Foto rubate, la disfunzione del maschio
di Michele SerraSul mercatino della carne online del quale si parla molto, e giustamente, in questi giorni, il punto di vista delle donne coinvolte, e si spera delle donne in generale, è chiaro e inconfutabile: essere esposte su quei banconi contro la propria volontà, per intero oppure in “tagli” che ricordano quelli di macelleria, è una violenza detestabile. Osservazioni a latere, o altre domande, non sono consentite, tanto è evidente il grossolano oltraggio alle persone, al loro corpo, al diritto di disporne come si crede e di renderlo indisponibile all’arbitrio di una folla di sconosciuti guardoni.
Ma c’è un punto di vista maschile che rimane più opaco, e meriterebbe invece una messa a fuoco. Proprio perché l’eros, nella vita di tutti o quasi, è un attore potente (e dunque non va minimizzato o represso), ci si domanda come possa essere confezionato in quelle dozzinali adunate di maschi gongolanti che mettono tristezza non da oggi, che la voce delle donne è assai meglio definita e più udibile: ma…
Sul mercatino della carne online del quale si parla molto, e giustamente, in questi giorni, il punto di vista delle donne coinvolte, e si spera delle donne in generale, è chiaro e inconfutabile: essere esposte su quei banconi contro la propria volontà, per intero oppure in “tagli” che ricordano quelli di macelleria, è una violenza detestabile. Osservazioni a latere, o altre domande, non sono consentite, tanto è evidente il grossolano oltraggio alle persone, al loro corpo, al diritto di disporne come si crede e di renderlo indisponibile all’arbitrio di una folla di sconosciuti guardoni.
Ma c’è un punto di vista maschile che rimane più opaco, e meriterebbe invece una messa a fuoco. Proprio perché l’eros, nella vita di tutti o quasi, è un attore potente (e dunque non va minimizzato o represso), ci si domanda come possa essere confezionato in quelle dozzinali adunate di maschi gongolanti che mettono tristezza non da oggi, che la voce delle donne è assai meglio definita e più udibile: ma da sempre.
Quel cameratismo greve e monocorde, quel darsi di gomito, quegli apprezzamenti sempre un poco bavosi e (forse peggio) finto-spiritosi, quella specie di erezione di gruppo che lo galvanizza e lo cementa, come possono “dare soddisfazione”, in qualunque maniera, ai numerosi partecipanti?
Ancora fanno spicco, nei miei remoti ricordi di maschio adolescente, e credo in quelli di molti altri maschi, certi flash di ritrosia, di fastidio e, diciamolo, anche di vergogna, di fronte a certe forme di “maschilità” collettiva che un poco mi imbarazzavano, un poco violavano il bisogno di giocarmela per mio conto, la misteriosa partita che stava cominciando.
Per quale disfunzione del maschile l’eros può diventare un’esperienza per comitive, con scambi di figurine e condivisione di pulsioni, e di sentimenti, che per loro natura sono quanto di più personale e individuale si possa immaginare? Oltre che violare la privatezza delle donne coinvolte loro malgrado, possibile che non sentano, questi maschi ridotti a capannello infoiato, di violare anche la propria, o perlomeno di farne un uso avvilente? Il famoso amor proprio non sarebbe, poi, proprio questo: non fare scialo di se stessi?
Sempre procedendo per punti interrogativi: la dimensione privata dell’eros, il suo agire in ogni persona, e tra le persone, in maniera sempre differente, come può generare questa specie di gita collettiva, in un torpedone per soli maschi, che è il sito Phica, che come i B-movie degli anni Ottanta (W la foca) la butta in caciara a partire dal titolo, e per giunta lo fa — ed è un crimine — abusando delle immagini private?
Questa dimensione “collettiva” del maschio rimanda, forse, alla interminabile vita militare che gli è toccata in sorte dall’alba dei tempi. Sentirsi commilitoni rassicura sempre, specie quando si deve affrontare il più misterioso dei cimenti, quello con se stessi, le proprie pulsioni, le proprie ambizioni. Quando i nostri progenitori andavano “a casino” lo facevano spesso in gruppo, e gli “sconti per i militari” volevano sottolineare la funzione sociale, perfino patriottica, di questi sfogatoi legalizzati, con le prostitute quasi in funzione di infermiere — come se fosse, la sessualità maschile, una malattia cronica da medicare: e qualche indizio in questo senso emerge anche dalle vicende di questi giorni.
Ma almeno ora, che la leva non è più obbligatoria, e la vita militare ben più evoluta, anche culturalmente, deprime lo spirito da caserma con il quale un tema mica da poco — l’eros, la bellezza e il desiderio di esserne all’altezza — viene tradotto nel solito vecchio convoglio di maschi che dicono porcherie e se la ridono tra loro. Anche molte donne, tra loro, lo fanno, e dicono sconcezze che farebbero arrossire un sergente. Ma resta un parlare privato, un intreccio di complicità e di sorrisi. Non un mercato dove esporre le prede: per giunta inarrivabili, come l’uva per la volpe.