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In vacanza sulla spiaggia libera e senza telefono

Il lido di Jesolo 

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Si fa un po’ di fatica, ammettiamolo, a condividere “l’urlo di dolore” dei proprietari degli stabilimenti balneari che lamentano di non riuscire ad affittare lettini in ottava fila con remota vista mare a cinquecento euro al giorno, ma anche mille o millecinque — dipende dalla location, nella neolingua.

Caro spiagge, nel grossetano chi può va in spiaggia libera

Si stenta a credere che urlino di dolore, come dicono i titoli delle interviste. Tutt’al più lamenteranno di non aver fatto bene i conti con la realtà a gennaio, quando si sono riuniti con se stessi per stabilire i prezzi di stagione. Forse pensavano ai miliardari russi che non sono arrivati, quest’anno, ma anche qui: dipende. Ciascuno ha la sua aneddotica in materia: io a Forte dei Marmi, dove da bambini si correva in mutande sulla spiaggia (non nel Seicento: quarant’anni fa), sono tornata per un incontro pubb…

Si fa un po’ di fatica, ammettiamolo, a condividere “l’urlo di dolore” dei proprietari degli stabilimenti balneari che lamentano di non riuscire ad affittare lettini in ottava fila con remota vista mare a cinquecento euro al giorno, ma anche mille o millecinque — dipende dalla location, nella neolingua.

Caro spiagge, nel grossetano chi può va in spiaggia libera

Si stenta a credere che urlino di dolore, come dicono i titoli delle interviste. Tutt’al più lamenteranno di non aver fatto bene i conti con la realtà a gennaio, quando si sono riuniti con se stessi per stabilire i prezzi di stagione. Forse pensavano ai miliardari russi che non sono arrivati, quest’anno, ma anche qui: dipende. Ciascuno ha la sua aneddotica in materia: io a Forte dei Marmi, dove da bambini si correva in mutande sulla spiaggia (non nel Seicento: quarant’anni fa), sono tornata per un incontro pubblico qualche giorno fa.

Il chiosco dei gelati a centro piazza vende coni griffati da un marchio di moda francese, il logo che sta sulle borse. Costano uno sproposito, vanno a ruba. I piloti di elicotteri stazionano tutta la stagione in hotel — tre mesi — in attesa che chi li ha ingaggiati chieda loro di portare la moglie in gita a Firenze, che deve andare in atelier e rientrare in serata. Ai bagni Piero c’è la lista d’attesa e ho sentito con le mie orecchie un dirigente televisivo italiano chiedere se per favore, pur essendo in lista e dunque non effettivamente titolare di letto, poteva comunque dire di essere ai bagni Piero: farsi una foto e dare appuntamento lì, all’ora del cocktail.

Si fa un po’ fatica perché fino all’altro giorno il grande problema di questo paese — nel dibattito pubblico — era l’overtourism, sempre nella neolingua. Dunque veniamo da pensose discussioni su come arginare il turismo in eccesso, il turismo povero, il turismo che fa pipì nelle aiuole e lascia le bottiglie di birra e pure peggio nell’anfratto del portone. Il turismo che ha trasformato le città e i borghi in parchi giochi, sfrattato dalle case i vecchi, triplicato e quadruplicato i prezzi degli affitti, trasformato in bandb la colonica dei nonni dando così un mestiere ai nipoti che avevano studiato per fare gli ingegneri e gli archeologi ma a fare l’host, che in italiano sarebbe l’affittacamere, ci guadagnano dieci volte di più. O meglio: guadagnano, perché di là un lavoro non ce l’avrebbero dunque bene, no? Sono posti di lavoro per le nuove generazioni che restano, invece di andarsene all’estero. Ma no. L’eccesso di turismo snatura i luoghi, scaccia i vecchi abitanti e desertifica, il difetto di turismo ammala di dolore gli esercenti che non ci guadagnano il previsto. D’altronde, anche loro: lavorano tre mesi all’anno, devono spalmare il guadagno su dodici. Sono lavori stagionali, bisogna capirlo. Ma infatti capiamo. Proviamo, per lo meno.

Scorriamo le notizie, in sequenza: animatori turistici assunti a tre euro all’ora da alberghi a quattro stelle e resort. In Costiera: pagamenti solo in contanti, niente pos né scontrini. Il post più visto: il figlio del magnate che arriva in Aston Martin. Il secondo post più visto: il tuffo dallo yacht della famosa reduce dal parto ma già in perfetta forma. Terzo: l’elenco di influencer che fanno vacanze gratis in cambio di un hastag sui social, di un wow. D’altra parte, e torno alla mia personale aneddotica di questa estate in viaggio in Italia, la più bella delle estati. Da Gallipoli a Merano, da Trecastagni sull’Etna a Scandiano nell’Emilia ho trovato molta parsimonia. Moltissima. Nelle città, tantissimi sono rimasti a casa. La classe media, quella che partecipa agli incontri in piazza la sera. La classe media, mi pare di poter dire per averlo visto, non ha più soldi da spendere per una crociera, un viaggio o quella che un tempo si chiamava una villeggiatura. Viareggio, Mondello, Lavaggi, Santa Marinella. Non sono più i posti dove da Firenze, Palermo, Torino e da Roma ci si trasferiva per trascorrere l’estate in pensione. Sono diventate carissime. Sono per gli stranieri e per i ricchi. I molto ricchi o quelli che vogliono sembrarlo: quelli che noleggiano a 400 euro a sera le borse da cinquantamila per far finta di possederne una. Dunque, in sintesi e per tirare una riga.

Il Paese si è impoverito: tremendamente. Quello che nella nostra infanzia di figli di impiegati statali era normale — andare al mare o in montagna per venti giorni — è diventato impossibile. Nessun insegnante, nessun segretario comunale può permettersi nemmeno due giorni nei luoghi dove da bambino villeggiava un mese. La forbice fra chi ha poco e chi ha molto si è aperta come una voragine. Quella fra chi ha abbastanza e quella di chi ha soldi da buttare è diventata enorme. La differenza fra un biglietto in classe economica e uno in business, dove ti danno una seduta comoda una bibita e un pasto, è di sei volte moltiplicata. Sei. In prima classe: dieci volte. È un fatto: nessuno che faccia un lavoro da mille euro al mese, ma neanche da duemila, può andare più in vacanza con la sua famiglia. È fuori target. Però sono queste le stesse persone che mettono like alla nuova maschera da contorno viso o alla farfallina che idrata le zone intime, che certo anche quelle hanno bisogno di acido ialuronico a caro prezzo. È un desiderio inevaso, un’ambizione nei sogni accessibile. Perché non pensarsi Kardashian, davanti al ventilatore di casa. Perché non sognare anzi sperare che un giorno, nella più ingiusta e diseguale delle società — nella società che in tradimento delle battaglie dei nostri padri siamo ora diventati — potresti essere selezionato per un talent e viaggiare in Aston Martin anche tu. La ruota della fortuna. Il bingo. Un profilo su quel sito che vabbè, ti devi mettere mezza o tutta nuda, ma sai quanti soldi si fanno. È lì, la Mecca. I soldi comandano, del resto: misurano il potere. Poi potrei dirvi: no, non è vero. Fate silenzio, staccate il telefono. Andate in spiaggia libera o per quest’anno non andateci affatto. State a casa e leggete un libro bellissimo. Telefonate a un’amica. Prendetevi cura di qualcuno che sta peggio di voi, vi sentirete meglio. Ma avrei successo, genererei consenso? Non credo. Mi occuperò degli insulti dei titolari di stabilimenti balneari, domani, e pazienza. Nessun governo ha avuto la capacità di trattare e venire a patti con loro, figuriamoci io. Si può sempre lasciare il telefono in un’altra stanza, però, volevo dirvi. È una vacanza d’estate anche questa.

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