Le liti tra Parigi e Roma nel momento sbagliato
di Stefano Folli«Ormai l’Europa dovrà fare da sola». È la frase che gli scettici ripetono da tempo, da quando si è capito che Trump è inaffidabile e oltre tutto volubile. Si poteva pensare che fosse una tattica personale, per quanto stravagante, ma purtroppo adesso diventa chiaro che il presidente non ha una strategia. E soprattutto non ha alcuna considerazione dell’Europa: non tanto dell’Unione in quanto tale, e si può capire, dato il bilancio non esaltante dell’elefantiaca organizzazione; quanto dei singoli Paesi, salvo rare eccezioni. Ai suoi occhi sono più che altro un fastidio.
Fino al vertice in Alaska, e poi ai colloqui di Washington con i rappresentanti politici del vecchio continente (non tutti), si poteva sperare che Trump volesse onorare il suo ruolo di leader del mondo occidentale secondo uno schema classico: un’alleanza politica e militare fondata su regole antiche, benché rinnovate, capaci di esprimere, come si dice, una “comunità di destino”. Ma oggi lo scenario sembra un altro.
Gli …
«Ormai l’Europa dovrà fare da sola». È la frase che gli scettici ripetono da tempo, da quando si è capito che Trump è inaffidabile e oltre tutto volubile. Si poteva pensare che fosse una tattica personale, per quanto stravagante, ma purtroppo adesso diventa chiaro che il presidente non ha una strategia. E soprattutto non ha alcuna considerazione dell’Europa: non tanto dell’Unione in quanto tale, e si può capire, dato il bilancio non esaltante dell’elefantiaca organizzazione; quanto dei singoli Paesi, salvo rare eccezioni. Ai suoi occhi sono più che altro un fastidio.
Fino al vertice in Alaska, e poi ai colloqui di Washington con i rappresentanti politici del vecchio continente (non tutti), si poteva sperare che Trump volesse onorare il suo ruolo di leader del mondo occidentale secondo uno schema classico: un’alleanza politica e militare fondata su regole antiche, benché rinnovate, capaci di esprimere, come si dice, una “comunità di destino”. Ma oggi lo scenario sembra un altro.
Gli ultimatum della Casa Bianca a Putin lasciano il tempo che trovano e addirittura i russi danno l’idea di vederli come un gioco di società. In Ucraina le cose vanno di male in peggio e il prezzo pagato dalla nazione aggredita diventa ogni giorno più gravoso.
Quel che è peggio, la linea di Trump, mescolata alla contesa commerciale sui dazi, ha contribuito in modo decisivo a regalare un’inedita coesione al fronte avverso all’Occidente. Dove il socio meno idoneo a far parte del club sembrava l’India, ma le circostanze hanno invece rinsaldato il blocco “Cindia” (Pechino + New Delhi), come sottolinea Federico Rampini.
In questo blocco, dominato dai cinesi, Putin fa quasi la figura del partner minore. Tuttavia è lui il più esposto, quello che sta regolando i conti con l’antico universo ancora legato ai miti della democrazia decadente, secondo la filosofia politica cara all’autocrate di Mosca.
Mai come in queste ore sono chiare le forze in campo, o quelle che rifiutano di esserci. E come se non bastasse, ecco il sabotaggio hacker all’aereo di Ursula von der Leyen. Forse non era mirato ad assassinare la presidente della Ue, ma solo a dimostrare che qualcuno, se volesse, potrebbe farlo con relativa facilità. E con ciò finisce anche l’illusione che Mosca, senza l’America schierata e con un’Europa troppo impacciata per far paura, sia disposta ad accontentarsi.
«Dopo l’Ucraina i russi non hanno alcun interesse a minacciare il resto d’Europa», è la frase ricorrente dei numerosi amici del Cremlino sparsi nelle capitali della Nato. Una volta si sarebbero dette le “quinte colonne”, ma oggi sembra un modo screanzato per affrontare una questione seria. E così, chi difende le ragioni occidentali passa per guerrafondaio, mentre la Russia, che da tre anni devasta una nazione già insultata attraverso il solito repertorio (sono nazisti, vogliono restaurare il regime di Hitler), si presenta come pacifista.
Dunque, l’Europa è sola come non mai? È sempre meglio esser cauti prima di saltare alle conclusioni, ma è vero che la situazione è quasi senza precedenti. In tutto questo non è chiaro quale sia l’interesse di francesi e italiani a punzecchiarsi.
O meglio, si può capire il gioco di Salvini: distinguersi, creare qualche problema a Giorgia Meloni, impersonare con modesta fortuna il Misogallo del 2000. Ma la Francia, che aspira a essere riconosciuta come leader dei “volenterosi” senza paura dell’Orco russo, davvero trova utile attaccare un partner come l’Italia invece di lavorare alla coesione generale? O forse il primo ministro Bayrou cerca un avversario di comodo per giustificare la propria debolezza? In ogni caso pare la cosa sbagliata fatta nel momento sbagliato.