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Cortei per Gaza, una giornata particolare

Milano. Manifestazione per Gaza, la tensione è culminata in stazione

 (agf)

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Chi ha manifestato pacificamente merita risposte. Se non quelle possibili, almeno quelle oneste
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È stata una giornata di grandi manifestazioni per Gaza in tutta Italia e non diremo che le ragioni di chi è andato in piazza per chiedere la fine dell’orrore a Gaza sono offuscate dal teppismo di una minoranza. Non lo diremo, e non perché questi atti siano tollerabili o giustificabili, non lo sono neanche un po’, semplicemente perché non possono e non devono togliere valore alla scelta pacifica di decine di migliaia di italiani di mobilitarsi con il desiderio di smuovere qualcosa. Per quanto velleitario possa essere l’intento, è il segno di una società civile viva e partecipe, è un gesto di cuore prima ancora che di testa. Per questo il simbolo vero della giornata sono le due donne che a Milano dopo gli incidenti si sono messe a mani alzate davanti al plotone di poliziotti, rivolte ai manifestanti e non agli scudi degli agenti; sono le circa 100 mila persone che si sono ritrovate a Roma davanti alla stazione Termini, così tante da convincere la stessa Questura a un fuori programma, un…

È stata una giornata di grandi manifestazioni per Gaza in tutta Italia e non diremo che le ragioni di chi è andato in piazza per chiedere la fine dell’orrore a Gaza sono offuscate dal teppismo di una minoranza. Non lo diremo, e non perché questi atti siano tollerabili o giustificabili, non lo sono neanche un po’, semplicemente perché non possono e non devono togliere valore alla scelta pacifica di decine di migliaia di italiani di mobilitarsi con il desiderio di smuovere qualcosa. Per quanto velleitario possa essere l’intento, è il segno di una società civile viva e partecipe, è un gesto di cuore prima ancora che di testa. Per questo il simbolo vero della giornata sono le due donne che a Milano dopo gli incidenti si sono messe a mani alzate davanti al plotone di poliziotti, rivolte ai manifestanti e non agli scudi degli agenti; sono le circa 100 mila persone che si sono ritrovate a Roma davanti alla stazione Termini, così tante da convincere la stessa Questura a un fuori programma, un corteo che è stato salutato dai colpi di clacson dei cittadini fermi in un auto: per una volta non erano strombazzate di rabbia e protesta bensì di solidarietà. Pochi sono rimasti insensibili davanti alle notizie e alle immagini che in questi mesi sono arrivate dalla Striscia e tutti hanno ben chiaro un principio: qualcosa bisogna dire, qualcosa bisogna fare, e sarebbe meglio la seconda.

Certo non sarà questa mobilitazione a cambiare il corso degli eventi in Medio Oriente, ma tra tutte è l’obiezione più fessa che si potrebbe rivolgere a chi ha voluto far sentire la propria voce. Per farla propria, questa obiezione, bisognerebbe accettare l’idea che nell’agone pubblico abbiano senso solo i gesti che possono tradursi in un profitto concreto, sicuro e magari veloce. Sarebbe stato come dire a Rosa Parks: chi te lo fa fare di restare seduta al tuo posto sul bus? Sarebbe stato come dire al ragazzo di Tienanmen ritto davanti al carro armato: scànsati, che pensi di ottenere? Ovvio, chi in Italia ha manifestato per Gaza non è vittima diretta della violenza o della prevaricazione, cosa che per fortuna non impedisce ancora di provare empatia e solidarietà per quanto accade in un altro angolo di mondo.

Il governo ha sottovalutato la penetrazione di questo sentimento nella società civile, andato ben oltre gli steccati di partito e l’appartenenza politica. Questi cittadini sanno valutare se l’Italia, l’Europa, la comunità internazionale hanno fatto fin qui il possibile per fermare l’orrore oppure no. Sono in grado di pesare l’effetto di un riconoscimento ufficiale, per quanto simbolico, dello Stato di Palestina. L’Italia ha scelto di non farlo. Altri Paesi europei come Francia, e Gran Bretagna sì. Non sembra casuale la faglia che divide chi ora ha optato per questa arma di pressione sul governo israeliano e chi no: è la medesima che passa tra governi sovranisti e non sovranisti.

I disordini di Milano sono stati gravi e gratuiti. Lanciare un cestino dell’immondizia su un poliziotto non può essere scambiato per un grido di aiuto per Gaza. Ma non sarà spostando l’attenzione sugli incidenti – ripetiamo: totalmente da condannare senza alcuna ambiguità – che governo e maggioranza riusciranno a mascherare i balbettii della nostra azione politica e diplomatica. Né può funzionare il piano per trasformare i fatti di ieri in un nuovo capitolo della campagna trumpiana sull’odio, subito importata senza dazi in Italia, sotterfugio di un potere che per tara genetica coltiva vittimismo e irresponsabilità. La realtà non si presta alla caricatura manichea, come vorrebbe il neo-messianesimo della turbodestra mondiale. È proprio qui la differenza più grande tra chi tiene a cuore le sorti della democrazia come casa comune dei diritti e dei doveri e chi nella democrazia vede l’utilità di un taxi, pure rottamabile, per garantirsi l’esercizio del potere. Sempre da qui passa la differenza tra la menzogna ideologica e la capacità di discernere il giusto e l’ingiusto in ogni contesto, anche guardando con onestà intellettuale in casa propria.

Per questo chi ha a cuore la sorte dei palestinesi di Gaza le vede eccome le intemperanze dei facinorosi, a differenza di chi straparla di odio altrui mentre aizza le folle e fomenta una strisciante guerra civile; si accorge che c’è una quota di opinione pubblica sulle barricate per Gaza che non muove un dito e non alza un ciglio quando i civili massacrati sono gli ucraini; le avverte le ambiguità di una minoranza di pro-Pal che vorrebbe la cancellazione di Israele e magari applaude un deltaplano che sorvola un corteo (è successo a Calenzano, Firenze, gli organizzatori assicurano che l’esibizione non faceva parte del programma, restano gli osceni applausi di qualche apologeta del 7 ottobre). Ci sono invece capi di Stato e di governo che additano a bersaglio gli avversari politici fingendo di non accorgersi che all’ombra dei loro comizi squadriglie di estremisti oliano le armi, speriamo solo in senso metaforico, invocando vendetta per Charlie Kirk.

Chi ha manifestato pacificamente per Gaza merita risposte. Se non quelle possibili, almeno quelle oneste.

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