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Così l’IA può ridisegnare i rapporti internazionali. Fondandoli sulla sfiducia

Le immagini dell'attacco diffuse dagli americani 

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Gli Usa pubblicano il video di una lancia venezuelana affondata “perché trasportava droga”. Il governo Maduro rilancia: “Sono fotogrammi ricreati con l’intelligenza artificiale”. Ormai ogni immagine può essere vera e falsa allo stesso tempo. E nel mondo i rapporti di forza si rimodellano sullo scetticismo
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L’episodio dell’imbarcazione venezuelana che gli Stati Uniti dicono di aver affondato perché carica di droga – e che il governo di Nicolás Maduro ha sostenuto non fosse mai esistita, attribuendo i video diffusi a creazioni dell’intelligenza artificiale – getta una luce sinistra sul destino delle relazioni internazionali.

Fino a pochi anni fa, fotografia e video erano i linguaggi della prova. Erano, per definizione, l’evidenza. Oggi quell’evidenza evapora. Un filmato può essere, al contempo, testimonianza diretta o cinica manipolazione.

Gli Usa affondano barca al largo del Venezuela, 11 morti. Trump: "Portavano droga nel nostro Paese"

Forse in futuro un’indagine indipendente chiarirà i fatti. Ma quando l’opinione pubblica (venezuelana, statunitense, globale) si sarà ormai divisa in fazioni vocianti, la rettifica arriverà troppo tardi. Ciò che conta è che, per entrambe le …

L’episodio dell’imbarcazione venezuelana che gli Stati Uniti dicono di aver affondato perché carica di droga – e che il governo di Nicolás Maduro ha sostenuto non fosse mai esistita, attribuendo i video diffusi a creazioni dell’intelligenza artificiale – getta una luce sinistra sul destino delle relazioni internazionali.

Fino a pochi anni fa, fotografia e video erano i linguaggi della prova. Erano, per definizione, l’evidenza. Oggi quell’evidenza evapora. Un filmato può essere, al contempo, testimonianza diretta o cinica manipolazione.

Gli Usa affondano barca al largo del Venezuela, 11 morti. Trump: "Portavano droga nel nostro Paese"

Forse in futuro un’indagine indipendente chiarirà i fatti. Ma quando l’opinione pubblica (venezuelana, statunitense, globale) si sarà ormai divisa in fazioni vocianti, la rettifica arriverà troppo tardi. Ciò che conta è che, per entrambe le versioni, esiste un grado di credibilità sufficiente, suffragato da una prova o dalla sua negazione.

La conseguenza è che l’arena politica internazionale finisce per operare in un regime di radicale incertezza: non si tratta più soltanto di decidere cosa fare/pensare, ma di stabilire se i fatti in base a cui si decide siano accaduti davvero.

Le relazioni tra potenze sono sempre state terreno di propaganda. Ma anche all’apice delle cortine fumogene della Guerra fredda, le fotografie fornivano una cornice di verità comune. Pensiamo al ruolo delle immagini durante la delicatissima crisi dei missili di Cuba. Oggi la cornice è stata spezzata. Non è un caso che la disputa coinvolga il Venezuela, un Paese già segnato da anni di delegittimazione reciproca con Washington.

L’intelligenza artificiale non crea le fratture, ma le cronicizza: moltiplica le versioni della realtà, rende ogni narrativa auto-sufficiente. Il risultato è un mondo in cui la sovranità non è più solo controllo del territorio o delle risorse, ma anche della (post)verità e delle sue proliferazioni. Agli Stati, tutti, nessuno escluso, l’IA offre una nuova potente e pericolosa tentazione: la possibilità di delegittimare qualunque accusa, di coltivare dubbi permanenti su tutto.

È il trionfo dell’alleanza tra sofismo e scetticismo. In questo scenario, i rapporti di forza internazionali si rimodellano. Non basta la potenza militare o economica. Conta la resilienza cognitiva delle società: la loro capacità di distinguere, di fidarsi, di reggere l’urto delle divisioni interne, di coltivare le virtù socratiche.

Se la vicenda della nave venezuelana è un segnale, ci dice che l’epoca delle fake news non era che un preludio. L’intelligenza artificiale istituzionalizza la sfiducia: ogni immagine è vera e falsa allo stesso tempo, ogni narrativa trova il suo pubblico e ogni pubblico, se vuole, può trovare evidenze a sostegno dei suoi bias.

È in questa indeterminatezza che si ridisegnano i rapporti tra democrazie e autocrazie. In un mondo in cui non si discute più a partire dalle prove visive di un fatto, ma in cui ci si chiede se le prove visive coincidano con un fatto.

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