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Flotilla, salviamo il diritto internazionale

(agf)

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Blocco navale e arresti compiuti in acque internazionali su navi battenti bandiera anche italiana (quindi, in territorio italiano) sono illegali
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L’umiliazione del diritto. È il titolo, efficace, di un dibattito su Gaza, che si è svolto mercoledì nell’aula magna del palazzo di giustizia di Milano. La violazione delle più elementari regole del diritto internazionale umanitario, semplicemente, umilia il diritto. Con le parole del presidente Mattarella, pronunciate a luglio in occasione della tradizionale Cerimonia del ventaglio, «è disumano ridurre alla fame un’intera popolazione, dai bambini agli anziani». E lo è anche colpire operatori sanitari e civili indifesi, uccidere bambini e persone in cerca di acqua o cibo, distruggere ospedali e luoghi di culto e bloccare navi di attivisti che portano aiuti vitali alla popolazione.

Si potrebbe replicare: “è la guerra, bellezza”, parafrasando una nota citazione cinematografica, ormai d’antan. Oppure, per nobilitare il concetto ricorrendo al latino e a Cicerone, si potrebbe nello stesso senso affermare che “silent leges inter arma”: in mezzo alle armi le leggi tacciono. Durante la guerra…

L’umiliazione del diritto. È il titolo, efficace, di un dibattito su Gaza, che si è svolto mercoledì nell’aula magna del palazzo di giustizia di Milano. La violazione delle più elementari regole del diritto internazionale umanitario, semplicemente, umilia il diritto. Con le parole del presidente Mattarella, pronunciate a luglio in occasione della tradizionale Cerimonia del ventaglio, «è disumano ridurre alla fame un’intera popolazione, dai bambini agli anziani». E lo è anche colpire operatori sanitari e civili indifesi, uccidere bambini e persone in cerca di acqua o cibo, distruggere ospedali e luoghi di culto e bloccare navi di attivisti che portano aiuti vitali alla popolazione.

Si potrebbe replicare: “è la guerra, bellezza”, parafrasando una nota citazione cinematografica, ormai d’antan. Oppure, per nobilitare il concetto ricorrendo al latino e a Cicerone, si potrebbe nello stesso senso affermare che “silent leges inter arma”: in mezzo alle armi le leggi tacciono. Durante la guerra il diritto passa in secondo piano, si dissolve davanti alla violenza bellica.

Deve forse avere avuto questo retropensiero il ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio dei ministri, Antonio Tajani, quando l’altra sera, a Porta a Porta, ha così risposto a una domanda di Antonio Polito sulla legittimità o meno, in base al diritto internazionale, del blocco navale in acque internazionali della Flotilla da parte di Israele: “quello che dice il diritto è importante fino a un certo punto, li c’è un’area di guerra. Israele non poteva permettere che qualcuno violasse il blocco navale”.

Tajani a Porta a Porta: "Il diritto internazionale è importante ma fino a un certo punto"

Ma è proprio così? Forse ai tempi di Cicerone, sicuramente non nel 2025, sulla base di un corpo normativo — il diritto internazionale — recepito in plurime convenzioni e accordi tra stati, che stabilisce regole, in vista del rispetto di diritti fondamentali, destinate a trovare applicazione anche e proprio nei conflitti armati. Parlare di diritto di guerra sembra un ossimoro, una contraddizione in termini. È così se si pensa che dove c’è guerra non c’è diritto. Ma è un’idea sbagliata perché è contraddetta dai fatti e dalle norme: dal diritto internazionale che vincola gli stati, compreso Israele. Non solo: che non si possano abbordare navi straniere in acque internazionali è pacifico. Farlo è illecito (un atto di pirateria) e non può certo dirsi che il diritto valga “fino a un certo punto”. Un autorevole internazionalista dell’università di Palermo, il professor Pasquale De Sena, ha scritto ieri in un post che “l’abbordaggio della Flotilla, in alto mare (mare internazionale), è un illecito internazionale; basta andare su qualsiasi manuale di diritto internazionale per rendersene conto”. Non ci vuole insomma una laurea per capire che blocco navale e arresti, compiuti in acque internazionali su navi battenti bandiera anche italiana (quindi, in territorio italiano) sono illegali. Altro che diritto “importante fino a un certo punto”, per dirla con l’infelice espressione di Tajani. Qui si tratta invece di far valere una violazione, nelle sedi e con i modi previsti dal diritto internazionale, che non tace ma grida per essere fatto valere. Difendere la sovranità dello Stato italiano e i suoi cittadini tratti in arresto richiede di far valere le regole del diritto internazionale, quando è il caso. Proprio in un momento storico come quello in cui viviamo, il diritto internazionale, nato in buona parte sulle macerie delle guerre del secolo scorso, va difeso con convinzione: senza se e senza ma. Se mettiamo da parte le regole e il diritto, come Paese e come comunità internazionale, facciamo alla lunga prevalere la legge del più forte e facciamo balzi indietro nella civiltà del diritto. Attenzione: l’indebolimento del diritto internazionale — come mostra questa vicenda e, ancor prima, il caso Almasri e la mancata esecuzione sul suolo italiano di un mandato di arresto della Corte penale internazionale — va a braccetto con l’indebolimento dello stato di diritto e delle democrazie: quella israeliana, la nostra, quella statunitense e altre ancora. Ecco perché bisogna difendere ovunque lo stato di diritto e far valere il diritto internazionale, anche e proprio durante i conflitti armati.

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