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Trump-Putin, un faccia a faccia tutto in salita

Mosca, 13 agosto: una t.shirt con i ritratti di Donald Trump e Vladimir Putin 

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Il primo vertice Usa-Russia dal 2021 resta appeso a un filo
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Donald Trump rassicura l’Ucraina, mostra attenzione per gli alleati e abbassa le attese per il summit di Anchorage lasciando intendere che si prepara a un incontro tutto in salita con Vladimir Putin.

Quanto avvenuto fra Berlino, Washington e Mosca descrive come il primo vertice Usa-Russia dal 2021 resti appeso a un filo. A Berlino, nell’incontro a distanza con gli alleati e con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Trump ha fatto capire di voler ascoltare i loro timori.

Ha rassicurato Kiev sul fatto che «non vi saranno accordi territoriali senza il suo assenso» e ha fatto propria la richiesta esplicita di Berlino e Parigi di «non premiare in alcun modo undici anni di aggressioni russe contro l’Ucraina». Sono due passi che suggeriscono come la Casa Bianca condivida il timore fondamentale europeo e britannico: consentire a Putin di uscire vincitore dall’aggressione all’Ucraina metterebbe a rischio la sicurezza di altri Paesi alleati.

Zelensky in cambio accetta l’esclusione d…

Donald Trump rassicura l’Ucraina, mostra attenzione per gli alleati e abbassa le attese per il summit di Anchorage lasciando intendere che si prepara a un incontro tutto in salita con Vladimir Putin.

Quanto avvenuto fra Berlino, Washington e Mosca descrive come il primo vertice Usa-Russia dal 2021 resti appeso a un filo. A Berlino, nell’incontro a distanza con gli alleati e con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Trump ha fatto capire di voler ascoltare i loro timori.

Ha rassicurato Kiev sul fatto che «non vi saranno accordi territoriali senza il suo assenso» e ha fatto propria la richiesta esplicita di Berlino e Parigi di «non premiare in alcun modo undici anni di aggressioni russe contro l’Ucraina». Sono due passi che suggeriscono come la Casa Bianca condivida il timore fondamentale europeo e britannico: consentire a Putin di uscire vincitore dall’aggressione all’Ucraina metterebbe a rischio la sicurezza di altri Paesi alleati.

Zelensky in cambio accetta l’esclusione dal summit in Alaska in forza dell’assicurazione che verrà informato «subito dopo» delle sue conclusioni dallo stesso Trump. E l’Europa, guidata da Berlino, Londra e Parigi, ribadisce che «nessuno scambio di territori potrà avvenire senza l’intesa con Kiev». Ovvero: Anchorage 2025 non potrà essere una riedizione di Monaco 1938 quando Chamberlain e Daladier accettarono la richiesta di Hitler e Mussolini sulla spartizione della Cecoslovacchia senza consultare Praga.

Ciò significa che c’è una convergenza Washington-alleati sulla necessità di raggiungere una «pace giusta», premiando l’importanza dell’intesa Zelensky-Ue e consegnando anche a Trump più carte nell’incontro con Putin sul quale la Casa Bianca sceglie la prudenza, abbassando le attese della vigilia.

«Sarà uno scambio di pareri» afferma un portavoce da Washington, tradendo la consapevolezza delle difficoltà in vista come del rischio di un fallimento. Trump stesso non lo esclude quando fa sapere di essere disposto ad «andare via» se Putin non mostrerà aperture. D’altra parte, la decisione di ospitare il summit nella base militare di Elmendorf-Richardson nasce dalla volontà di proteggere ogni dettaglio di quanto avverrà, perché nulla può essere escluso.

Ucraina, Zelensky: "Ho detto a Trump che Putin sta bluffando"

Anche il Cremlino si chiude a riccio. Se gli stretti collaboratori di Putin fanno sapere che «gli obiettivi della guerra non sono cambiati» è per ribadire le richieste di disarmo e neutralizzazione dell’Ucraina nonché di un cambio di governo a Kiev per trasformare il Paese aggredito nel 2022 in un proprio vassallo. La rigidità di Mosca spiega perché Zelensky resta convinto che «Putin sta bluffando» all’unico intento di sfruttare il summit per guadagnare il tempo necessario a rafforzare le conquiste territoriali, estendendo con le armi il controllo su ben oltre l’attuale 20 per cento dell’Ucraina.

Con tale premesse il summit in Alaska appare in un vicolo cielo: nasce sulla base dell’offerta di Putin all’inviato Usa Steve Witkoff di un cessate il fuoco in cambio del controllo di Donbass e Crimea, a cui Trump ha fatto seguito parlando di «scambio di territori», ma ora Zelensky e gli alleati vincolano lo stesso Trump a non avallare alcuna concessione territoriale al Cremlino per impedirgli di concludere con un successo l’aggressione all’Europa.

Ciò non toglie che entrambi i leader abbiano scelto di incontrarsi nell’evidente convinzione di poter convincere l’altro. Trump punta sull’arma del petrolio per spingere Putin a un compromesso sull’Ucraina offrendogli in cambio un patto globale anti-Cina e il leader russo crede che la relazione personale con il presidente Usa possa in qualche maniera farlo prevalere su Zelensky.

Ma i margini del compromesso non potrebbero essere più stretti e questo spiega perché il Segretario generale della Nato, Mark Rutte, fa sapere che «l’Ucraina avrà i mezzi per continuare a combattere» qualsiasi cosa accada mentre gli F-35 italiani basati in Estonia intercettano i jet russi e i sottomarini nucleari americani sono posizionati a ridosso di aree strategiche di Mosca con una mossa — annunciata via social — che assomiglia a un monito.

Insomma, l’incontro di Ferragosto tra Putin e Trump riassume un mondo in bilico fra la «pace giusta» in Ucraina e lo scenario di una pericolosa estensione della crisi militare Nato-Russia. Nulla da sorprendersi se sulla parete di un pub dietro a Trafalgar Square, nel centro di Londra, l’oggetto più ammirato e apprezzato dagli avventori è una bandiera militare ucraina con le firme, in più alfabeti, di molti protagonisti di una resistenza che continua.

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