Non dimentichiamo che Donald Trump aveva fissato all’8 agosto la scadenza entro cui Vladimir Putin avrebbe dovuto accettare un cessate il fuoco immediato, pena un nuovo e poderoso pacchetto di sanzioni economiche. Invece, a Anchorage, in Alaska, ha accolto con entusiasmo il dittatore russo, come fosse il leader di una superpotenza amica, e ha finito per adottare la sua posizione — puntare a un accordo di pace complessivo piuttosto che a un cessate il fuoco preliminare. Dunque, a che punto siamo dopo tre settimane di show trumpiano?
La soddisfazione di Putin. Raramente Putin si mostra sorridente, ma lo abbiamo visto con un gran sorriso dal finestrino posteriore della “Bestia”, l’auto blindata del presidente degli Stati Uniti — il criminale di guerra accolto calorosamente da quello che un tempo chiamavamo “leader del mondo libero”. La bestia nella “Bestia”. Il semplice fatto che l’incontro si sia tenuto ha rappresentato una vittoria per Putin. Immaginatevi Franklin D. Roosevelt che…
Non dimentichiamo che Donald Trump aveva fissato all’8 agosto la scadenza entro cui Vladimir Putin avrebbe dovuto accettare un cessate il fuoco immediato, pena un nuovo e poderoso pacchetto di sanzioni economiche. Invece, a Anchorage, in Alaska, ha accolto con entusiasmo il dittatore russo, come fosse il leader di una superpotenza amica, e ha finito per adottare la sua posizione — puntare a un accordo di pace complessivo piuttosto che a un cessate il fuoco preliminare. Dunque, a che punto siamo dopo tre settimane di show trumpiano?
La soddisfazione di Putin. Raramente Putin si mostra sorridente, ma lo abbiamo visto con un gran sorriso dal finestrino posteriore della “Bestia”, l’auto blindata del presidente degli Stati Uniti — il criminale di guerra accolto calorosamente da quello che un tempo chiamavamo “leader del mondo libero”. La bestia nella “Bestia”. Il semplice fatto che l’incontro si sia tenuto ha rappresentato una vittoria per Putin. Immaginatevi Franklin D. Roosevelt che riceve Adolf Hitler per un vertice amichevole in Alaska alla fine del 1940, mentre gli aerei tedeschi bombardano Londra durante il Blitz, e poi tiene con lui una conferenza stampa su un fondale con la scritta: “Perseguire la pace”. L’unica concessione di Putin è stata che nel giorno del vertice, droni e missili hanno colpito solo città ucraine sulla linea del fronte, come Kharkiv e Sumy, e non Kiev o Leopoli. Sai che concessione. Poi, come prevedibile, Putin ha dato una pista a Trump. A lui conviene continuare all’infinito i colloqui di pace con gli Usa, mentre porta avanti una guerra che ritiene di star vincendo. Cinque giorni dopo, un attacco aereo russo ha colpito una fabbrica statunitense nell’Ucraina occidentale. Il disprezzo per Trump non avrebbe potuto essere espresso in modo più eloquente.
La vergogna di Trump. I politici cercano di fare buon viso a cattivo gioco e i commentatori si ostinano a cercare lati positivi, quindi non viene detto abbastanza quanto sia moralmente vergognoso, diplomaticamente inetto e ridicolo il comportamento del presidente americano. Narcisismo e interesse personale sono alla base del 70% delle sue azioni, come minimo. Trump si muove come una banderuola troppo oliata, ripetendo quasi sempre l’ultima cosa che gli è stata detta. La sua vanità è sconfinata e non fa che sparare stupidaggini. Sì, la sua linea politica si fonda su alcune tematiche ben definite (i dazi; “America First”; un’avversione per la guerra in quanto tale) e si associa a un istinto politico acuto per costruire narrazioni e messinscene che mantengono fedeli gli elettori. Ma per lo più si comporta come un personaggio uscito da una delle parodie politiche di Sacha Baron Cohen.
La solidarietà dell’Europa. Sette leader europei hanno mollato tutto, nel pieno delle vacanze estive, per correre a Washington in sostegno del collega europeo, Volodymyr Zelensky. Bravi. Se cercate un lato positivo, eccolo. E non si è trattato di un gesto effimero di solidarietà: quei leader, tra cui quasi tutti i più importanti del continente (con la deplorevole assenza della Polonia, paralizzata dall’impasse politica), sono impegnati in prima persona a sostenere l’Ucraina. È umiliante che presidenti e primi ministri abbiano poi dovuto blandire l’ego di Trump per ricondurlo alla posizione già concordata: la necessità di arrivare a un cessate il fuoco e pianificare garanzie di sicurezza. La costante adulazione nei confronti di questo spregevole narcisista è imbarazzante, meritevole di quello che la rivista satirica britannica Private Eye chiama l’“Order of the Brown Nose” (ossia “Ordine del Leccaculo”), ma è quello che ai leader europei tocca fare, almeno finché l’Europa non diventerà una superpotenza a tutto tondo. (Ma non fateci affidamento).
E l’Ucraina? Resta ferma. L’esito della guerra non sarà deciso da colloqui di pace a breve. (La Casa Bianca ha sostenuto che Putin avrebbe accettato di incontrare Zelensky, ma il ministro degli Esteri russo Lavrov ha negato. Un altro schiaffo a Trump). No, l’esito sarà determinato dall’andamento del conflitto e dagli accordi di difesa e deterrenza quando si arriverà finalmente a un cessate il fuoco. Le “garanzie di sicurezza” non sono solo parole. (Gli ucraini ricordano bene le solenni promesse del Memorandum di Budapest del 1994, firmato da Usa, Regno Unito e Russia, che si sono rivelate carta straccia.) Nella realtà, si misurano in acciaio, potenza di fuoco, sistemi elettronici, presenza e fiducia reciproca. Se l’Ucraina riuscirà a mantenere le posizioni, perdendo solo piccole porzioni di territorio nonostante la carenza di giovani pronti a combattere, e se l’Europa (insieme a paesi come il Canada e a contributi strategici degli Stati Uniti) riuscirà a sostenere l’assistenza militare, industriale ed economica, pianificando al contempo una deterrenza di lungo periodo — in particolare nei cieli — col tempo la pressione potrebbe gravare più sulla Russia che sull’Ucraina. È più probabile che avvenga l’anno prossimo.
Solo quando Putin vedrà sfumare i risultati militari e quando i sacchi neri dei caduti, uniti a un’economia in difficoltà, inizieranno a incrinare la stabilità del suo regime, potrà forse mostrarsi disposto a negoziare. Sarebbe d’aiuto se Trump nel rapporto con Putin si stancasse di essere un perdente (per usare uno dei suoi termini preferiti) e imponesse sanzioni più dure, ma nulla nella sua esperienza passata fa pensare che lo farà, né tanto meno che riuscirebbe a sostenerle abbastanza a lungo da abbreviare i tempi per arrivare a uno stallo troppo pesante per entrambe le parti. Il resto non è che rumore e furore trumpiano privo di significato.
(Traduzione di Emilia Benghi)