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Firenze, un po’ di luce tra tanta astensione

Eugenio Giani con Elly Schlein (agf)

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Il punto di Folli del 14 ottobre 2025
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Se si guarda al risultato della Toscana, tre aspetti risaltano su tutti gli altri. La vittoria netta, addirittura quasi clamorosa nelle percentuali ben oltre il 50 per cento, di Eugenio Giani confermato presidente per il centrosinistra. La caduta dell’affluenza nella “regione rossa” per eccellenza: non si arriva nemmeno al 48 per cento, un dato senza precedenti, tanto da ridimensionare in qualche misura lo stesso successo di Giani, perché gli astenuti sono sparsi sia a destra sia a sinistra, sebbene siano le ambizioni del primo schieramento a subire il danno maggiore. Infine il disastro della Lega in formato Vannacci, per cui c’è da chiedersi se qualcuno non abbia spinto per secondi fini l’ex militare a schiantarsi contro un muro, considerando che la Toscana è l’ultima regione dove verrebbe in mente di esaltare la Decima Mas e suggerire altre operazioni nostalgiche.

Secondo un’immagine che aveva avuto fortuna anni fa, ed è ormai abusata, Giani è l’usato sicuro, la figura affidabile ch…

Se si guarda al risultato della Toscana, tre aspetti risaltano su tutti gli altri. La vittoria netta, addirittura quasi clamorosa nelle percentuali ben oltre il 50 per cento, di Eugenio Giani confermato presidente per il centrosinistra. La caduta dell’affluenza nella “regione rossa” per eccellenza: non si arriva nemmeno al 48 per cento, un dato senza precedenti, tanto da ridimensionare in qualche misura lo stesso successo di Giani, perché gli astenuti sono sparsi sia a destra sia a sinistra, sebbene siano le ambizioni del primo schieramento a subire il danno maggiore. Infine il disastro della Lega in formato Vannacci, per cui c’è da chiedersi se qualcuno non abbia spinto per secondi fini l’ex militare a schiantarsi contro un muro, considerando che la Toscana è l’ultima regione dove verrebbe in mente di esaltare la Decima Mas e suggerire altre operazioni nostalgiche.

Secondo un’immagine che aveva avuto fortuna anni fa, ed è ormai abusata, Giani è l’usato sicuro, la figura affidabile che non entusiasma, ma nemmeno respinge. Così ha vinto, lui che certo non appartiene al cerchio ristretto di Elly Schlein. Per conquistarsi il favore della segretaria, ha dovuto piegarsi a un accordo di programma con i Cinque Stelle di cui forse avrebbe fatto a meno. Un’intesa in cui c’è poco di slancio riformista e molto di tardo-populismo. E tuttavia il presidente vicino al secondo mandato non era in grado di mettersi di traverso; non sarebbe stato facile per chiunque incrinare in una singola regione un patto nazionale che a Roma avevano deciso di sottoscrivere ovunque.

Adesso infatti la leader Schlein esalta l’accordo esteso a tutte le sigle del centrosinistra. Ed è comprensibile che sia così. Dopo tanta pioggia, un raggio di sole era agognato: il fatto che si sia manifestato in Toscana, dove nessuno pensava che l’asse Pd-5S-Avs avrebbe perso, è comunque significativo. Poteva andare molto peggio: la vittoria della sinistra avrebbe potuto essere più striminzita, addirittura si sarebbe potuti andare al ballottaggio, se i candidati fossero rimasti sotto il 40 per cento. E a destra speravano proprio in questo esito: una gara incerta e magari una sconfitta di misura della propria lista, che avrebbe dimostrato come la Toscana di oggi non è più quella di una volta. Tanto da essere diventata “contendibile”, come si dice con brutta espressione. Invece anche i voti ai partiti — pur con le urne semivuote — sono incoraggianti per il centrosinistra, a cominciare dal Pd. Senza contare che la “Casa riformista”, nuova formula del centrismo di Renzi, ha ottenuto una discreta percentuale. Anche qui vale l’obiezione: Renzi si è presentato nel luogo d’Italia a lui più congeniale, dove le radici familiari e politiche sono ancora in grado di mascherare le difficoltà che altrove sono manifeste. E tuttavia anche il suo risultato va valutato per quello che è: un passo avanti da confermare in scenari più complessi.

È presto per dire che il centrosinistra, o se si vuole il solito “campo largo”, ha risolto i suoi guai e ha aperto la via a un’inversione della tendenza generale. Vale per la Toscana quello che valeva per la Calabria: risultati abbastanza scontati e dunque prevedibili, sullo sfondo di una generale fuga dalle urne. Tuttavia di qui il centrosinistra dovrà ripartire, armato di una buona dose di pazienza. Le proposte da offrire agli italiani sono tutte da definire, in politica economica come in politica estera. Di tempo ce n’è molto, ma non moltissimo, prima delle elezioni politiche. E come si dice, chi ha tempo non aspetti tempo.

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