Fino a quando Donald Trump fingerà di non accorgersi che Putin continua a prenderlo in giro e a sfidare la sua risolutezza a rispondere alle provocazioni del Cremlino? Perché i droni sulla Polonia sono l’ennesima prova che il tappeto rosso srotolato dall’americano davanti ai piedi del russo ad Anchorage, e poi allungato con l’aiuto di Xi Jinping fino a Pechino, ha accresciuto a dismisura la baldanza dell’uomo di Mosca e rafforzato la sua convinzione che un’Occidente senza guida americana non sia in grado di contenere la minaccia russa.
“I droni russi che volano sulla Polonia durante il massiccio attacco all’Ucraina dimostrano che il senso di impunità di Putin sta crescendo”, ha detto il ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha. Da quando è tornato dalla sua trionfale visita in Cina, fresco della riabilitazione internazionale offertagli gratis da Trump in Alaska, rinvigorito dall’“amicizia eterna” di Xi Jinping e dall’omaggio di Modi (due che tengono in piedi l’economia comprando il…
Fino a quando Donald Trump fingerà di non accorgersi che Putin continua a prenderlo in giro e a sfidare la sua risolutezza a rispondere alle provocazioni del Cremlino? Perché i droni sulla Polonia sono l’ennesima prova che il tappeto rosso srotolato dall’americano davanti ai piedi del russo ad Anchorage, e poi allungato con l’aiuto di Xi Jinping fino a Pechino, ha accresciuto a dismisura la baldanza dell’uomo di Mosca e rafforzato la sua convinzione che un’Occidente senza guida americana non sia in grado di contenere la minaccia russa.
“I droni russi che volano sulla Polonia durante il massiccio attacco all’Ucraina dimostrano che il senso di impunità di Putin sta crescendo”, ha detto il ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha. Da quando è tornato dalla sua trionfale visita in Cina, fresco della riabilitazione internazionale offertagli gratis da Trump in Alaska, rinvigorito dall’“amicizia eterna” di Xi Jinping e dall’omaggio di Modi (due che tengono in piedi l’economia comprando il petrolio russo), Putin ha alzato il tiro. La Russia non può aumentare più di tanto il livello delle sue capacità militari, come dimostra la lentezza dell’offensiva nel Donbass, ma punta a elevare l’asticella delle provocazioni e la forza simbolica dei suoi bersagli, per testare la reattività della Nato, ma soprattutto quella di Trump.
Nell’ordine, la nuova offensiva di Putin ha colpito prima una fabbrica di proprietà americana in Ucraina, dove si producono macchine da caffè. Poiché molte fabbriche hanno un duplice uso (fanno prodotti per scopi sia civili che militari) i russi hanno giocato sul dubbio. Il secondo attacco ad alto profilo simbolico, ma egualmente facile all’equivoco, è stato quello che ha mandato in frantumi i vetri e riempito di buchi la facciata della rappresentanza dell’Unione europea e del British Council a Kiev: i due missili russi non hanno colpito direttamente gli edifici diplomatici, bensì un palazzo vicino. Il senso del messaggio era chiaro: se gli europei, un domani, manderanno truppe in Ucraina le esporranno a grandi rischi.
Infine, mercoledì, sono arrivati i droni sulla Polonia. La Bielorussia, Stato-vassallo di Mosca, da dove provenivano, ha dichiarato che erano finiti in Polonia per errore. Ma se uno può essere uno sbaglio, diciannove è diabolica perseveranza. L’incaricato d’affari dell’ambasciata russa in Polonia, Andrej Ordash, si è spinto a dire all’agenzia Tass: “Sappiamo solo una cosa: quei droni sono arrivati dall’Ucraina”. Come ha detto il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, “bugie e smentite sono le classiche reazioni in stile sovietico”. Dalla Cecoslovacchia all’Afghanistan, dalla Cecenia alla Siria, gli esempi sono tanti. La stessa invasione dell’Ucraina è cominciata nel 2014 con una bugia: i famosi “omini verdi”, mascherati e senza mostrine, che iniziarono la guerra nel Donbass, erano militari che la Russia fingeva di non conoscere e di non aiutare.
Tutti gli osservatori concordano che il vero obiettivo di questa offensiva è testare Trump per capire fino a che punto è disposto a non prendere misure punitive verso Putin per non mettere a rischio il loro rapporto personale e il potenziale mercato russo (che al tycoon sembra interessare assai più dell’Ucraina). “La Russia schiaccia tutti i bottoni per vedere che cosa fanno gli americani, per capire che cosa significa la presidenza Trump e in che direzione vuole andare”, ha detto al New York Times Max Bergman, direttore per l’Europa e la Russia al Center for strategic and international studies di Washington.
Anche le manovre militari congiunte, previste per questa settimana, di Russia e Bielorussia, denominate intenzionalmente “Zapad” (Occidente) sembrano essere un test per l’Alleanza atlantica e per Trump. Si tengono ogni quattro anni (le ultime, nel 2021, servirono in realtà a preparare l’attacco all’Ucraina) e simulano quest’anno, non certo a caso, una risposta ad un ipotetico attacco da parte della Nato. I Paesi baltici e soprattutto la Polonia le considerano “molto aggressive” e sono in ansia. Varsavia è intenzionata a schierare quarantamila soldati alla frontiera con la Russia. In un’edizione di alcuni anni fa, questa manovre congiunte avevano come tema addirittura un attacco nucleare alla capitale polacca.
Ancora una volta è Trump che dovrebbe dire da che parte sta. La scorsa settimana, alla Casa Bianca, ha rassicurato il presidente polacco Nawrocki dicendosi disposto ad aumentare i soldati americani in Polonia, che sono già diecimila. Ma il primo a sapere che Trump cambia rapidamente idea è proprio Putin e, in questo contesto, anche le esercitazioni con l’alleato bielorusso Lukashenko suonano come una provocazione. E si torna così alla casella di partenza: fino a quando lo zar potrà sfruttare la credulità del presidente americano?