La serrata del governo federale americano a causa del mancato accordo sul bilancio al Congresso è già avvenuta in passato ma questa volta rivela un dato politico nuovo: la scelta del presidente Donald Trump di sfruttare questo terreno per la campagna elettorale di Midterm che si concluderà a novembre 2026.
L’assenza di fondi federali per il governo è il risultato del fallimento nelle trattative per un compromesso fra leader repubblicani e democratici al Congresso di Washington che ha portato allo “Shutdown”. Le trattative si sono interrotte all’ultimo momento utile quando la maggioranza repubblicana ha offerto una soluzione-ponte per continuare a negoziare e la minoranza democratica ha opposto la richiesta di ripristinare gli ingenti fondi tolti alla Sanità. Ma a differenza di quanto avvenuto in passato, durante amministrazioni repubblicane e democratiche, in questa occasione la Casa Bianca non è intervenuta per imporre una soluzione bensì ha dimostrato di non opporsi troppo alla rott…
La serrata del governo federale americano a causa del mancato accordo sul bilancio al Congresso è già avvenuta in passato ma questa volta rivela un dato politico nuovo: la scelta del presidente Donald Trump di sfruttare questo terreno per la campagna elettorale di Midterm che si concluderà a novembre 2026.
L’assenza di fondi federali per il governo è il risultato del fallimento nelle trattative per un compromesso fra leader repubblicani e democratici al Congresso di Washington che ha portato allo “Shutdown”. Le trattative si sono interrotte all’ultimo momento utile quando la maggioranza repubblicana ha offerto una soluzione-ponte per continuare a negoziare e la minoranza democratica ha opposto la richiesta di ripristinare gli ingenti fondi tolti alla Sanità. Ma a differenza di quanto avvenuto in passato, durante amministrazioni repubblicane e democratiche, in questa occasione la Casa Bianca non è intervenuta per imporre una soluzione bensì ha dimostrato di non opporsi troppo alla rottura. Fino al punto che Trump, dopo aver ricevuto nella West Wing la delegazione dei leader democratici, ha postato una foto-vignetta che beffeggiava uno di loro.
Da qui l’interrogativo sul perché Trump abbia scelto una strada diversa dai predecessori e la risposta può venire dal fatto che bloccare il bilancio significa mettere in congedo centinaia di migliaia di dipendenti con il risultato di ottenere l’obiettivo che, sin dall’inizio, il presidente si è posto: la riduzione sensibile delle dimensioni — e del costo — del governo. Si è trattato infatti di un cavallo di battaglia sin dalla campagna elettorale, rilanciato dalla Convention di Milwaukee, e quando Trump è entrato nello studio ovale su questa priorità ha iniziato a lavorare con Elon Musk, affidandogli un dicastero sull’ “efficienza del governo” che poi non è decollato, a causa di incomprensioni e rivalità. Ma ora il duello con i democratici sul bilancio ha offerto a Trump un’occasione preziosa: tagliare in maniera corposa il personale potendo assegnarne la responsabilità all’opposizione. E quindi facendo coincidere l’inizio della sfida di Midterm per il rinnovo del Congresso con uno scontro frontale su un tema identitario per il movimento Trump: la riduzione delle dimensioni del governo.
Da qui la novità: se i democratici sono pronti a tornare subito a trattare per avere un bilancio, la Casa Bianca non ha fretta di farlo perché più tempo passa, più opportunità possono emergere per identificare nuovi metodi di operare con meno dipendenti.
È uno scontro fra idee opposte sul governo federale che coincide con quanto avvenuto nella base di Quantico, in Virginia, dove Trump e il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, hanno parlato a un’insolita platea di oltre 800 alti ufficiali per teorizzare l’impiego dell’esercito “dentro le città” e “contro il nemico interno” affermando la necessità di proteggere la popolazione da gang criminali e immigrati illegali come priorità della sicurezza nazionale, al pari della difesa dai missili di Mosca e Pechino. Sfidando la Costituzione. Anche in questo caso, Trump parla al suo movimento, testimoniando con eventi insoliti e immagini sui social la determinazione a combattere contro un avversario — l’immigrazione illegale — di cui imputa la pericolosità al predecessore Biden e alle politiche permissive dei democratici.
Governo federale ridimensionato e lotta totale ai clandestini si presentano come il trampolino di lancio di una campagna elettorale che vede i repubblicani in questo momento in difficoltà non solo per essere il partito che controlla la Casa Bianca — e dunque tradizionalmente indebolito dalle urne — ma anche dai sondaggi che descrivono Trump in affanno su economia e politica estera. Il presidente è convinto che pil e occupazione cresceranno in maniera sensibile nel 2026 per effetto dei dazi così come in politica estera i risultati arriveranno, a cominciare dal piano sulla fine della guerra a Gaza, ma per recuperare nella popolarità — attestata al 43 per cento — ha bisogno subito di duelli duri con i democratici.
A spingere il team della campagna di Trump in questa direzione è anche il sondaggio di New York Times/Siena che descrive una forte polarizzazione dell’elettorato con il 18 per cento dei democratici ostili al presidente e il 16 per cento di repubblicani con sentimenti simili per i rivali. Questo significa che la tribalizzazione della politica americana si rafforza sugli opposti fronti e crea la cornice più adatta per una sfida elettorale dove il tema non sarà la corsa al centro, a indecisi e indipendenti, bensì la volontà di portare alle urne il numero più alto di sostenitori.
Se facciamo attenzione a cosa sta avvenendo dentro il partito democratico troviamo conferma a tale tendenza. Non solo perché nelle elezioni per il sindaco di New York City il socialista radicale Zohran Mamdani avrà per maggiore rivale il liberal moderato Andrew Cuomo ma anche in ragione dei duelli per le primarie che stanno per celebrarsi in più città: da Seattle a Minneapolis una schiera di volti radicali, che si definiscono “socialisti”, danno l’assalto al partito che fu di John F. Kennedy, Jimmy Carter e Bill Clinton con posizioni contro i fondi alla polizia, i redditi più alti e le tradizionali alleanze degli Usa al fine di portare alle estreme conseguenze la trasformazione dell’eredità di Barack Obama e Joe Biden in una proposta di sinistra imperniata sull’ostilità viscerale per Trump ed il suo movimento politico. Ecco perché dietro la serrata del governo di Washington c’è un’America dove la politica è sempre più tribale.