Nel Pd non è tempo di resa dei conti
di Stefano FolliQuando si tratta di raccogliere voti, la rete di Matteo Renzi è ormai quasi vuota, come dimostra il risultato delle Marche. Ma quando c’è da affidarsi all’istinto e cogliere il punto politico, l’uomo ritrova la sua rapidità di riflessi. All’indomani della disastrosa campagna marchigiana, l’ex premier ha capito in fretta che non è questa l’ora adatta per aprire un conflitto con Elly Schlein.
Le ragioni sono molteplici, ma una prima di tutte. Qualsiasi iniziativa per correggere o aggiustare la linea del Pd passa da un accordo con la segretaria. Non c’è al momento alcun margine per un rovescio degli equilibri interni e non s’intravede un’alternativa verosimile: ci sono mugugni e gesti d’insofferenza, ma niente di più. E poi il Pd sta affrontando una collana di voti regionali: alcuni saranno negativi per il centrosinistra, come domenica 5 e lunedì 6 ottobre in Calabria; altri offriranno qualche raggio di sole al movimentismo schleiniano, come in Puglia e Toscana.
Quando si tratta di raccogliere voti, la rete di Matteo Renzi è ormai quasi vuota, come dimostra il risultato delle Marche. Ma quando c’è da affidarsi all’istinto e cogliere il punto politico, l’uomo ritrova la sua rapidità di riflessi. All’indomani della disastrosa campagna marchigiana, l’ex premier ha capito in fretta che non è questa l’ora adatta per aprire un conflitto con Elly Schlein.
Le ragioni sono molteplici, ma una prima di tutte. Qualsiasi iniziativa per correggere o aggiustare la linea del Pd passa da un accordo con la segretaria. Non c’è al momento alcun margine per un rovescio degli equilibri interni e non s’intravede un’alternativa verosimile: ci sono mugugni e gesti d’insofferenza, ma niente di più. E poi il Pd sta affrontando una collana di voti regionali: alcuni saranno negativi per il centrosinistra, come domenica 5 e lunedì 6 ottobre in Calabria; altri offriranno qualche raggio di sole al movimentismo schleiniano, come in Puglia e Toscana.
Non basta ancora. Più ci si avvicina alla fine della legislatura (primi mesi del ’27) più conta il criterio con cui saranno compilate le liste. Certo, si tratta di conoscere prima quale sarà la legge elettorale con cui voteremo, ma subito dopo la priorità saranno le candidature, le possibilità realistiche d’essere eletti. Chi nel Pd difende un profilo “riformista”, come si usa dire, sa che gli spazi saranno ridotti e non troppo numerose le candidature riservate a coloro la cui fedeltà a Elly Schlein sarà stata meno che granitica.
In teoria c’è tempo per immaginare un nuovo gruppo, la famosa “gamba moderata” di cui si favoleggia, in grado di riunire i “moderati” di varia provenienza e di bilanciare la linea della coalizione. Tutto è possibile, ma è bene non farsi troppe illusioni: quello che conta è l’asse della coalizione, ormai ben definito. E forse non basterà un plotone “centrista” a malapena tollerato oppure alcune candidature d’area all’interno del Pd per modificare un’intesa con 5S e Avs cementata nel tempo.
Tutto questo lo vedremo più avanti. Quello che conta oggi è la mancanza di un’autentica volontà di mettere in difficoltà la segretaria Schlein. Ecco perché Renzi, in singolare sintonia con la prudenza di Conte, figura molto lontana da lui, capisce che l’unico modo per costruire il futuro è lavorare sui tempi lunghi.
Oggi il centrosinistra è perdente, come sanno tutti, e proprio per questo uno scossone troppo forte avrebbe un esito fatale. In sostanza: con pazienza che le mura crollino, per inserirsi pian piano nell’edificio e restaurarlo, significa darsi una prospettiva.
E in fondo, da un diverso punto di vista, è anche l’idea di Conte. Il quale negli ultimi mesi aveva proposto un’immagine rinnovata e più conciliante con l’alleato/non alleato. Operazione riuscita a metà, visto che nelle Marche il dato dei 5S è stato deludente. Tuttavia aspettiamo la Calabria prima di esprimere un giudizio meno affrettato sulla nuova fase del movimento ex grillino.
Di sicuro l’assetto del “campo largo” è tutto da valutare. Mancano i temi concreti, al di là degli slogan; e sembra ancora forte la tentazione declamatoria e retorica. Non a caso il cavallo di battaglia, nelle ultime settimane, ha coinciso con la politica mediorientale, ossia con lo spazio dato alla Flotilla e ai vessilli palestinesi sventolati ovunque.
Tuttavia l’esito un po’ paradossale è che le sigle del centrosinistra si divideranno in Parlamento nel gioco delle mozioni. Si capisce dunque che il tema a cui sono attenti molti osservatori, ossia chi sarà il futuro candidato premier (Schlein, Conte o un mister X), per adesso è assai prematuro. Se Elly Schlein è debole, Conte non è abbastanza forte per imporre anche in questo caso la sua legge.