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Elogio della timidezza

(ansa)

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L’ossessione di farsi vedere non concede pause ed è difficile fermarsi a riflettere
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La visibilità governa ormai il mondo attuale, se si vuole avere un ruolo e un’identità è necessario mostrarsi, essere presenti, farsi valere ed essere riconoscibili agli occhi degli altri e, soprattutto oggi, avere migliaia e migliaia di follower addirittura milioni. Nella storia umana la visibilità ha sempre sedotto gli uomini, come racconta la Bibbia nell’Esodo: quando Mosé si ritirò sul Monte Sinai per ricevere le leggi morali da Dio, di fronte alla sua prolungata assenza il fratello Aronne e gli Israeliti fusero l’oro dei gioielli per fabbricare un vitello d’oro che poi avrebbero adorato. Mosè al ritorno dal Monte Sinai si trovò di fronte a questo spettacolo e adirato distrusse il vitello d’oro accusando il fratello di idolatria.

Questo conflitto fra spiritualità e contingenza, è divenuto ancora più drammatico oggi con l’avvento dei social network che spingono a condividere messaggi, foto e video con un ritmo accelerato che non consente pause. Non c’è spazio per pensare e riflett…

La visibilità governa ormai il mondo attuale, se si vuole avere un ruolo e un’identità è necessario mostrarsi, essere presenti, farsi valere ed essere riconoscibili agli occhi degli altri e, soprattutto oggi, avere migliaia e migliaia di follower addirittura milioni. Nella storia umana la visibilità ha sempre sedotto gli uomini, come racconta la Bibbia nell’Esodo: quando Mosé si ritirò sul Monte Sinai per ricevere le leggi morali da Dio, di fronte alla sua prolungata assenza il fratello Aronne e gli Israeliti fusero l’oro dei gioielli per fabbricare un vitello d’oro che poi avrebbero adorato. Mosè al ritorno dal Monte Sinai si trovò di fronte a questo spettacolo e adirato distrusse il vitello d’oro accusando il fratello di idolatria.

Questo conflitto fra spiritualità e contingenza, è divenuto ancora più drammatico oggi con l’avvento dei social network che spingono a condividere messaggi, foto e video con un ritmo accelerato che non consente pause. Non c’è spazio per pensare e riflettere, si entra in questo flusso incessante di scambi in cui ad ogni stimolo comunicativo ricevuto si risponde immediatamente in modo quasi automatico per paura di rimanere indietro e farsi sopravanzare dagli altri. E questo comporta una vigilanza continua con l’occhio rivolto al display dello smartphone oppure con l’orecchio attento a coglierne i segnali sonori.

Come ha scritto lo scrittore di origine marocchina Tahar Ben Jelloun su questo giornale “di fronte al diluvio di informazioni vere o false, belle o brutte, grandiose o patetiche, l’uomo è indifeso”. Non è solo indifeso è anche ansioso e allarmato di rimanere indietro e di non essere riconosciuto e apprezzato dagli altri. È inevitabile che negli ultimi anni siano aumentati gli stati ansiosi e depressivi soprattutto nei giovani, che sono entrati in questo meccanismo ripetitivo che ha creato una dipendenza psicologica, ossia una forma di “addiction”, una costrizione di cui non si può fare a meno.

Ma non tutti entrano in questa società dello spettacolo legato all’esibizione di sé, i timidi si sottraggono preferendo rimanere nell’ombra, nell’invisibilità sociale. Quello che preoccupa i timidi, quantunque non sia una malattia, è quello di esporsi alla luce del sole e agli occhi degli altri, di cui si teme il giudizio anche perché il loro comportamento non corrisponde al cliché in voga che impone l’obbligo della socializzazione fin dai primi anni di vita. Quello che frena i timidi è la particolare sensibilità, a volte paura, nei confronti degli altri e allo stesso tempo della propria supposta inadeguatezza che li spingerebbe a ritirarsi, mentre poi riescono nonostante certe prudenze ad andare avanti e affrontare gli scogli della vita. È quello che successe al grande scienziato inglese Charles Darwin, anche lui timido, che ha rivoluzionato le nostre concezioni sull’origine della specie umana, ma che tendeva a rimandare la pubblicazione del libro per paura di dover fronteggiare le critiche dei colleghi e dell’opinione pubblica. Fu grazie alle ripetute insistenze della moglie che Darwin decise di pubblicare il suo libro, che ha segnato profondamente il mondo scientifico e culturale del diciannovesimo secolo e dei secoli successivi.

La timidezza non significa soltanto prudenza e cautela nelle proprie scelte, consente soprattutto, come successe allo stesso Darwin, di valorizzare le proprie passioni e di dedicarsi ai propri studi e alle proprie ricerche. E poi i timidi sanno vivere la propria interiorità, e come ha scritto il grande psicoanalista inglese Donald Winnicott sono in grado di sentirsi soli in presenza degli altri, ossia riconoscere la propria individualità senza farsi condizionare dagli altri. Per questo motivo non si fanno sedurre dal mondo dei follower e dalla coattività digitale continuano a essere loro stessi avendo il coraggio di essere timidi senza omologarsi alla facile socialità delle connessioni social. I loro rapporti con gli altri rispondono ad un altro codice, non molti amici con cui avere legami più profondi che spesso iniziano fin dall’infanzia.

La testimonianza dei timidi è fondamentale oggi di fronte alla febbre tecnologica, l’interiorità, l’introversione e la riflessione rappresentano acquisizioni decisive che hanno segnato il destino della specie umana e che vanno salvaguardate anche di fronte ai rischi di una guerra che travolga l’umanità.

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