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Meloni e le strategie della non violenza

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Perché mai Giorgia Meloni non è ancora andata in tv (da Mara Venier, se proprio ci tiene) a dire che l’estesa mobilitazione per Gaza, in particolare quella della sera del primo ottobre, è la prova del profondo senso di umanità radicato nel popolo italiano, ed è giusto esserne fieri? E perché non aggiungere che l’iniziativa della Global Sumud Flotilla, in un mondo dominato dalla volontà di potenza e dalla pulsione di morte, conferma che sono possibili strategie disarmate e non violente, capaci di affermare le ragioni del diritto e del diritto internazionale?

All’opposto, la premier ha offerto un florilegio di espressioni offensive, oscillanti tra lo stizzito sarcasmo e lo sprezzo livoroso, nei confronti degli attivisti: “Forse le sofferenze del popolo palestinese non sono la loro priorità”, “utilizzano la causa palestinese per attaccare il governo italiano”, le manifestazioni “non portano alcun beneficio al popolo della Palestina e molti disagi al popolo italiano”.

Colpisce innanzitutt…

Perché mai Giorgia Meloni non è ancora andata in tv (da Mara Venier, se proprio ci tiene) a dire che l’estesa mobilitazione per Gaza, in particolare quella della sera del primo ottobre, è la prova del profondo senso di umanità radicato nel popolo italiano, ed è giusto esserne fieri? E perché non aggiungere che l’iniziativa della Global Sumud Flotilla, in un mondo dominato dalla volontà di potenza e dalla pulsione di morte, conferma che sono possibili strategie disarmate e non violente, capaci di affermare le ragioni del diritto e del diritto internazionale?

All’opposto, la premier ha offerto un florilegio di espressioni offensive, oscillanti tra lo stizzito sarcasmo e lo sprezzo livoroso, nei confronti degli attivisti: “Forse le sofferenze del popolo palestinese non sono la loro priorità”, “utilizzano la causa palestinese per attaccare il governo italiano”, le manifestazioni “non portano alcun beneficio al popolo della Palestina e molti disagi al popolo italiano”.

Colpisce innanzitutto l’atteggiamento elitista di chi arriva a ingiuriare una mobilitazione collettiva che, pure, non dovrebbe dispiacere a Meloni. La stessa che non troppo tempo fa dichiarava solennemente: “Fratelli d’Italia crede da sempre alla soluzione due popoli, due Stati”. E chiunque, anche a destra, abbia una qualche dimestichezza con le manifestazioni di massa percepisce immediatamente che nelle iniziative pro-Palestina di questi giorni sono presenti importanti pezzi di popolo e tra essi segmenti significativi, non solo giovanili, di opinione pubblica filogovernativa. In altre parole, l’iniziativa della Flotilla non è apprezzata solo a sinistra e, tantomeno, solo dai militanti di Potere al Popolo e Cambiare Rotta (perché non fare un sondaggio tra i militanti di Gioventù nazionale?), bensì pure da molti che nemmeno sanno cosa significhi la sigla Usb.

Per quanto mi riguarda, non ritengo che i volontari della Flotilla siano degli eroi, e a proposito della loro azione non parlerei di “coraggio”: piuttosto apprezzo la loro intelligenza politica e la loro saggia razionalità: la loro capacità, cioè, di condurre con equilibrio una iniziativa pacifica che ha saputo perseguire i propri obiettivi. Alla lettera, senza colpo ferire. Perciò viene da sorridere nell’ascoltare la destra in parlamento e sui giornali denunciare che la missione sarebbe stata un’iniziativa “politica”. Solo chi coltivi un’idea mediocre dell’azione pubblica ridotta interamente all’amministrazione può stupirsi del fatto che un atto umanitario condotto nel cuore di un feroce scenario bellico dimostri la sua natura politica. Ma perché una simile incomprensione che precipita rapidamente nell’invettiva più greve? Perché Mario Sechi, direttore soi-disant liberale di un giornale di estrema destra, che ricorda il <CF2002>Candido</CF> di Giorgio Pisanò e il <CF2002>Borghese</CF> di Gianna Preda, si compiace di dire che le navi della Flotilla (si spera senza gli equipaggi) vanno “affondate”? In base a quale norma nazionale o internazionale? Certo, c’è il gusto piccino piccino di chi ama spararle grosse affinché si dica: oh, come parla chiaro, quello!, ma c’è anche altro. Si scorge, forse, la sensazione che l’indubbia egemonia politica della destra mostri qualche crepa e proprio su un punto cruciale — una questione di vita e di morte — che incide in profondità nella coscienza comune. Questo potrebbe spiegare tanta malevolenza, tanta malacreanza e tanto spirito di patata (direbbe mia madre). E, infatti, perché mai — nell’ovvia constatazione di una enorme distanza e differenza — non riconoscere la buona fede altrui e la rettitudine nel perseguire ciò che si ritiene giusto?

Probabilmente si deve tornare a Meloni. Lo storico delle idee Richard Hofstadter, in un saggio pubblicato negli Stati Uniti nel 1964 e tradotto in Italia da Adelphi nel 2021, scrisse dello “stile paranoide della politica americana”, connotato da sospettosità e diffidenza, egotismo e cospirazionismo. Qui si ritrovano molte delle proiezioni, delle ossessioni e dei tic delle destre di tutto il mondo. La missione della Flotilla è il risultato di un progetto messo in atto dalle delegazioni di 44 paesi che coinvolge quasi 500 volontari sulle barche e decine di migliaia di sostenitori in Europa e nel mondo.

Bene, nella propaganda delle destre italiane tutto ciò e, poi, le manifestazioni e gli scioperi generali avrebbero un solo scopo: quello di colpire il governo di Giorgia Meloni. E, come sostiene la diretta interessata, “la sua stessa persona”. Non vi sembra che ciò riveli un qualche, magari lieve, soprassalto paranoico? E che sullo sfondo compaiano le tracce di una ferita narcisistica tuttora non rimarginata? È come se restasse il residuo di una lesione nell’autostima e nella percezione del proprio valore, a conferma di quel complesso di inferiorità persistente nelle destre italiane e nelle loro leadership, nonostante il vastissimo consenso di cui godono e la sicumera che ostentano. Un governo sicuro di sé, in nome di un patriottismo bene interpretato e ben temperato, avrebbe dovuto riconoscere che quei 40 connazionali arrestati ieri dall’esercito israeliano hanno opinioni assai diverse da quelle di chi oggi comanda in Italia, ma anche obiettivi condivisi dalla Giorgia Meloni del 2015. Quando Giorgia Meloni era ancora una persona libera e scriveva a proposito di Gaza: “Nessuna causa è giusta quando sparge il sangue degli innocenti”.

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