatori liberal in particolare, siano arrivati tardi a dire ciò che la maggior parte dei cittadini aveva visto da tempo.

Perché? Il giornalista del New York Times Ezra Klein approfondisce la questione in un episodio del suo podcast. Klein, che nel febbraio 2024 si fece portavoce di un appello, per sua onesta ammissione tardivo, affinché Biden si facesse da parte, indaga a colloquio con Tapper sul motivo per cui i colleghi abbiano tardato. Pare per una combinazione di fattori: il timore dei giornalisti di perdere contatti privilegiati, il tribalismo vendicativo dell’establishment democratico, la deferenza nei confronti di una presidenza imperiale, la paura di Trump, l’ansia per Harris come candidata alternativa.

Il timore di perdere le entrature è una malattia professionale dei giornalisti. «L’impressione era di distruggere tutte le relazioni con la Casa Bianca in un colpo solo», dice Klein, ricordando la sua presa di posizione. «Non solo con la Casa Bianca, ma con il Partito democratico», aggiunge Tapper. Nel settembre 2023 appuntai la sintesi di una conversazione privata con un editorialista a Washington: «Sì, Biden dovrebbe farsi da parte. Lui (l’editorialista) non può dirlo» sta scritto sul mio taccuino. «Jill Biden potrebbe, ma le sta bene così».

So quanto potesse essere minaccioso l’establishment democratico nel soffocare qualsiasi messa in discussione dell’idoneità di Biden a un secondo mandato. Perfino negli articoli critici sui media statunitensi era presente una strana forma di deferenza nei confronti della presidenza, quasi si stesse chiedendo a un re di abdicare, e non a politico di lasciare spazio ad altri. In parte tutto questo è frutto del dispositivo costituzionale americano, vecchio di 237 anni, che unisce primo ministro e monarca in un’unica figura.

Nel Regno Unito la nostra deferenza è riservata al monarca, mentre il primo ministro viene messo sulla graticola a ogni Question Time alla Camera dei Comuni. Nessuno nelle condizioni in cui si trovava Biden nel 2023 sarebbe sopravvissuto a Westminster. Poi c’è il fatto che la gente già era in panico per Trump e si pensava che Biden fosse l’unico in grado di batterlo, dopo i successi democratici alle elezioni di metà mandato del 2022. Tanto più che Harris era considerata debole. E così, per paura di ritrovarsi Harris e poi Trump, si sono ritrovati Harris e poi Trump.

Certi insegnamenti sono chiari. Tapper e Thompson aprono il libro citando George Orwell: «Per vedere cosa si ha davanti al naso occorre uno sforzo costante». Ma Orwell ci invita anche a dire sempre quello che vediamo, anche e soprattutto se risulta scomodo alla nostra parte.

È questo il doppio banco di prova per i giornalisti: vedere le cose e dirle. Per l’establishment democratico: non cercate di intimidire i media e di indurli all’autocensura accusandoli di fare il gioco del nemico. Sarebbe stato meglio per voi se i giornalisti si fossero limitati a fare il loro lavoro, nello spirito di Orwell. E poi, cambiate la vecchia guardia. E ascoltate davvero le persone che siete chiamati a rappresentare.

La tragedia di questa vicenda è che i Democratici dispongono di grandi talenti nelle generazioni più giovani — da Pete Buttigieg, Josh Shapiro, Gretchen Whitmer e Gavin Newsom fino alla nuova stella di New York, Zohran Mamdani. Non dispongono ancora di una piattaforma condivisa in grado di vincere un’elezione presidenziale, ma cervelli come Ezra Klein e Derek Thompson, coautori di Abundance, l’altro libro del momento, stanno elaborando buone idee.

I Democratici sono in grado di conquistare la maggioranza della Camera alle elezioni di medio termine del prossimo anno, con qualche volto nuovo e puntando sulle conseguenze negative del trumpismo per i lavoratori e per la classe media. Ma entro il 2027, in vista delle prossime presidenziali, avranno bisogno di tutto ciò che nel 2023 hanno mancato di offrire.

(Traduzione di Emilia Benghi)

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