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Che cosa serve all’economia

Napoli, 6 settembre 

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La sfida ora è accelerare l’adozione dell’Intelligenza artificiale nell’industria e nei servizi. È su questo che si dovrebbe concentrare il governo
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Finora il governo Meloni ha seguito una strategia di politica economica semplice ed efficace: tenere sotto controllo i conti pubblici e collaborare con Bruxelles. L’ultimo segnale, positivo e importante, è il sostegno italiano all’accordo di libero scambio con l’America Latina proposto dalla Commissione europea.

La strategia ha pagato. Il differenziale tra i titoli di Stato italiani e tedeschi è sceso ai livelli del 2010, prima della crisi del debito sovrano; la spesa pubblica cresce meno che nella media dell’area euro; l’occupazione è cresciuta di più, nonostante il calo della popolazione in età lavorativa; l’Italia è vista come un’oasi tranquilla in un mondo sconvolto dalle crisi politiche.

Se alziamo lo sguardo a un orizzonte più lontano, tuttavia, questa strategia non basta più. La spesa per la difesa dovrà salire di circa 50 miliardi nei prossimi dieci anni (di più includendo spese complementari alla difesa).

Il calo demografico peserà sempre più sui conti pubblici — anche se…

Finora il governo Meloni ha seguito una strategia di politica economica semplice ed efficace: tenere sotto controllo i conti pubblici e collaborare con Bruxelles. L’ultimo segnale, positivo e importante, è il sostegno italiano all’accordo di libero scambio con l’America Latina proposto dalla Commissione europea.

La strategia ha pagato. Il differenziale tra i titoli di Stato italiani e tedeschi è sceso ai livelli del 2010, prima della crisi del debito sovrano; la spesa pubblica cresce meno che nella media dell’area euro; l’occupazione è cresciuta di più, nonostante il calo della popolazione in età lavorativa; l’Italia è vista come un’oasi tranquilla in un mondo sconvolto dalle crisi politiche.

Se alziamo lo sguardo a un orizzonte più lontano, tuttavia, questa strategia non basta più. La spesa per la difesa dovrà salire di circa 50 miliardi nei prossimi dieci anni (di più includendo spese complementari alla difesa).

Il calo demografico peserà sempre più sui conti pubblici — anche senza accogliere la proposta demagogica di slegare l’età di pensionamento dalla speranza di vita, formulata dal sottosegretario al lavoro Durigon. E ora anche la crescita economica rallenta. L’ufficio parlamentare di bilancio prevede una crescita dello 0,5% nel 2025, meno della metà di quanto previsto dal governo un anno fa.

In questi anni la crescita italiana era stata sostenuta dai trasferimenti europei e dalla ripresa congiunturale post-Covid, ma ora i nodi strutturali dell’economia stanno di nuovo venendo al pettine. Se vogliamo evitare di trovarci nelle solite emergenze tra un paio d’anni, è giunto il momento di sciogliere alcuni di questi nodi.

La sfida centrale è chiara. È in corso una rivoluzione tecnologica epocale. L’Italia e l’Europa finora sono rimaste ai margini di questa rivoluzione, perché le nostre grandi imprese sono specializzate nei settori tradizionali e poco innovativi. È difficile pensare che riusciremo a recuperare il ritardo accumulato e portarci alla frontiera dell’innovazione nei settori digitali. Quella gara l’abbiamo persa.

Tuttavia, l’intelligenza artificiale (Ia) trasformerà tutta l’economia, anche i settori tradizionali. La sfida ora è accelerare l’adozione dell’Ia nell’industria e nei servizi, per realizzare gli aumenti di produttività e le innovazioni che queste nuove tecnologie rendono possibili. È su questa sfida che si dovrebbe concentrare il governo.

Purtroppo non partiamo bene. Secondo stime recenti l’uso dell’Ia come strumento di lavoro in Italia è molto più basso che negli Stati Uniti (meno del 60%) ed è più basso anche rispetto a molti Paesi europei. Inoltre le infrastrutture digitali sono più carenti: tra il 1995 e il 2021 il capitale digitale in Italia è cresciuto meno di un quinto rispetto agli Stati Uniti, e meno che in Francia e Germania.

Questo è anche dovuto alla nostra specializzazione produttiva: nel turismo l’uso dell’Ia è per forza più limitato che nei settori tecnologicamente più avanzati. Ma non è una consolazione perché implica che in questi settori la produttività continuerà a crescere poco.

Cosa si può fare per facilitare l’adozione dell’Ia nel sistema produttivo? Innanzitutto rimuovere gli ostacoli all’uso dei dati. Le applicazioni dell’Ia si basano sull’utilizzo di ampie banche dati. Ma ciò è ostacolato dalla regolamentazione italiana ed europea imperniata sulla tutela della privacy. Queste regole vanno riviste e allentate.

Ma non basta rimuovere gli ostacoli, bisognerebbe anche facilitare la creazione di nuove banche dati. Ad esempio, i dati della sanità pubblica potrebbero essere anonimizzati e resi disponibili al settore farmaceutico e alla comunità scientifica. Vi sono anche altri strumenti su cui fare leva. L’adozione dell’Ia comporta costi per le imprese. Occorrono investimenti e riorganizzazioni del lavoro. Il governo potrebbe cercare di abbassare questi costi, ad esempio con crediti d’imposta mirati ad accelerare gli investimenti legati all’adozione dell’Ia.

La strategia seguita finora, di non fare errori e di tenere a bada i conti pubblici, ha dato i suoi frutti. Ma non ha rimosso le cause dei nostri ritardi economici. È essenziale ridare all’economia italiana lo stimolo a innovare e a rischiare. Il governo dovrebbe dare il buon esempio, mostrando che anche la politica economica italiana è capace di innovare.

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