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La svolta francese in un furto napoleonico

Parigi, 20 ottobre: il Louvre presidiato dalla polizia dopo il furto (agf)

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Dal colpo al Louvre al carcere per l’ex presidente Nicolas Sarkozy, Parigi esibisce la grandeur della criminalità e la petitesse della politica
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C’è una voglia di sovversione nella Francia al contrario, nella grandeur della criminalità e nella petitesse della politica. I ladri hanno svaligiato il Louvre “senza odio, senza armi e senza violenza” mentre ci sono l’odio, le armi e la violenza nell’imprigionamento dell’ex presidente della République. C’è l’annichilimento dello Stato che mette in galera lo Stato, che intanto è umiliato anche dalla petitesse del governicchio, un inedito che, proprio perché è un dettaglio fuori misura per eccesso di modestia, probabilmente anticipa e rivela un finale di partita.

Nella folla dei dettagli rivelatori del furto dei gioielli di Napoleone c’è, per cominciare, quel camion posteggiato fuori mano e sul marciapiede, come se Parigi fosse, non posso dire Roma, dove i pizzardoni ciondolano vigilissimi davanti ai musei, ma Aidone, dove c’è il museo della Venere di Morgantina e dove l’autista che gentilmente mi accompagnava posteggiò l’auto fuori mano, davanti all’ingresso principale.

Si conferma du…

C’è una voglia di sovversione nella Francia al contrario, nella grandeur della criminalità e nella petitesse della politica. I ladri hanno svaligiato il Louvre “senza odio, senza armi e senza violenza” mentre ci sono l’odio, le armi e la violenza nell’imprigionamento dell’ex presidente della République. C’è l’annichilimento dello Stato che mette in galera lo Stato, che intanto è umiliato anche dalla petitesse del governicchio, un inedito che, proprio perché è un dettaglio fuori misura per eccesso di modestia, probabilmente anticipa e rivela un finale di partita.

Nella folla dei dettagli rivelatori del furto dei gioielli di Napoleone c’è, per cominciare, quel camion posteggiato fuori mano e sul marciapiede, come se Parigi fosse, non posso dire Roma, dove i pizzardoni ciondolano vigilissimi davanti ai musei, ma Aidone, dove c’è il museo della Venere di Morgantina e dove l’autista che gentilmente mi accompagnava posteggiò l’auto fuori mano, davanti all’ingresso principale.

Si conferma dunque la decadenza alla spicciolata di un Paese che non è certo fuori mano. E nel mondo dei simboli qualche significato deve averlo pure l’uso finalmente sovversivo dei gilets jaunes, che i ladri hanno indossato non per prendere a pugni i poliziotti, ma per beffarli con l’efficienza dei bravi e pacifici operai del furto.

E non regge, alla fine, neppure la fascinazione di Lupin e Fantomas, che sono letteratura e fumetto, dunque finzione che diventa realtà. L’invenzione del ladro gentiluomo non supera il confronto con il ritorno del mito di Albert Spaggiari, quello dei Sette uomini d’oro, che ladro gentiluomo lo fu davvero, e dunque è realtà che diventa altra realtà, dopo avere ispirato tutti i generi della finzione. Ebbene, due mesi fa per la partita Nizza-Paris Fc, Spaggiari è stato celebrato allo stadio con un enorme faccione che, insieme a quello di Garibaldi, copriva quasi tutta la curva sotto la scritta “mentalità nissarda”.

Non solo i sondaggi premiano il front di Le Pen, ma si avverte la voglia di uomini d’azione, colpi di mano, vite spericolate, pirati con il senso dello Stato, un desiderio di vera grandeur sovversiva, di cuori garibaldini, di ladri gentiluomini.

Spaggiari non è Garibaldi, ma gli sono stati dedicati film di successo, romanzi, saggi alla Hobsbawm che studiano i briganti, i prigionieri, i banditi, i ribelli, i primitivi, tutto quello che ha avuto una carica di antagonismo di massa prima e dopo la nascita della classe operaia. Spaggiari ha conquistato pure il fumetto giapponese e perfino il botteghino di Ken Follett (La grande rapina di Nizza, Newton Compton Editori, 1996 ).

Autore della rapina del secolo alla Société Générale, che era la Fort Knox francese, Spaggiari lasciò nel caveau feci spalmate dappertutto, una zuppiera d’argento piena di pipì, le foto porno dei vip della Costa azzurra e la scritta: “Senza odio, senza violenza e senza armi”. «Non ho ancora capito se sono un tipo geniale o un coglione», disse poi in un’intervista rilasciata a Bernard Pivot durante la latitanza, per la mitica trasmissione televisiva Apostrophes.

Non è neppure vero che con il furto al Louvre sia stato oltraggiato Napoleone, che se lo sarebbe pure meritato. Al contrario, simbolicamente Napoleone è evaso dal Louvre come evase dall’Elba. E di nuovo c’è la suggestione di un film, Una notte al museo, dove tornano in vita re e imperatori, si animano gli oggetti, volano via i gioielli.

C’è insomma un presagio anche nel Napoleone che evade dal Louvre sotto forma di preziosi. I francesi sono ancora convinti che le svolte della storia siano sempre napoleoniche e se è vero che l’aggettivo comprende tutte, ma proprio tutte le varianti della grandiosità, questa rapina è stata certamente napoleonica. Povera Francia ridotta a esibire la grandeur criminale.

C’è un altro vecchio presagio che risale al febbraio scorso e che è stato dimenticato. Il primo incontro fra Trump e Macron fu subito inquietante, artefatto e insincero, con una dichiarata «speciale amicizia» che era troppo ostentata per essere vera: «Abbiamo un rapporto molto speciale», ripeteva Trump a Macron mentre, esibendo finti sorrisi e falsa confidence, gli puliva la giacca con la mano: «Infatti ora ti tolgo questo poco di dandruff». E dandruff significa forfora, che è un tabù, una polvere di pregiudizio, una piccola vergogna da loser, da perdente. Trump disse al mondo che la Francia ha la forfora e che ci avrebbe pensato lui.

Quale che sarà il finale giudiziario dei processi a Sarkozy, ci fosse pure la prova della corruzione che non è stata mai trovata, non è sovversivo ma eversivo l’oltraggio della prigione inflitta a un ex presidente che oggi avrà, come vuole il Paese dell’égalité, la sua cella di 9 metri quadrati.

Con un presidente politicamente più forte e soprattutto più popolare di Macron, la Francia che, con la Marsigliese ha rifatto il mondo a nostra immagine e somiglianza ed è una patria per tutti gli europei, avrebbe trovato una soluzione meno violenta e avrebbe fermato questo spostamento verso il Sudamerica dove la democrazia è un optional.

E senza ovviamente assolvere il colpevole ma senza annichilire l’istituzione francese e umiliare l’intera Europa dove non c’è un altro Paese che, nel dopoguerra, abbia rinchiuso in prigione il suo presidente. Anche l’Italia ebbe la saggezza di mandare Berlusconi, giustamente condannato, ai servizi sociali a suonare il piano per i malati di Alzheimer.

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